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Che cos’è il braccialetto che è stato intimato a Sinner e Alcaraz di non usare agli Australian Open

Giandomenico Tiseo

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Jannik Sinner / LaPresse

Negli ultimi giorni dell’Australian Open l’attenzione mediatica non si è concentrata solo sui risultati in campo, ma anche su un accessorio diventato improvvisamente protagonista: il braccialetto Whoop. Il fitness tracker, molto diffuso tra gli atleti professionisti, è finito al centro delle polemiche dopo i richiami ufficiali a Jannik Sinner, Carlos Alcaraz e Aryna Sabalenka, tutti costretti a toglierlo prima di scendere in campo.

Il Whoop è un dispositivo tecnologico pensato per monitorare parametri biometrici, come frequenza cardiaca, livelli di ossigeno nel sangue, qualità del sonno, sforzo fisico e tempi di recupero. Proprio per queste caratteristiche è particolarmente apprezzato dagli sportivi di alto livello, che lo utilizzano per analizzare lo stato di forma e pianificare allenamenti e recupero. Non si tratta, quindi, di uno strumento che incide direttamente sulle prestazioni durante la partita.

Il motivo del divieto all’Australian Open è legato alle regole sul coaching. A differenza di quanto accade nei tornei ATP e WTA — dove il Whoop è consentito e viene utilizzato regolarmente, tanto che Sabalenka è ambassador del marchio — negli Slam è vietato qualsiasi dispositivo in grado di trasmettere dati all’esterno del campo. Gli organizzatori temono infatti che le informazioni biometriche possano essere lette dallo staff tecnico e utilizzate per fornire indicazioni tattiche in corso di match.

Attualmente, i dispositivi indossabili non sono ammessi nei tornei del Grande Slam. L’Australian Open è impegnato in discussioni in corso su come questa situazione potrebbe cambiare. Alcuni dispositivi indossabili forniscono agli atleti un’indicazione del carico interno (misure come la frequenza cardiaca), che può offrire loro una visione a 360 gradi del lavoro svolto e della risposta del loro corpo. Per quanto riguarda gli altri dati forniti agli atleti e alle loro squadre all’AO, i giocatori possono monitorare le principali misure di carico esterno, come la distanza percorsa, i cambi di direzione, l’accelerazione e la velocità/rotazione dei colpi tramite Bolt 6“, la posizione del dipartimento PR di Tennis Australia.

I giocatori, però, non condividono questa interpretazione. Secondo loro, i dati raccolti dal braccialetto non sono utili per prendere decisioni immediate durante la partita, ma servono soprattutto per analisi successive. Lo ha spiegato chiaramente Sinner dopo la vittoria contro Luciano Darderi: i parametri monitorati, come frequenza cardiaca e calorie consumate, vengono valutati a posteriori e risultano particolarmente utili negli allenamenti, non in tempo reale durante una sfida ufficiale.

Jannik ha anche sottolineato che esistono strumenti alternativi, come alcuni sensori indossabili già utilizzati in passato, ma li considera meno comodi rispetto al bracciale. Nonostante ciò, ha ribadito la volontà di rispettare le regole, rinunciando al tracker.

Sabalenka ha espresso perplessità sulla decisione. Dopo essere stata obbligata a togliere il Whoop, ha spiegato di aver ricevuto in precedenza una email di approvazione dall’ITF e di non essere a conoscenza delle differenze regolamentari nei tornei del Grande Slam. Per la tennista bielorussa, il dispositivo serve esclusivamente a monitorare la salute, e per questo spera che in futuro gli Slam possano riconsiderare il divieto.

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