Biathlon

Sci di fondo, William Poromaa contro il biathlon: “Sport che non mi dice niente. Sono fondisti falliti”

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Il nome di William Poromaa è ben conosciuto dagli appassionati di sport invernali. Si tratta di una delle nuove leve più interessanti in assoluto nel panorama dello sci di fondo. Classe 2000, lo svedese si è già fregiato di diversi risultati di peso nel circuito maggiore, fra i quali spicca la medaglia di bronzo nella 50 km dei Mondiali 2023.

In Svezia viene indicato da tempo come l’uomo in grado di risollevare le sorti di un movimento decaduto. Se in passato i fondisti tre kronor dominavano la scena, ormai da un decennio vengono brutalmente sovrastati dai “cugini” norvegesi e (finché non sono stati banditi) dai rivali russi. Il ventitreenne originario della Lapponia rappresenta la speranza svenska di tornare a contare nell’economia dello sci di fondo.

Nell’attesa di vederlo emergere per davvero, bisogna accontentarsi di ascoltarlo. Sempre che si sia interessati a quanto ha da dire. Dalle sue parti, evidentemente, lo sono. Però Poromaa rischia di essersi cacciato in un brutto guaio, almeno dal punto di vista delle pubbliche relazioni. Nella giornata di martedì 2 gennaio, la televisione SVT ha mandato in onda un’intervista nella quale lo scandinavo ha rilasciato dichiarazioni poco lusinghiere nei confronti del biathlon e di una certa professione.

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“Non mi piace il biathlon e non mi piacerà mai. Non saprei, non è né carne né pesce. L’ho provato, ma non mi ha detto niente. La ragione è che non si può sciare a tutta velocità. Parti, ogni tanto ti fermi a sparare e per il resto non fai che riposarti sugli sci. A me è sempre sembrato così, sin da quando ho provato a praticarlo da bambino. Non ho niente contro i biathleti, però non sono certo all’altezza dei fondisti norvegesi o svedesi. Noi sì che andiamo forte! Non dico che siano fondisti falliti, ma una cosa del genere. Potrebbe essere definito lo sport delle guardie giurate dello sci”.

Insomma, Poromaa avrebbe quantomeno bisogno di uno spin doctor per evitare certe figuracce. In un minuto di intervista è riuscito a insultare sia i biathleti che le guardie giurate (il riferimento è al fatto che sia, secondo l’esuberante fondista, un lavoro di ripiego per chi non riesce a entrare in Polizia o nelle Forze Armate), snobbando peraltro uno sport in cui il suo Paese avrebbe raccolto 11 medaglie olimpiche (compresi 5 ori) nell’ultimo ventennio.

Sarà contento lo Sveriges Olympiska Kommitté e magari il biathleta Sebastian Samuelsson, sempre molto solerte nel rilasciare dichiarazioni pepate su qualsiasi argomento controverso, da cui si attende una risposta a tono a stretto giro. Arriverà, magari, anche l’opinione di chi fa la guardia giurata, professione per la verità altamente qualificata e nella quale non mancano i rischi.

Cionondimeno, alla luce di quanto sentenziato dall’effervescente William, verrebbe da scomodare la fiaba della Volpe e dell’Uva. Poromaa definisce il biathlon uno sport in cui “si spara e ci si riposa”, sostenendo di averlo provato più volte.

Non gli è piaciuto per questo (può anche essere la verità), oppure perché la sua precisione al poligono era talmente scadente da non farglielo piacere? Obbligandolo di conseguenza a ripiegare dove si deve solo sciare, senza dover gestire le dinamiche del tiro?

Verrebbe da aggiungere uno Shruggie ( ¯\_(ツ)_/¯), beffarda kaomoji che implica come si finga un’assenza di conoscenza relativamente alla risposta a una domanda di cui, in realtà, si sa bene come replicare.

Foto: La Presse

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