Formula 1

F1, Ferrari si rischia il caos sotto ogni punto di vista: tra piloti inascoltati e vettura disastrosa

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Saranno davvero lunghe e complicate le giornate che separano la Ferrari tra la trasferta del Montmelò e quella di Montreal. Due settimane nelle quali, all’interno della scuderia di Maranello, sarà fondamentale fare un minimo di chiarezza su una situazione che, gara dopo gara, non solo non sembra trovare una soluzione, ma appare sempre più un rompicapo di impossibile soluzione. Certamente non ci immaginiamo il team principal Frederic Vasseur munirsi di matita e Settimana Enigmistica per trovare il bandolo della matassa, ma occorre una svolta. Immediata e netta. Perchè altrimenti si rischia il caos.

Già, il caos. Citando il dizionario: “In fisica: teorie del caos, lo studio del comportamento di sistemi dinamici che mostrano un’elevata sensibilità alle condizioni iniziali, rendendone sostanzialmente imprevedibile l’evoluzione temporale”. Fa quasi scalpore pensare come questa definizione si possa traslare immediatamente sull’attuale situazione del team emiliano. Una vettura totalmente imprevedibile, estremamente sensibile e pronta ad uscire dai binari con un semplice refolo di vento, messa in mano a piloti che, ormai, non sanno più cosa fare per renderla un minimo efficace. Ma, sopra ogni altra cosa, una squadra che appare incapace di gestire questo 2023.

Iniziamo proprio dai piloti. Charles Leclerc e Carlos Sainz. Due protagonisti del Circus che non hanno certo bisogno di nostre presentazioni ma che, ascoltando le loro parole, sono nel bel mezzo di un momento mai vissuto prima. 100 punti in due, appena uno in più del solo Fernando Alonso. Nemmeno ha senso fare paragoni con Max Verstappen, che quasi li doppia dal suo Empireo. La SF-23 li sta letteralmente mandando fuori da ogni grazia di Dio. Una vettura illeggibile, impronosticabile e assolutamente inconsistente, come ha ripetuto come una litania Leclerc al Montmelò. Come se non bastasse poi, sembra che ci sia una scollatura evidente tra piloti e muretto. Un esempio lampante: quando Charles, al momento del secondo pit-stop, ha richiesto (come appariva ovvio a tutti) di montare di nuovo le gomme soft, il team ha deciso per le hard. Le stesse gomme che aveva al via della gara, costretto a cambiarle dopo appena 17 giri su 66, ben lontano dai 40 previsti e prevedibili per una strategia “normale”.

Sia Leclerc, sia Sainz, stanno provando a tenere dritta la barra del timone, ma le cose continuano a peggiorare. Altri piloti, in situazioni simili, sbatterebbero i pugni sul tavolo e pretenderebbero che le loro idee venissero ascoltate. La sensazione è che i due piloti del Cavallino, vuoi per status, vuoi per carattere, non abbiano quella “cattiveria agonistica” per svegliare un ambiente ormai in mare aperto e, soprattutto, dettare una linea per il futuro. Già, il futuro. I contratti di entrambi scadono al termine della stagione 2024, ma nessun passo in avanti è stato fatto per un possibile rinnovo. La sensazione è che molto stia bollendo in pentola. Il monegasco esige certezze dal punto di vista tecnico, e ci mancherebbe altro, mentre il nativo di Madrid sa che sarà la scuderia a decidere del suo futuro, lui avrà poca voce in capitolo. Una ulteriore criticità che va di pari passo, a livello di importanza, con la vettura.

Quanto sembrano lontani i sorrisi del giorno della presentazione della SF-23. A Fiorano si respirava una sicurezza totale sulla nuova monoposto tinta di rosso, tanto da metterla in pista già dopo pochi minuti, per farne bella mostra davanti al pubblico presente ed a quello sparso in giro per il mondo. In quel momento tecnici ed ingegneri di Maranello non dormivano dall’eccitazione di proporre la nuova nata. Ora sono nella medesima situazione, ma per il fatto che la monoposto sia completamente fuori da ogni logica che avevano immaginato. Dopo un avvio di stagione quanto mai deludente, era arrivato l’annuncio di una versione quasi 2.0 in arrivo a Imola. La cancellazione della gara romagnola aveva fatto rimandare tale esordio nella trasferta catalana, per una SF-23 riveduta e corretta sotto numerosi punti di vista.

Ma, come troppo spesso accade alla Ferrari, aggiornamenti tecnici durante la stagione fanno rima con “buco nell’acqua”. I problemi evidenziati tra Bahrain e Monte-Carlo, sono stati gli stessi del Montmelò (come non citare i guai del monegasco nel corso delle qualifiche, ancora senza una spiegazione secondo quanto riportato dal team), con un primo appuntamento delle migliorie che non ha sortito il minimo effetto. Certo, occorrerà qualche altra gara per valutare nel complesso la situazione, ma quanto visto in Spagna è allarmante. Puro caos. Come accade ormai da tempo immemore nel team che, in pochi anni, è stato capeggiato da Maurizio Arrivabene, Mattia Binotto e, ora, Frederic Vasseur. Cambiano i nomi, ma la mancanza di competitività, reattività e progettualità permane. Siamo ormai a 16 anni senza un titolo iridato per il Cavallino Rampante. La cosa più preoccupante in questo caos, è che l’unica certezza è che un altro trionfo sia distante davvero anni luce.

Foto: LaPresse

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