Formula 1

F1, Carlo Vanzini: “Ferrari da Mondiale nel 2022? Piedi di piombo. Spero in vittorie e podi”

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Il Mondiale di F1 2022 è ormai all’orizzonte. Il via ufficiale sarà dato con il Gran Premio del Bahrein del 20 marzo per cui, giorno più giorno meno, siamo ormai a meno di tre settimane dal primo semaforo verde. Si annuncia una stagione ricchissima di novità con una rivoluzione tecnica che potrebbe andare a riscrivere i valori in pista e, di conseguenza, le scuderie sono tutte pronte a dare il loro meglio dopo mesi di progettazione. Per fare il punto della situazione in vista di questa nuova annata, abbiamo fatto una bella chiacchierata con Carlo Vanzini, giornalista e telecronista della F1 su Sky, per fare un quadro della situazione di quello che ci aspetta nelle 23 gare di questo 2022.

Carlo, hai avuto l’onore di commentare la passata stagione, probabilmente una delle più incredibili di sempre. Riuscire ad avere un campionato migliore sarà davvero complicato, per cui cosa dovremmo attenderci dal 2022?

“Effettivamente siamo reduci da un 2021 che sarà pressoché irripetibile, per cui la speranza di tutti è vedere una stagione più combattuta a livello di scuderie. Non più solamente un duello Red Bull-Mercedes, ma inserire nella battaglia altri team. Da Ferrari a McLaren, passando per la Alpine, perchè vedere un Fernando Alonso con una vettura davvero competitiva sarebbe uno spettacolo per tutti. Sarà una stagione lunghissima, ci sarà da divertirsi”.

Come detto, la rivoluzione tecnica potrebbe scombinare tutte le carte in tavola. Cosa ti aspetti?

“Tutto, ovviamente, ruoterà attorno a chi avrà preso la giusta direzione a livello di progetto. Lo diciamo da mesi e mesi, ma tutti letteralmente sono partiti da un foglio bianco e hanno dato sfogo alla loro creatività. Poi, ovviamente, faccio fatica a pensare che Red Bull o Mercedes possano avere sbagliato la vettura, per cui starà alle altre stupire e provare a raggiungerle, anche perchè entriamo nell’era del budget cap e, in teoria, la situazione dovrebbe andare a livellarsi”.

Iniziamo dall’ultima che si è messa in mostra, la Red Bull. La vettura con il numero 1 ha davvero impressionato.

“Quando Max Verstappen è sceso in pista nel corso della prima giornata dei test di Barcellona finalmente abbiamo visto all’opera la RB18 e possiamo dire che ha lasciato tutti a bocca aperta. Una vettura che Adrian Newey ha portato davvero all’estremo in alcuni punti, per cui ci sarà grande curiosità per vederla fare sul serio nel weekend inaugurale”.

Ti aspettavi così tante monoposto “estreme”?

“Quello che temevamo era che tutte le macchine si assomigliassero tra di loro, invece stiamo vedendo progetti e linee di pensiero completamente differenti. La Red Bull è molto diversa dalla Mercedes, mentre rispetto alla Ferrari sembra davvero agli antipodi. Meglio così, vedremo chi avrà indovinato la strada giusta, possibilmente evitando una nuova Brawn GP come accadde nel 2009 che ammazzò il campionato con un vantaggio abissale sin dalla prima uscita”.

Passiamo alla Mercedes. Dopo le roventi polemiche di fine 2021, si volta pagina verso…?

“A Brackley ci sarà tanto pepe perchè quest’anno al fianco di Lewis Hamilton ci sarà George Russell, ovvero un pilota molto veloce, specialmente in qualifica, che ha a disposizione un talento indubitabile e che cercherà di mettere in difficoltà il sette volte iridato. Questa line-up mi ricorda molto quando il ‘Re Nero’ sbarcò in F1 nel 2007 al fianco di Fernando Alonso e abbiamo visto come sono andate le cose, ovvero con un giovane rampante che non voleva certo sottostare all’egemonia di un campione del mondo affermato”.

La maggiore curiosità, tuttavia, sarà sulla Ferrari. La scuderia di Maranello si gioca tantissimo quest’anno.

“Diciamo pure che sono obbligati a fare bene. Hanno lavorato a questo progetto ormai da anni, per cui hanno avuto tempo e modo di fare ogni minimo ragionamento. La speranza di tutti è che la F1-75 possa davvero essere competitiva; per il titolo meglio andare con i piedi di piombo, ma quantomeno essere in grado di lottare per vittorie di tappa e podi. Se ciò non dovesse avvenire si aprirebbe una pagina davvero complicata in quel di Maranello, dato che attendono questa rivoluzione tecnica per la svolta ormai da tante stagioni”.

All’interno del team emiliano torneranno in azione Charles Leclerc e Carlos Sainz. Nel 2021 sono sembrati molto amici e sorridenti. Sarà così anche nel 2022?

“Sono molto curioso di vederli all’opera. Tutto ruoterà attorno ad una sola cosa: la vettura sarà davvero competitiva? Se questo avverrà finalmente potremo vederli ruota a ruota per le vittorie e, perché no, per il titolo. Fino a questo momento li abbiamo visti alle prese per un quinto o sesto posto e, oggettivamente, non avrebbe avuto senso battagliare a tutta tra di loro per un risultato simile. Hanno vissuto un anno di convivenza e conoscenza in Ferrari, ma dal 2022 tutto cambierà. Da una parte c’è il monegasco che ha imparato tante cose in questi mesi e non si fida più solo del suo talento, dall’altra lo spagnolo che, considerato un grande lavoratore, ha fatto capire che ha anche dell’altro nella sua faretra. Un mix che farà bene ad entrambi”.

Tanti piloti affermati, tante novità, tanti protagonisti con molto da perdere. Chi ti suscita la maggiore curiosità?

“Penso che mai come in questa annata che si sta per aprire vivremo una griglia di partenza nella quale tutti avranno qualcosa da dire o da giocarsi. Ai tempi di Michael Schumacher, a parte i primi 5-6, gli altri non avevano lo status per poter ambire davvero a qualcosa di importante. Ora no, ora almeno 8-9 piloti, se coadiuvati da una macchina vincente, potrebbero davvero puntare al Mondiale. Ci saranno tantissimi spunti, anche pensando a chi proverà a ribadire di essere in F1 non per caso, da Mick Schumacher al nuovo arrivato cinese Zhou Guanyu, passando anche per Valtteri Bottas che, invece, dovrà ricostruirsi una immagine in Alfa Romeo”.

Tra i protagonisti che non vedremo già in quel di Sakhir, l’ex race director Michael Masi. Cosa pensi di questa situazione?

“Una decisione che mi ha sorpreso e, da un certo punto di vista, mi è dispiaciuta. Mi spiego: sappiamo bene tutti che Michael Masi durante la stagione 2021 ha commesso diversi errori. Non solo tra Jeddah e Abu Dhabi, sia ben chiaro. Ma, in quelle due occasioni, è sembrato andare sopra ai contendenti, diventando lui il protagonista della questione. Lui è umano, tutti noi siamo umani, e l’errore ci sta. Licenziarlo mi è sembrato eccessivo, perchè è come ammettere che la F1 abbia sbagliato. Penso che fosse più giusto dargli un’altra chance e affiancarlo ad altre figure, ma si è scelto diversamente. Non mi è piaciuta nemmeno la tempistica della sua cacciata, un giorno prima della presentazione della Mercedes, quasi a sottolineare che si volesse sottostare ad un diktat di Brackley”.

Ultima battuta sulla stagione nel suo complesso. 23 gare da vivere tutte d’un fiato ma, pensando bene allo spirito delle corse, non rischiano di essere un po’ troppe?

“Effettivamente è un numero corposo che rischia di far perdere il senso vero del Mondiale. Quando eravamo abituati ad avere 16 gare, per esempio, se ne sbagliavi un paio eri già in grossa difficoltà. In questo modo ogni gara non ha più quel valore intrinseco, la rimonta è sempre possibile. La direzione presa è anche quella del business per cui il numero è arrivato a 23. Noi in primis, proprio per questo, cercheremo di far vivere ogni appuntamento come se fosse a sé stante. Senza pensare troppo alla classifica generale, quanto piuttosto vivere ogni corsa come se fosse unica. Una sorta di NASCAR, ma puntando alla Nazione specifica che ospita un appuntamento nel quale ci sarà da divertirsi e il vincitore non sarà scontato. Le piste? Vedremo Miami con una piscina in una curva, ma eravamo scettici anche su Baku che, alla fine, si è dimostrato un tracciato per gare sempre avvincenti, per cui non ci rimarrà che vivere la stagione, sperando che possa mettere in discussione lo spettacolo del 2021…”

Foto: Lapresse

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