Ciclismo

Francesco Moser: “Nibali a fine carriera, Ganna può vincere il Giro se…Punto su Baroncini, Pogacar superiore”

Pubblicato

il

Ci sono campioni dello sport che continuano a occupare uno spazio speciale nella memoria e nel cuore di tutti. Francesco Moser, grazie alla sua caparbietà, ha conquistato il cuore di ogni appassionato di sport, tanto che ancora oggi è tra gli ex atleti italiani più amati di tutti i tempi. Originario di Palù di Giovo, Moser ha conquistato 273 corse in carriera, tra cui 3 Parigi-Roubaix e il Giro d’Italia del 1984, oltre i Record dell’Ora, 51,151 chilometri, e a tal proposito il “Checco” dedica le sue bollicine. Francesco è uno dei corridori italiani più vittoriosi di sempre, capace di imporsi su qualunque terreno, dal Giro alle Classiche, con la maglia di Campione del Mondo conquistata sia su strada che su pista. 

Ha vinto 273 corse in carriera, se le ricorda tutte?

“No, è impossibile. Mi ricordo quelle più importanti come le Parigi-Roubaix e il Campionato del Mondo.” 

C’è qualche vittoria a cui è più affezionato?

“Certamente. Una su tutte la mia prima vittoria negli Allievi. Ero in Val di Non, a Cavareno, ed è stata una vittoria che mi ha dato morale per continuare, altrimenti mi sarei subito fermato.” 

Delle tre Parigi-Roubaix vinte qual è stata la più bella? 

“La prima perché avevo già fatto due volte secondo. Ero sempre protagonista ma vincere nel 1978 con la maglia di Campione del Mondo è stata una grande emozione. Ho vinto tre Roubaix con tre maglie diverse: quella iridata nel ’78, quella della squadra – la Sanson – nel ‘79 e poi con la maglia di Campione Italiano nel 1980.”  

Il momento più brutto della sua carriera qual è stato?

“Quando ho perso il Mondiale nel 1978, nonostante sia stata l’annata più importante della mia carriera.” 

Da quando ha smesso di correre, chi sono i corridori che le hanno lasciato un ricordo particolare? 

“Bernard Hinault, Miguel Indurain, Lance Armstrong, Alberto Contador fino ad arrivare ad oggi con Filippo Ganna.” 

Dove può arrivare secondo lei Filippo Ganna?

“Adesso tutti si interrogano sul fatto che Ganna possa vincere un Grande Giro. Se penso al Giro d’Italia secondo me può vincerlo se e solo se dovessero cambiare il percorso. Se cura bene la sua specialità invece, la crono, può avere ancora cinque/sei anni di ottimi risultati. Tutto però dipenderà da lui e dalla costanza che avrà nei prossimi anni.” 

Ganna può riscrivere un nuovo Record dell’Ora? 

“Credo che ce l’abbia nelle gambe, deve solo decidere il periodo giusto per poterlo fare. Il Record dell’Ora non è altro che una crono fatta ad una certa velocità e lui è abituato. Il Record è stato battuto dal belga Victor Campenaerts in Messico e credo che sia ideale che anche Ganna vada lì per cercare di batterlo. Il vantaggio della quota esiste, inutile girarci intorno.” 

E di Jonathan Milan invece cosa ne pensa? 

“E’ un giovane che ha dimostrato di avere delle buone doti, ma solo il tempo ci darà le giuste risposte. Essendo così giovane ha dei margini di miglioramento e capiremo se sarà il diretto rivale di Ganna. Un confronto ci sarà già ai prossimi Mondiali su pista a Roubaix, nel caso dovessero correre entrambi. Mi auguro che con tutti questi risultati venga finito il velodromo di Treviso, solo Montichiari non basta più. Anzi se servirebbero almeno tre, sarebbe importante averne uno anche nel centro Italia.”

Il ciclismo italiano ha vinto gli Europei e la Parigi-Roubaix con Colbrelli, l’oro a cronometro di Ganna, il secondo posto di Caruso al Giro e tanti piazzamenti. Se lo aspettava? 

“I corridori li abbiamo, ma bisogna avere anche un po’ di fortuna e una squadra giusta. Ci mancano le squadre, non abbiamo neanche una formazione World Tour italiana. Tutti i nostri ragazzi corrono all’estero.” 

Si sta parlando di una possibile formazione World Tour con a capo Davide Cassani. Che cosa ne pensa? 

“Ben venga, l’importante è trovare gli sponsor per portare avanti un impegno di questo tipo.” 

Pogacar è davvero il Merckx di questa epoca? Quanti Grandi Giri può vincere secondo lei? 

“Tutto dipende dagli avversari, se la situazione rimane la medesima Tadej può vincere ancora molto. Ha una marcia in più rispetto agli altri.” 

Tra i giovani italiani su chi pensa che bisogna puntare per le corse di un giorno? E per quelle a tappe? 

“Bella domanda. Per le corse di un giorno mi viene in mente Filippo Baroncini (che ha vinto in maglia iridata il Gp Ezio Del Rosso, corsa che ho vinto anche io nel 1971), molto giovane anche lui ma può essere un corridore su cui puntare tra qualche anno. Colbrelli ha già fatto tanto quest’anno ma potrebbe riconfermarsi, così come Nizzolo, ma loro sono il presente. Vedremo se nei prossimi anni scopriremo qualche nuovo corridore. Per le corse a tappe invece Nibali ormai è a fine carriera e non so cosa potrà fare ancora. Per ora non abbiamo corridori specifici su cui puntare, mi viene in mente Ciccone ma vedremo se riuscirà ad essere capitano nei Grandi Giri. Il prossimo anno per lui sarà secondo me quello della verità. Bagioli è giovane e nei prossimi anni capiremo qualcosa in più, Masnada invece è già un po’ di anni che corre, ha fatto vedere delle belle cose (come il Giro di Lombardia) ma non so se riuscirà a vincere un Grande Giro.” 

Quanto è importante la multidisciplinarietà? 

“Se un corridore vince su diversi terreni vuol dire che ha della stoffa, ma poi bisogna scegliere su cosa puntare altrimenti c’è il rischio di non avere mai il tempo per recuperare che è una parte fondamentale nella carriera di un corridore.” 

Aru ha smesso a 31 anni. Condivide la sua scelta? 

“Ognuno fa le sue scelte. Aru ha capito che non era più il suo mondo. Penso anche a mio nipote Moreno, un bel talento a cui è mancato qualcosa, non so neanche io cosa, e ha così deciso di appendere la bici al chiodo per dedicarsi ad altro.” 

E’ giusto secondo lei cambiare ct? 

“Io non do molta importanza al ct perché è un incarico solo per un paio di corse all’anno. Nei dilettanti il Commissario Tecnico è importante perché può anche gestire i ragazzi durate la stagione, tra i professionisti invece non è così. Il ct non può influire sull’andamento dei ragazzi, ma può solo scegliere chi schierare alle corse. All’estero per esempio il ct viene nominato di anno in anno, non hanno il nostro sistema. Tutto dipende anche dai corridori che si hanno. Se proprio c’è la necessità di cambiare figura al posto di Cassani, penso che un ragazzo appena uscito dal gruppo e che quindi conosce bene i nostri ragazzi sia una buona figura. A me sinceramente non è mai interessato essere Commissario Tecnico.”

Foto: Olycom.com

Exit mobile version