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Australian Open 2021, le favorite: Osaka, Barty e Serena Williams in prima fila tra mille domande

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Ci si avvicina tra mille domande all’edizione 2021 degli Australian Open, e al femminile le domande sono veramente tante, anche guardando l’andamento dei tre tornei di scena a Melbourne in questo momento. In attesa di vederli riprendere, visti i fatti odierni che ne hanno provocato lo stop per ventiquattr’ore (assieme a tutto il comparto ATP), andiamo a vedere quali sono state le indicazioni arrivate finora.

Sono in diversi a dare le loro preferenze a Naomi Osaka. La giapponese, che arriva dal successo nell’ultimo Slam giocato sul veloce, gli US Open, è partita in maniera altalenante nel Gippsland Trophy, dove a una partenza con 6-2 6-2 sulla francese Alizé Cornet ha fatto seguire un complicato successo in tre set sulla britannica Katie Boulter. E’ vero, ad ogni modo, che quest’ultima è riuscita a eliminare Coco Gauff (e, per il prodigio d’America, questo sarà un anno senz’altro meno facile, più di assestamento), e sta mostrandosi in una forma insospettabile.

Numerose le sue avversarie, a partire dalla numero 1 del mondo, l’australiana Ashleigh Barty, tornata dopo quasi un anno in campo (dato che aveva saltato tutto ciò che c’era stato dopo il lockdown) e già a un livello di forma piuttosto valido. A darle grattacapi ci ha pensato la ceca Marie Bouzkova nello Yarra Valley Classic, ma sembra perlomeno messa in condizioni migliori rispetto a diverse altre sue colleghe. Kristina Pliskova, tanto ad Abu Dhabi quanto a Melbourne, si è fermata presto, anche se in quest’ultimo caso con l’americana Danielle Collins hanno fatto la differenza i piccoli dettagli; anche la bielorussa Aryna Sabalenka ha i suoi grattacapi, benché resti vero come incontrare l’estone Kaia Kanepi in una delle sue tipiche settimane di grazia significhi andare incontro a seri pericoli, a prescindere dal nome che si porta. E questo accade da oltre un decennio. Per Sofia Kenin, in certa misura, vale il discorso di Barty: serve ancora un po’ per vedere in condizione vera la campionessa in carica.

Ci sono almeno tre giocatrici che si sono mostrate a dei livelli che fanno pensare. Serena Williams si è presentata benissimo con la bulgara Tsvetana Pironkova e, prima ancora, con l’australiana Daria Gavrilova, con un 6-1 6-4 che tira l’altro; Garbine Muguruza ha impressionato demolendo senza tanti complimenti Van Uytvanck e Pavlyuchenkova, e per la spagnola i tempi della finale di un anno fa potrebbero anche tornare, con un po’ di fortuna. E poi c’è sempre Simona Halep: la rumena, oltre a partire senza dare particolari arie di preoccupazione, ha recentemente festeggiato i sette anni da top ten, un traguardo straordinario se si pensa a quanto, e soprattutto come, è cambiato il tennis femminile in questo arco di tempo. Le settimane di fila sono 346, e delle sette davanti a lei nessuna più è in attività (ma una, Martina Navratilova, è semplicemente irraggiungibile a quota 1000 esatte).

E poi c’è il mistero più totale: Bianca Andreescu. Nessuno sa realmente come sta la canadese, anche perché non è scesa in campo dalla fine del 2019 e ha saltato anche il Grampians Trophy, il torneo delle giocatrici in quarantena dura. Favorita? Outsider? E’ impossibile sentenziare. Bisognerà aspettare il primo match dell’Happy Slam (che, attualmente, tanto happy non è) per trovarle una categoria.

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Foto: LaPresse

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