Judo

Judo, Manuel Lombardo: “Alle Olimpiadi conta solo avere più fame di tutti. I Mondiali mi hanno lasciato un vuoto”

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A 21 anni Manuel Lombardo ha scalato rapidamente le gerarchie del judo internazionale nella categoria dei -66 kg: il nativo di Torino, dopo aver collezionato successi a ripetizione nelle categorie giovanili, è definitivamente sbocciato nel 2019, arrampicandosi fino al secondo posto nel ranking mondiale alle spalle del giapponese Joshiro Maruyama. La qualificazione per le Olimpiadi di Tokyo 2020 è ormai in cassaforte da mesi. C’è però un tarlo che accompagna ogni giorno l’emergente judoka azzurro: la delusione per il bronzo iridato sfumato nel 2019 per una controversa decisione dei giudici. Un episodio che ha ulteriormente ingigantito le motivazioni di Lombardo, pienamente proiettato verso il grande traguardo a cinque cerchi.

Ad ottobre 2018, dopo l’oro ai Mondiali juniores, ti saresti aspettato di qualificarti per le Olimpiadi di Tokyo 2020 solo un anno dopo?
Dire che me lo sarei aspettato, no. Però già dal 2017, quando giunsi terzo nella tappa di European Open a Bucharest dopo aver battuto avversari importanti, avevo la consapevolezza di potercela fare. 
Con l’oro mondiale juniores, che mi ha garantito 350 punti, il sogno è iniziato a diventare più tangibile, poi una gara alla volta ho iniziato a crederci sempre di più. Nella mia palestra c’è Fabio Basile che nel 2016 si era qualificato un po’ all’ultimo, il mio è stato un percorso diverso. Sono contento di essermi tolto il pensiero della qualificazione olimpica, perché così posso lavorare solo sull’obiettivo vero“.

Hai dato forfait al Grand Slam di Parigi a causa di un piccolo infortunio: quali sono le tue condizioni?
E’ stata più una scelta precauzionale da parte dei dottori, io avrei preferito gareggiare. Tuttavia non sarei stato al 100%, nella posizione in cui sono nel ranking non ho bisogno di disputare tutte le gare. Abbiamo scelto insieme al mio tecnico Toniolo di rimandare l’appuntamento ad un’altra occasione.
L’idea iniziale era di partecipare a Parigi e poi all’Europeo, poi eventualmente il Master (ma è in forse). Visto che non ho fatto Parigi, l’idea sarebbe di fare un’altra gara prima degli Europei. Mi faceva male la caviglia sinistra. Mi sono parzialmente lesionato un legamento, ma nulla di rilevante, in un paio di settimane dovrei tornare al 100%. Io mi sono fatto male al martedì pomeriggio, fino a giovedì sera non avevamo ancora preso una decisione sulla mia partecipazione a Parigi. Giovedì abbiamo capito che non sarei stato al 100% e non avrebbe avuto senso rischiare“.

La controversa sconfitta nella finale per il bronzo ai Mondiali 2019 contro il giapponese Hifumi Abe, con tanto di ippon annullato dal Var, sembra averti infuso motivazioni tali da compiere un ulteriore salto di qualità, come testimoniano le vittorie nel Grand Slam di Abu Dhabi e nel Masters di Qingdao.
Prima del Mondiale mi ero infortunato alla mandibola, ma in passato mi era successo di infortunarmi anche prima dell’Europeo juniores 2016 con una micro-frattura ad una vertebra. Iniziai ad allenarmi a metà agosto ed avevo gli Europei juniores a metà settembre. Ero appena entrato nell’Esercito, ci tenevo a dimostrare il mio valore e fare bella figura. Dai momenti più brutti sono sempre tornato più forte mentalmente, perché il nostro è tanto uno sport di testa: vinci solo se sei quello che ha più fame di vincere.
Al Mondiale mi ha aiutato quest’esperienza del 2016, quando giunsi terzo agli Europei juniores: alcuni dottori mi avevano consigliato addirittura di non fare più judo, perché una frattura alla schiena si calcifica, ma poi rimane lì. E’ una questione di consapevolezza: se sai tornare più forte di prima dopo un infortunio, di sicuro non può metterti paura un avversario. 
Io al Mondiale, per quanto sia stata la mia prima esperienza, ho dimostrato a me stesso di poter battere chiunque, anche alle Olimpiadi. Però quel quinto posto mi ha lasciato davvero un vuoto. Pur con il secondo posto di Brasilia e vincendo ad Abu Dhabi ed al Masters, non ho provato grande soddisfazione. Dopo quel Mondiale non vivo più bene la vittoria. Quindi servirà l’Olimpiade per colmare questo vuoto“.

Alle Olimpiadi di Tokyo 2020 sarai tra i favoriti per le medaglie.
A me non interessa niente qualificarmi ed essere primo nel ranking olimpico, ora non conta nulla. L’Olimpiade è una gara a sé e conta solo se poi la sera ti trovi con la medaglia in tasca“.

Quali dei due giapponesi preferiresti trovarti di fronte: Maruyama o Abe (ricordiamo che ogni nazione può schierare al massimo un atleta per categoria di peso, ndr)?
Non mi interessa chi verrà alle Olimpiadi, io ho dimostrato di poter battere chiunque. Da un punto di vista tecnico preferisco il n.1 del ranking (Maruyama, ndr), perché mi dà meno problemi, anche se è fortissimo. Anche Abe comunque l’ho già battuto“.

Ti sfiora il timore che, in caso di match equilibrato contro un giapponese, i giudici possano risultare decisivi nell’assegnazione della vittoria?
Non ho nessuna paura dei giudici casalinghi. Sono diventato anche famoso nel mondo del judo per quel brutto episodio dell’ultimo Mondiale e la vedo difficile che ad un altro italiano possa succedere qualcosa del genere nei prossimi anni. Io comunque non vado lì per vincere per shido, ma voglio fare ippon, per cui neanche ci penso agli arbitri“.

Su quali dettagli ti stai concentrando nel percorso preparatorio ai Giochi?
Dal punto di vista tecnico c’è sempre da migliorare. Ho una grande squadra alle spalle, lo staff di tecnici è eccelso ed ho un grandissimo allenatore che è Gianfranco Toniolo, insieme al fratello Raffaele. La squadra è molto coesa, la sto vivendo molto bene“.

Nella tua stessa palestra, preso l’Akiyama di Settimo Torinese, si allena il campione olimpico Fabio Basile: uno stimolo maggiore?
Basile è fortissimo, ma, devo essere sincero, io non ho mai pensato agli altri. Io penso solo ad arrivare in gara con la possibilità di vincere. Il giorno della gara è come una interrogazione a scuola: se sei preparato da 10, hai la consapevolezza di poter prendere 10“.

federico.militello@oasport.it

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Foto: IJF

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