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Biathlon, presentazione stagione 2019-’20 femminile. Dorothea Wierer e Lisa Vittozzi pronte a sfidarsi nuovamente per la Sfera di cristallo

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La Coppa del Mondo femminile di biathlon, nata nell’inverno 1987-’88, è giunta alla sua XXXIII edizione. Dopo l’antipasto rappresentato dalle gare miste di sabato 30 novembre, la competizione inaugurale sarà una sprint che si terrà domenica 1 dicembre a Östersund, in Svezia.

L’annata 2018-’19 si è conclusa con un trionfo dell’Italia, poiché Dorothea Wierer ha conquistato la Sfera di cristallo precedendo in classifica generale la connazionale Lisa Vittozzi. Quante possibilità ci sono che il movimento azzurro possa ripetersi anche nel nuovo inverno? Ai nastri di partenza della nuova stagione agonistica, le probabilità sembrano molto alte.

Infatti l’opinione di chi scrive, condivisa da molti addetti ai lavori, è che proprio Vittozzi sia la favorita nella corsa alla Coppa del Mondo. A marzo, la ventiquattrenne veneta di scuola friulana è stata battuta sul filo di lana da Wierer, venendo inaspettatamente meno al poligono, soprattutto a terra, proprio in prossimità del traguardo. Chi conosce bene la sappadina, sa che non ha digerito l’esito della sfida con la più esperta compagna di squadra. Pertanto Vittozzi, il cui rendimento è cresciuto progressivamente sin dal suo esordio nel massimo circuito, è animata da un forte desiderio di rivalsa, con il chiaro obiettivo di arpionare quanto le è sfuggito in extremis lo scorso anno.

Lisa ha tutte le carte in regola per conquistare la Sfera di cristallo, essendo una biathleta ormai priva di punti deboli. La precisione al tiro è sempre stato il piatto forte della casa e, nell’ultimo biennio, è migliorata notevolmente anche la rapidità di esecuzione, ormai tra le migliori del circuito. Al tempo stesso è cresciuta anche la competitività nel fondo, dove l’azzurra ha raggiunto livelli d’eccellenza.

Alla luce di quanto esposto, a cui vanno aggiunte la prepotente voglia di emergere che la caratterizza da sempre, nonché l’intelligenza di saper “cercare” lo zero al tiro quando sente di non essere al top sugli sci, nell’attuale panorama del biathlon femminile Vittozzi appare difficilmente battibile sul lungo periodo. Le ragazze che possono provarci si contano infatti sulle dita di una mano.

La prima di questa lista è, noblesse oblige, Dorothea Wierer, detentrice della Sfera di cristallo e da anni faro del movimento italiano. È però opinione diffusa tra gli addetti ai lavori che, in seno al movimento azzurro e non solo, sia giunta l’ora del cambio della guardia. La ventinovenne altoatesina, peraltro, non ha vissuto un’estate semplice, in quanto ha dovuto fare i conti con un’ernia alla schiena che le ha causato anche infiammazioni del nervo sciatico. Intendiamoci, ciò non significa che Wierer decadrà improvvisamente al rango di comprimaria. Sarà ancora al vertice del circuito e, per la verità, durante le gare-test di Sjusjøen ha messo in mostra una condizione atletica anche migliore di quanto le premesse facessero temere. Cionondimeno, non godrà dei favori del pronostico nella corsa alla classifica generale, soprattutto alla luce della progressiva ascesa di Vittozzi. Lo scorso anno le due si sono espresse sugli stessi livelli, ma banalmente Lisa è di cinque anni più giovane e, di conseguenza, ha più margine di crescita. Non va inoltre dimenticato che la “cabala” gioca contro Dorothea. Dal 2002 in poi nessuna atleta – neppure Magdalena Neuner o Darya Domracheva – è riuscita a vincere due Coppe del Mondo consecutive. Comunque sia Wierer non sembra intenzionata ad abdicare e, anche se dovesse venire detronizzata, potrà chiudere la classifica generale 2019-’20 nelle prime tre posizioni.

L’ambizione, almeno per il momento, è la medesima di Hanna Öberg, che in ottica futura potrebbe diventare la principale rivale della coetanea Vittozzi. A onor del vero, la bacheca della svedese è più ricca rispetto a quella dell’italiana, poiché la scandinava si è già messa al collo sia l’oro olimpico che quello mondiale. La ventiquattrenne del Norrbotten, la più settentrionale delle contee della Svezia, deve tuttavia ancora dimostrare di poter essere competitiva ad altissimo livello per quattro mesi l’anno. È anche vero che, nell’ultimo biennio, la sua preparazione è stata impostata in maniera tale da raggiungere il picco di forma in occasione della grande manifestazione stagionale (le Olimpiadi di PyeongChang prima e i Mondiali di casa di Östersund poi). La strategia ha funzionato, poiché Öberg in entrambi i casi ha conquistato una medaglia d’oro. Viene dunque da chiedersi quale sarebbe il rendimento della svedese nell’arco di tutta la stagione se l’obiettivo dovesse diventare la Sfera di cristallo. Di sicuro, Hanna ha tutto per poter sfidare ad armi pari Vittozzi. Forse non ancora nell’immediato, poiché sinora ha seguito un percorso agonistico diverso e, a livello giovanile, è stata meno precoce dell’azzurra. Cionondimeno l’impressione è che possa rapidamente diventare una valida alternativa alla sappadina.

C’è poi molta curiosità attorno a Denise Herrmann, che alcuni addetti ai lavori hanno addirittura indicato come favorita principale per la conquista della Sfera di cristallo. Da dove deriva questa convinzione? Innanzitutto dal fatto che la trentunenne tedesca, dopo essere stata una fondista di alto livello ed essersi convertita al biathlon nel 2016, abbia ottenuto con la carabina in spalla risultati ancor migliori di quanto non abbia fatto nella sua precedente carriera. Inoltre, il ritiro di Anastasiya Kuzmina e la carta d’identità di Kaisa Mäkäräinen, lasciano pensare che la sassone possa proporsi come il punto di riferimento indiscusso sugli sci stretti. Infine si presuppone che vi possano ancora essere importanti margini di crescita al poligono, sia nella precisione che nella rapidità di esecuzione. Tutto vero, ma francamente prima di indicare la teutonica come un fattore nella corsa alla Coppa del Mondo assoluta, vanno sciolte parecchie incognite. In primo luogo, Herrmann deve dimostrare ancor più di Öberg di poter essere competitiva nell’arco di quattro mesi e, in tal senso, il suo 2018-’19 è emblematico. La tedesca è stata letteralmente impalpabile nel mese di dicembre, è cresciuta di rendimento a gennaio (seppur rimanendo lontana dalle posizioni di vertice), mandando poi il proprio motore a pieno regime solo a febbraio e marzo. In secondo luogo, vero è che ci sono stati dei miglioramenti nella velocità di sparo, ma questa è rimasta lontana da quella delle migliori atlete del circuito. In terzo luogo, lo scorso anno non si è apprezzato un sensibile incremento delle percentuali rispetto alla stagione precedente. Insomma, ritenere a scatola chiusa Herrmann una contender per la classifica generale appare quantomeno azzardato. Di sicuro partirà come la favorita per vincere ogni sprint e potrà conquistare svariate vittorie di tappa, ma al contempo si annunciano diversi passaggi a vuoto al tiro. Per questa ragione, sul lungo periodo appare destinata a soccombere rispetto ad avversarie più solide e complete.

Il concetto espresso nell’ultima frase vale anche per Kaisa Mäkäräinen, che nell’arco della sua carriera di Coppe del Mondo ne avrebbe già vinte tre. Però l’età inizia a farsi sentire (a gennaio le primavere diventeranno 37) e l’inossidabile finlandese non sembra più in grado di poter competere per la Sfera di cristallo, soprattutto a causa dell’incostanza al poligono, dove peraltro i suoi tempi d’esecuzione sono ormai superati dall’evoluzione della disciplina. Per la veterana di Ristijärvi, che a marzo potrebbe appendere definitivamente sci e carabina al chiodo, l’obiettivo principale sarà quello di cercare di strappare il record assoluto di podi a Magdalena Forsberg, traguardo di cui abbiamo già parlato diffusamente qualche giorno fa. Comunque sia, la caratura di Mäkäräinen la colloca automaticamente tra le outsider nella corsa alla classifica generale.

Alla stessa categoria si iscrive Marte Røiseland-Olsbu, una delle principali rivelazioni dell’inverno 2018-’19. La ventinovenne norvegese ha saputo raggiungere un livello d’eccellenza a cui in pochi credevano sarebbe potuta arrivare, tramutandosi a tutti gli effetti in un’atleta di vertice. Potrà però essere una seria candidata alla vittoria della Coppa del Mondo 2019-‘20? Difficile, a meno che non cresca ulteriormente di rendimento, soprattutto al poligono, dove di tanto in tanto ha dei vuoti di sceneggiatura che ne minano la continuità ad alto livello, portandola a lasciare sul piatto punti preziosi nel lungo periodo.

Lo stesso discorso vale anche per Paulina Fialkova, altra grande sorpresa della scorsa stagione. La slovacca ha effettuato improvvisamente il proverbiale “salto di qualità”, diventando una presenza fissa nei quartieri nobili della classifica e salendo più di una volta sul podio. Sicuramente potrà ripetersi, ma affinché la ventisettenne dei Monti Tatra possa davvero rivelarsi contender per la Sfera di cristallo, dovrà realizzare un ulteriore passo in avanti, in particolar modo nel tiro in piedi, suo storico tallone d’Achille.

Alla luce dei ritiri di Anastasiya Kuzmina e Laura Dahlmeier, nonché della pausa maternità di Anais Chevalier, non si intravedono all’orizzonte altre serie candidate alla conquista della Coppa del Mondo.

Sicuramente Marketa Davidova e Ingrid Tandrevold potranno diventarlo in un prossimo futuro, ma attualmente la ventiduenne ceca e la ventitreenne norvegese appaiono ancora troppo acerbe e incostante per fregiarsi di tale status. Per il resto, la Germania non è più la squadra stellare di un decennio orsono, la Russia è caduta in disgrazia da tempo, le giovani francesi capitanate da Justine Braisaz faticano a mettere a frutto con regolarità il proprio talento e in Norvegia Tiril Eckhoff rimane la solita “cavalla pazza”, capace di vincere come di piazzarsi nelle retrovie.

Venendo alle vicende di casa Italia, alle spalle delle già citate Wierer e Vittozzi si stagliano le figure di Nicole Gontier e Federica Sanfilippo. Pregi e difetti delle due atlete in questione sono ben noti. Per entrambe il cruccio è il poligono, dove sovente commettono qualche errore di troppo. Le potenzialità nel fondo, invece, non sono in discussione. D’altronde, nell’arco della loro carriera, la ventottenne valdostana e la ventinovenne altoatesina sono state in grado di far breccia a più riprese nella top ten, nonché di ottenere un occasionale podio. Viste le loro caratteristiche, è verosimile aspettarsi da ambedue una stagione fatta di alti e bassi, con l’augurio che i picchi di rendimento siano davvero di altissimo livello e consentano loro di realizzare qualche exploit. Inoltre, assieme alle due big della squadra, compongono un quartetto affiatato e collaudato in ottica staffetta, dove un’Italia in formazione tipo sarà sempre candidata al podio.

Scopriremo presto quali potranno essere le prospettive di Alexia Runggaldier, che nell’ultimo biennio non ha ripetuto i fasti dell’inverno 2016-’17, quando ottenne addirittura un bronzo ai Mondiali. La ventottenne gardenese ha connotati completamente opposti rispetto a quelli di Gontier e Sanfilippo, poiché il suo punto di forza è sempre stato la precisione in piazzola. Per lei sarà però fondamentale avere un passo sugli sci quantomeno all’altezza della Coppa del Mondo, visto che il suo problema principale nelle due annate appena trascorse è stato proprio il ritmo deficitario. Partirà dall’Ibu Cup, allo scopo di verificare il suo grado di competitività. Il fatto di essere stata esclusa dalle squadre nazionali, dovendosi quindi preparare in autonomia, potrebbe giovarle. Non va infatti dimenticato come la miglior stagione della carriera dell’altoatesina sia arrivata proprio svolgendo gran parte della preparazione con il proprio gruppo sportivo.

Cominceranno dal livello cadetto anche Michela Carrara e Irene Lardschneider, le quali al momento rappresentano l’avanguardia delle nuove leve azzurre. Francamente, per quanto visto lo scorso inverno, la dimensione di entrambe appare ancora l’Ibu Cup. Cionondimeno, nel caso di buoni risultati nell’anticamera del massimo circuito, la ventiduenne valdostana e la ventunenne gardenese potranno guadagnarsi la promozione in Coppa del Mondo.

Ogni tema relativo alla stagione del biathlon è stato approfondito nello speciale podcast di Winter Sport News in compagnia di Massimiliano Ambesi e René Laurent Vuillermoz. La trasmissione può essere ascoltata utilizzando la mascherina qui sotto. È inoltre possibile effettuarne il download.

Ascolta “Speciale Biathlon – Novembre 2019” su Spreaker.

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paone_francesco[at]yahoo.it

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Foto: La Presse

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