Ciclismo

Provaci Vincenzo, o tutto o niente. L’Italia intera pedala con Nibali nel tappone dolomitico

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Il giorno della resa dei conti, del tutto o niente. Al confine tra leggenda imperitura ed una realtà che sembra scacciare brutalmente i sogni. E’ l’occasione estrema per provare a ribaltare un Giro d’Italia apparentemente già scritto. La ventesima frazione offrirà il tappone dolomitico da Feltre a Croce d’Aune. 194 km ed oltre 5000 metri di dislivello. Il terreno per attaccare non manca. Occorreranno coraggio ed anche un pizzico di sana incoscienza, doti di cui non ha mai difettato Vincenzo Nibali. Lo Squalo è pronto e preparato per l’ultima sfida. Le dichiarazioni dei giorni scorsi non lasciano spazio ad interpretazioni: “Conta solo la vittoria, il secondo o il terzo posto non cambierebbero molto“. Tradotto: il 34enne siciliano ci proverà, a costo di saltare e perdere il podio. Il canto delle sirene alpine appare troppo intenso e soave per rimanere inascoltato: c’è in palio la terza Maglia Rosa di una carriera che, comunque vada, ha già consegnato il fuoriclasse italiano nell’empireo dei più grandi di sempre.

E allora provaci, Vincenzo, giocati il tutto per tutto. E poi vada come vada. Se il ciclismo da oltre un secolo genera amore e passione da parte della gente, il merito è delle imprese più mitiche e talvolta folli. E’ una carezza all’utopia che ammalia pur non concretizzandosi nel reale. Ricordo un Tour de France di inizio anni Duemila quando Marco Pantani, distante in classifica, decise di attaccare da lontanissimo: il Pirata fu costretto al ritiro, eppure un’azione di tale coraggio resta ancora scolpita nella mia memoria. Un gesto impavido può rimanere impresso nell’immaginario collettivo ancor più di una vittoria. E’ il sentimento che prevale sulla materialità delle cose.

Per questo ci aspettiamo un Nibali all’arrembaggio, magari sin dalle pendici del temibile Manghen, il cui GPM è posto a quasi 120 km dall’arrivo, e supportato dai fidi scudieri Domenico Pozzovivo e Damiano Caruso.L’impresa si prospetta difficile, forse ai limiti dell’impossibile. Richard Carapaz sinora non ha mostrato alcuna crepa e può contare inoltre su un gregario di extra-lusso come Mikel Landa, peraltro pienamente in lizza per il podio. La solidità della Movistar lascia intendere che verrà concesso ben poco spazio ad una eventuale sortita da lontano dello Squalo. Eppure, nel ciclismo come nella vita, non si può dare nulla per scontato. Serve lottare e crederci sino all’ultimo metro di strada disponibile. Quantomeno provarci. Ed è questo che il popolo si attende da Vincenzo Nibali, un corridore all’antica e proprio per questo amatissimo. Con Vincenzo pedalerà un’intera Nazione. E pazienza se alla fine a Verona la festa sarà tutta per Carapaz: quando, magari tra un decennio, ripenseremo a questo Giro d’Italia 2019, sarebbe bello che ci tornasse in mente come lo Squalo tentò con orgoglio ed ambizione di ribaltare tutto nella penultima tappa. Perché le vittorie restano, ma le emozioni di più.

federico.militello@oasport.it

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Foto: Lapresse

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