Ciclismo

Mountain bike, Mondiali 2015: Italia, un futuro… rosa

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I Mondiali di Andorra/Vallnord, dove Francia e Svizzera hanno fatto la parte del leone sfruttando al meglio anche le discipline non olimpiche, si sono chiusi per l’Italia con due medaglie entrambe conquistate nel cross country: l’oro di Martina Berta nella prova Junior femminile e il bronzo della staffetta comprendente Marco Aurelio Fontana, Eva Lechner, GIoele Bertolini e Francesco Bonetto.

Un anno fa proprio Fontana fu l’unico a salire sul podio a Lillehammer, conquistando il bronzo tra gli élite: nel piccolo principato pirenaico, invece, dalla massima categoria sono arrivate ben poche soddisfazioni. Il brianzolo, medagliato olimpico in carica, veniva da una stagione alquanto difficile e non è riuscito a dar seguito agli ultimi, incoraggianti segnali di risalita chiudendo 13°: subito a ruota i fratelli Braidot, per i quali risultati attorno alla quindicesima posizione sono assolutamente lodevoli visto il proibitivo numero di partenza, ed un Andrea Tiberi che, pur senza aver mai raggiunto il podio, è stato per lunghi tratti della stagione il miglior azzurro, calando leggermente nelle battute finali. Più indietro Gerhard Kerschbaumer: il ventiquattrenne di Chiusa ha avuto un solo squillo nel suo 2015, quel quarto posto ai Giochi Europei che per lunghi tratti sembravano regalargli una splendida medaglia, prima di una serie di defaillance dovute anche a problemi fisici (è stato lui stesso il primo a tirarsi fuori per gli Europei, rinunciando alla convocazione). Con il giovane talento della i.Idro Drain Bianchi non bisogna avere fretta: ha appena chiuso solamente la seconda stagione nella massima categoria, dalla sua c’è ancora tutto il tempo per dimostrare l’immenso potenziale concretizzatosi in diversi titoli iridati giovanili.

Alle spalle dei titolari, Gioele Bertolini rappresenta un prospetto davvero molto interessante: nel corso della stagione tra gli U23, categoria nella quale ha davanti ancora due anni, si è migliorato costantemente e ora, nonostante l’età, può già competere ad armi pari con i più forti e i più esperti, come testimonia il sesto posto conseguito nella gara iridata. Troppo presto, invece, per capire le reali potenzialità di una formazione juniores giovanissima e acerba, tante volte lontana dai posti migliori della categoria, sebbene Francesco Bonetto abbia dato un contributo fondamentale ai fini della medaglia del team relay.

Nel femminile, Eva Lechner ha chiuso oltre la ventesima piazza a causa di un problema nell’ultimo giro che le ha fatto perdere una dozzina di posizioni: un risultato nella top ten sarebbe stato in linea con quanto fatto in una Coppa del Mondo nella quale ha sicuramente reso meno delle sue potenzialità, anche se bisogna assolutamente sottolineare come i picchi di forma della campionessa di Appiano sulla Strada del Vino si siano avuti in concomitanza di due grandi eventi: quarta a Baku, poi argento agli Europei, quarta medaglia individuale tra la competizione continentale e quella iridata escludendo dunque il ciclocross e i numerosi allori vinti con la staffetta.

Tuttavia, è proprio dal gruppo alle spalle di Eva Lechner che si colgono i segnali più incoraggianti: nelle under 23 Lisa Rabensteiner ha svolto la seconda stagione consecutiva all’insegna della regolarità ad alto livello, venuta meno solamente nella gara iridata, ma la ventiduenne di Villandro ha ora dinnanzi a sé l’importante sfida dello sbarco tra le élite. Le più giovani Serena Tasca, Chiara Teocchi ed Emilie Collomb possono invece ancora crescere a livello giovanile, come possono e devono fare le ragazze della juniores: tra queste, appunto, la splendida Martina Berta, che ha coronato una stagione su ritmi altissimi con la vittoria più bella. Il discorso è il solito: non caricare queste ragazze di eccessive tensioni, dando loro il tempo di crescere, di migliorarsi, di assorbire gli sbalzi tra le varie categorie e di sbagliare.

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foto: Federciclismo/Michele Mondini

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