Sanremo 2020: quali sono i top e flop a sei mesi dalla fine?
Cediti Foto: LaPresse

Ad ormai quasi sei mesi di distanza dal Festival di Sanremo, si possono iniziare a contarne i successi e i fallimenti.

Anche se forse non sarebbe corretto farlo, non senza tenere conto dell’attuale situazione discografica, minata alle fondamenta dal lockdown e dalle ripercussioni del COVD-19 sui concerti dal vivo (ricordando invece lo schifo che viene fatto nelle discoteche italiane, ma lasciamo da parte pesi e misure diverse).

Quindi con occhio clinico possiamo sicuramente dire che ci sono più vincitori di Sanremo e comunque altrettanti sconfitti.

I TOP DI SANREMO

Il podio finale – che ha visto vincere Diodato davanti Francesco Gabbani e i Pinguini Tattici Nucleari – si è confermato comunque come campione di vendite, ribaltando i pronostici e vedendo la giovane band bergamasca tra gli artisti di maggior successo dell’anno, grazie alla loro “Ringo Starr”. La canzone, insieme a “Viceversa” di Gabbani e “Fai rumore” di Diodato, ha ricevuto il disco di platino (oltre l’equivalente di 70mila copie vendute).

Ribaltando invece la classifica finale, che l’ha vista solo 21esima, in zona retrocessione, Elettra Lamborghini si piazza nella parte top delle vendite: “Musica (e il resto scompare)” e il suo album “Twerking Queen” hanno entrambi raggiunto il disco di platino.

Discorso simile va fatto per Achille Lauro, che aveva già conquistato il Festival con i suoi outfit: “Me ne frego” si prende il disco di platino, aiutato anche dalla continua produzione discografica di Lauro, comprensiva del suo recentissimo “1990”.

Bene anche Elodie, che raggiunge il disco d’oro con “Andromeda” e riesce a uscire dal confine limitante degli “artisti da talent show”. E così anche Levante, che ha visto un boost per il suo “Magmamemoria”, arrivato infine al disco d’oro.

I FLOP

Sono infatti tutti gli appartenenti al circuito Amici/X Factor a sparire nel fumo delle vendite post-sanremesi: male dunque per Giordana Angi, Alberto Urso, Anastasio, Enrico Nigiotti e Riki che non sono riusciti ad ottenere né un buon airplay radiofonico né tantomeno gioie dal mondo dello streaming (figuriamoci quello della vendita dischi), confermando il trend più che negativo dei talent show televisivi, che continuano a dettare legge a Sanremo, nonostante non riescano a far emergere artisti di successo, se non col contagocce.

È andata male anche a Junior Cally, che non ha convertito le polemiche pre-festival (sui suoi contenuti violenti e misogini) in attenzione radiofonica o ascolti in streaming, passando pressoché inosservato e tornando nel girone dantesco dei semi sconosciuti.

E non è andata meglio a Bugo, che insieme a Morgan aveva concentrato tutta l’attenzione su di sé, dopo il litigio avvenuto nei giorni del Festival, culminato nell’abbandono del palco da parte di Bugo e la conseguente eliminazione del duo, in gara con “Sincero”. La canzone non è sopravvissuta all’hype del momento, e da meme non si è trasformata in successo discografico.

LA ZONA DEL CREPUSCOLO

C’è poi la categoria intermedia di tutti quegli artisti che vanno a Sanremo senza avere grande potenziale radiofonico, per motivi anagrafici o stilistici: difficile quindi giudicare Tosca, ignorata dalle radio ma celebrata dalla critica e vincitrice alle ultime Targhe Tenco; stessa sorte toccata a Rancore, amato dalla critica e da un pubblico di settore, eppure non ancora lanciato nella sfera degli artisti di successo.

Un’indifferenza generalizzata colpisce poi Irene Grandi, Marco Masini, Piero Pelù, Raphael Gualazzi, Paolo Jannacci, Michele Zarrillo, Rita Pavone e persino Le Vibrazioni, amati dai fan sul palco di Sanremo e ignorati una volta finita la manifestazione (anche a causa di una mancata uscita discografica).

C’è da sottolineare infatti come Sanremo serva a molti artisti in gara più che per piazzare singoli in radio, a rimediare concerti per la stagione primaverile e soprattutto estiva. Quindi ecco che il lockdown e la mancata programmazione stagionale si è rivelata ulteriore bomba commerciale per tutti gli artisti di Sanremo (e non solo), con le uniche gioie per quelli che comunque sono riusciti a tenere botta grazie alla diffusione su radio e tv.

Insomma, Sanremo si è rivelato l’ultimo momento in cui la musica in Italia ha avuto una certa attenzione nel 2020, prima dell’apocalisse discografica del COVID-19.

Tra vincitori e vinti, la sensazione è che sia andata comunque male a tutti, e che se Sparta piange Atene non ride: vero ad esempio che i Pinguini Tattici nucleari hanno trionfato in quanto vendite e airplay, eppure il loro tour – il primo nei palazzetti – è stato cancellato e spostato di un anno, per cui la situazione è critica anche per chi ha preso di più.

Speriamo che il prossimo Sanremo torni a una normalità, cioè la solita carrellata di inutili artisti dai talent più qualche buon nome qui e là, in mezzo a vecchie glorie in cerca di visibilità. E che ognuno di loro possa beneficiarne per quanto gli è possibile.

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Crediti Foto: LaPresse