Foto da Facebook

Di Roberta Giallo

“I RICORDI” DI GIULIO WILSON – LA CAREZZA ALL’ANIMA CHE  NON MI ASPETTAVO

 

Non prendevo sonno e per trovarlo mi sono messa a vagare nel world wide web. Così, per caso, mi sono imbattuta in piena notte in una dolcissima e delicatissima canzone dal sapor di ninna nanna, cantata altrettanto delicatamente e dolcemente da un collega sul suo terrazzo, al pianoforte, con lo sfondo di un’aperta campagna toscana: meravigliosa, primaverile e verdeggiante.

La melodia, il testo, e la fotografia, nel loro concentrato di spontaneità e autenticità, mi hanno strappato una lacrima di commozione.

In un momento in cui agli artisti se ne dicono di tutti i colori, senza pietà, io mi sono detta: “Ma per  fortuna che ci sono, gli artisti! Fortuna che ci siamo!

Lo dico da artista, da artista e da fruitrice, perché non è che noi artisti bastiamo a noi stessi; i  nostri simili ci servono come l’acqua: per rilassarci, per immergerci dentro ad altri mondi, per cambiare prospettiva, per pensare, per sentirci più vicini e umanamente connessi con questo universo.

La musica, quando “è buona”, in genere unisce, rincuora, ci cura. Ma c’è di più: la musica, secondo me “sa anche come arrivare”, così, quando ne hai proprio bisogno, un po’ come fa Dio (direbbero gli uomini di fede), ha infinite strade per arrivare a te, e ti trova!

Il cantautore in questione è Giulio Wilson, e direi che la sua canzone “I Ricordi” ha decisamente trovato me, una o due notti fa (non ricordo), quando non riuscivo proprio a dormire, in questo strano clima di isolamento collettivo dovuto alle restrizioni a cui siamo tutti obbligati, per via della diffusione del covid-19, situazione di cui ci ricorderemo per sempre. Fine della contestualizzazione.

Io Giulio lo conoscevo già, sia di nome (oltre ad aver vinto numerosi e rinomati premi dedicati alla “categoria cantautori”, si è anche esibito sul palco del Primo Maggio l’anno scorso), che “di persona”. Ricordo di averlo incontrato per caso un giorno, qui a Bologna, a Fico Eataly World, dove fino a non molto tempo fa si tenevano eventi, tra proiezioni, concerti, meeting etc… e spero, vivamente ricomincino presto!

Ecco, Giulio Wilson è un cantautore impegnato, nel senso che mette le sue idee in quello che fa, non diluendole per soddisfare chissà quale palato; nel bene e nel male trovo che sia uno spirito libero, che cerca di realizzare ciò che sente di dover fare. E lo fa alla sua maniera, rischiando il tutto per tutto, in prima persona, senza sforzarsi di assecondare “il mercato”… e oggi verrebbe da dire ancor più del solito, “quale mercato?”, in questi tempi di recessione, dove tutto sembra cambiare e ancora cambierà (speriamo in meglio, passata la burrasca).

Giulio Wilson di cui apprezzo molto il carattere ostinato e controcorrente, probabilmente anche ereditato dalla sua terra ha scritto “I ricordi”, e lo ha fatto durante questa clausura forzata, che molti maledicono. Ecco, cerchiamo di trovare il “bene” nel “male”: in questo isolamento forzato che molti fanno fatica a sopportare, la sensibilità di alcuni artisti germoglia e riesce a partorire opere…

Lo dico senza esitazione, questa oltre ad essere una canzone d’autore, è una canzone fuori dal tempo, una canzone che potrebbe resistere, superando le mode e le sagre della banalità. Io, semplicemente voglio dare il mio contributo perché ciò accada: perciò dico anche che per me è la sua canzone più bella,  accompagnata da una  performance estremamente toccante, proprio in virtù del suo essere scarna, essenziale. Niente di troppo, né di troppo poco.

Quando calano tutte le maschere e tutta la spettacolarizzazione, è lì che puoi scorgere un artista, e il valore di una canzone. E questa canzone è preziosa.

E’ chiaro: non sono Dio. Ma è anche chiaro che non sono una che la musica non  la conosce affatto… E sono qui a parlare di musica perché mi è stato chiesto, e non perché “me la sia cercata…”, quindi ho risposto volentieri ad una richiesta fattami da altri. Dal Mei, per l’appunto.

E ciò è importante, è determinante: perché quando qualcosa ti viene chiesto,  significa che non lo stai facendo solo per te, ma che anche altri ne hanno il desiderio, ed è lì che “comincia” e si predispone il percorso delle opere: proprio quando smetti di essere l’unico a pensare di volerle produrre, ma qualcuno viene da te e ti dice: “quello che fai è bello, mi piace, continua, ne voglio ancora, ce n’è bisogno!”.

E poiché è chiaro che questa canzone è stata registrata  in modo estemporaneo e istintivo, per poi essere postata sul instagram, dove lo stesso autore umilmente domanda ai suoi fan “se vogliono ritrovarla” nel suo prossimo album; allora io ho sentito il dovere di dirgli: “ fallo!”,  di foraggiarne la divulgazione con i mezzi che ho a disposizione. Eccomi oggi a parlarne qui, dopo aver chiesto gentilmente a Giulio di farcene dono, pubblicandola sul suo canale youtube, proprio in quella versione emblematica, registrata con mezzi spartani sul sul suo terrazzo di casa, con lo sfondo di una toscana amena, ai tempi del Coronavirus…

 

Prima di lasciarvi con questo meraviglioso video fatto in casa che un giorno sarà “un ricordo prezioso” e persino un documento di un certo valore storico, farò un’altra riflessione ancora, ne sento il dovere.

Ho pensato, come ciclicamente mi ri-capita, che non si possono porre aut aut e che sarebbe bene sforzarsi quotidianamente  di bilanciare le punte “acidule” dei nostri moti dell’animo, perché di acidità gratuita sui nostri social network, ne vedo tanta, ma proprio tanta, e alle volte del tutto gratuita.

Per carità, la libertà consiste anche nel poter “cacciar fuori” la propria bile, e per qualcuno, là dove non sia un esercizio di stile o un modo per dare più forza alle proprie parole, è spesso un modo per “curarsi”, per “sfogarsi”, certo, sempre a spese della sensibilità di qualcun altro; ma a andiamo oltre. Siamo tutti adulti e forse tutti vaccinati…

Dire che tutti quelli che cantano sul proprio balcone sono patetici-narcisisti-inutili e dovrebbero starsene zitti e smettere, perché danno fastidio, fanno baldoria, lo fanno solo per il proprio becero narcisismo, e non rispettano il dolore altrui, non è propriamente corretto.  Proprio come, d’altra parte, non credo sia  giusto dire che tutti quelli che cantano sul proprio terrazzo lo stiano facendo bene, rispettando gli altri, con la consapevolezza, la sensibilità e il tatto che sarebbero richiesti in un momento tanto delicato… Pensiamoci. Non generalizziamo, e troviamo il barlume del “distinguo”.

 

Per quel che mi riguarda, (ricordo che questa è la mia personale rubrica, Musica in Giallo dove non ho pretesa di verità, ma diritto alla mia opinione, richiesta) dico che da certi balconi, certo non da tutti, ci sono stati artisti che hanno fatto cose bellissime. L’ ho testato su me stessa, attraverso un artista che ha fatto qualcosa  di bello e sentito, con molto rispetto. Allora io dico che la musica SERVE, e può  essere ancora un balsamo, una carezza all’anima. Anche quella fatta su un balcone, con mezzi spartani, al tempo della bestia invisibile Covid-19…

 

“In medium stat virtus”, ricordiamocene quando ce la prenderemo con gli artisti: perché quelli veri, oltre a lavorare come gli altri, pagano anche tasse salate senza godere delle tutele di cui godono altre categorie; inoltre offrono un servizio importante alla società. Inoltre,  molti di loro, per via di strani cavilli burocratici non avranno diritto neanche a quei famosi 600 euro una tantum previsti dal Decreto “Cura Italia”… Ma questo è un altro discorso!

 

Perciò, cari opinionisti, e lo siamo tutti noi che navighiamo sulle acque del web, mettetevi una mano sulla coscienza prima di dire senza riserve  che gli artisti che cantano dai balconi sono tutti ridicoli. Certo, come sempre esisteranno le eccezioni-negative, ma non  spariamo contro tutti a prescindere, evitiamo di fare i cecchini. Pensate, mettendovi un’altra mano sulla coscienza, a quelli a cui spetteranno “zero euro”, pur avendo pagato le tasse su guadagni da 6000 a 49000 euro circa l’anno scorso… (Vi lascio con una mezza promessa tra parentesi, perché non sono sicura di poterla mantenere: se me la sentirò, di questo ve ne parlerò meglio e approfonditamente uno dei prossimi martedì, magari avvalendomi nello specifico della competenza  di altri addetti ai lavori, che sapranno spiegare meglio, cosa non funziona in questo decreto, che al momento, molti degli artisti con partita iva che hanno sempre lavorato sodo e pagato le tasse, non li vede proprio…).

 

Passo e chiudo. Accarezziamo e curiamoci l’anima con “I Ricordi” di Giulio Wilson!

 

 

Leggi qui l’articolo originale sul sito ufficiale del MEI – Meeting delle Etichette Indipendenti.

 

Roberta Giallo

Laureata in Scienze Filosofiche, Roberta Giallo è cantautrice, autrice, performer, pittrice etc. Si definisce un “ufo” o “un’aliena perennemente in viaggio”. Ha già scritto di musica per Vinile e All music Italia. Musica in Giallo è la sua prima rubrica musicale per OAPlus.

 

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