Nell’omonimo romanzo della canzone di Vasco, Ammaniti diventa la nemesi di Moccia. Dite addio alle melense storie d’amore e benvenuta alla cruda realtà

Titolo: Ti prendo e ti porto via

Editore: Mondadori

Lettori!

Qualora vi sia capitato davvero di seguire tutto ciò che ho scritto ricorderete che vi avevo promesso di parlarvi di un romanziere che per certi versi mi ricordava De Carlo. Il momento è giunto e voglio utilizzare questo lunedì infreddolente di gennaio per parlarvi di Niccolò Ammaniti. in particolare di “Ti prendo e Ti porto via”. Sì esatto,come la canzone di Vasco. No, non preoccupatevi non ci assomiglia per nulla. Grazie a Dio.

Niccolo Ammaniti è sicuramente uno dei più promettenti scrittori dei nostri tempi italiani. Scrive bene, non se la tira, non è banale.

L’ho scoperto da ragazzina e lo rifiutai con veemenza. Non mi piaceva il messaggio che voleva trasmettere, ma a quindici anni avevo tanti problemi e troppi ideali irrealistici ed inutili. Col tempo ho imparato ad apprezzare le olive verdi, stare a casa il sabato sera a guardare Netflix e sono riuscita a capire quello che scriveva, e come lo scriveva, Ammaniti.

Il romanzo che sottopongo alla vostra cortese attenzione vede come protagonista un giovanissimo ragazzo delle medie timido e bullizzato, Pietro, innamorato della sua bellissima compagna di classe Gloria. Gloria è una sua cara amica e le loro storie diventeranno sempre più intrecciate.

L’altro nostro protagonista parallelo è Graziano Biglia, patetico playboy, eterno Peter Pan, scanzonato superficialone amante del sesso facile che sulla sua via incontra Flora, professoressa bella, ma ipercomplessata. Il loro sarà un incontro dai risvolti inaspettati. In un punto cruciale e terribile del romanzo i Nostri s’incontreranno tutti. Quale punto? Non sarò di certo io a dirvelo, piuttosto potreste essere voi a scrivermi quando lo avrete letto tutto.

Non mi deludete cari miei lettori.

Perchè leggere Ti prendo e ti porto via

Per la sua morale terribile, per il modo di scrivere controverso ed inaspettato di Ammaniti che si tiene sempre a debita distanza dalla banalità.

I suoi personaggi si evolvono continuamente, ti deludono continuamente, quindi dimenticatevi i buoni sentimenti e la retorica. Ammaniti l’ha fatto da un pezzo. E’ conscio della crudeltà, dell’orrore e della mediocrità di una certa natura umana e non ha paura del giudizio di certi lettori quindicenni un po’ irrealistici.

A chi assomiglia

Nella narrativa italiana, Ammaniti non ha molti parallelismi possibili. Per la crudezza delle immagini e i colpi di scena completamente inaspettati e amorali io consiglierei Ken Follett. Ovviamente non vi lascerò a bocca asciutta miei cari lettori, vi parlerò anche di lui.

 

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