Sanremo 2021, davvero dovrebbe votare solo chi scrive di Musica?

Sanremo è sempre Sanremo. 

E visto che Sanremo è Sanremo, sistematicamente devono uscire fuori polemiche per non farci scordare quale sia l’unico evento musicale che a quanto pare attiri l’attenzione in Italia.

Sanremo è Sanremo anche quando cambia e si trasforma, che sia per i presentatori, la direzione artistica o per il sistema di voto.

Proprio intorno all’attuale sistema di voto si è mossa la recente polemica, fatta partire dal CEO della Fimi, Enzo Mazza.

A suo dire infatti il problema dell’attuale sistema di voto risiede nella giuria di qualità, che è composta da i giornalisti accreditati alla sala Stampa. Secondo Mazza infatti dovrebbero essere ammessi come giuria di qualità soltanto i giornalisti musicali, e non i generici giornalisti che si occupano di cronaca o costume.

Questo permetterebbe un giudizio tecnico e artistico più accurato e preciso, garantendo di conseguenza maggiore meritocrazia per chi vince il festival.

Ma com’è strutturato il sistema di voto di Sanremo?

Al momento attuale, il vincitore viene invece deciso tramite una combinazione di voto della giuria di qualità composta dai giornalisti in sala Stampa, voto del pubblico a casa e voto della giuria demoscopica selezionato a casualmente attraverso fruitori di musica. L’ultimo trionfale Sanremo quello condotto dal confermatissimo Amadeus in combo con Fiorello, ha visto vincere Diodato, cioè ancora una volta un outsider della scena mainstream, per il secondo anno di fila dopo la vittoria di Mahmood del 2019, assai più discusso.

Polemiche sulla vittoria di Mahmood erano partite direttamente dal secondo classificato, cioè Ultimo, che proprio in sala stampa si era scagliato contro i giornalisti accusandoli di aver remato contro la sua vittoria, che sarebbe dovuta essere garantita dalle norme a flusso di voti del pubblico a casa. La polemica fu ripresa anche da diversi esponenti politici che si scagliarono contro la giuria di qualità, quell’anno in realtà composta anche dalla “Giuria d’onore”, un ulteriore selezione di musicisti e personaggi dello spettacolo, da Mauro Pagani a Elena Sofia Ricci, che aggiungevano il proprio voto.

Cosa pensare dunque di questa proposta? La piccola polemica ci dovrebbe far domandare su cosa sia giusto valutare per una competizione come Sanremo e di conseguenza chi ha gli strumenti per valutare chi debba vincere Festival.

Bisogna solo capire cosa sia realmente Sanremo, e quindi chi debba vincere.

Se Sanremo va considerato il Premio della Canzone Italiana, allora andrebbe sicuramente ridisegnato il sistema di votazione, al momento confuso tra il voto da casa e quello della giuria demoscopica – una selezione di 300 consumatori di musica di varia età e provenienza sociale e geografica. Non si capisce infatti perché il voto popolare dovrebbe essere espresso due volte, in due forme diverse.
E nel caso, sarebbe giusto che a votare siano solo esperti in materia musicale, visto che a quanto pare per la Musica (e forse solo per il Cinema nella stessa maniera), tutti si sentono in diritto di parlare, giudicare, sentenziare, senza avere quasi mai gli strumenti tecnici per farlo.

Non che si debba per forza sapere cosa sia una sostituzione di tritono per “comprendere” una canzone, ma sarebbe bello se i presenti in Sala Stampa sapessero qualcosa in più rispetto quello che gli viene passato dagli uffici stampa degli artisti, e riuscissero a esprimere un giudizio non mosso esclusivamente da “mi piace quindi è bello, non mi piace quindi è brutto”.

Altrimenti, consideriamo Sanremo per quello che è: un grande evento televisivo, quindi nazionalpopolare.

Allora il sistema va benissimo così: chi può dire realmente quale sia la canzone migliore? Forse i critici musicali, quelli che hanno studiato e sono preparati in materia?
Certo, ma in fondo, non deve per forza vincere la canzone migliore, quanto la più “efficace”, no?
Figurarsi, si scivola sempre di più verso lo svilimento della preparazione e della cognizione tecnica delle cose, non sarà certo Sanremo a invertire la rotta.
Se consideriamo Sanremo un evento nazionalpopolare, allora lasciamo che sia la gente a votare, rendendo il Festival non dissimile dai tanti talent show televisivi, visto che tanto tutto in tv si appiattisce e si banalizza.
Eliminiamo qualsiasi forma di giuria tecnica e di qualità, vediamo cosa succede davvero, chi vuole il pubblico.

No. Forse è meglio di no. In fondo va bene così come va adesso. Con i compromessi e le assurdità, perché tanto sempre di televisione – e non di musica – si sta parlando.

Accontentiamoci dei vincitori degli ultimi due anni, che hanno mostrato come, a prescindere dal sistema di voto, un altro Sanremo è possibile, anche se sempre uguale. 
Perché Sanremo è Sanremo.

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