L’Estate è quel periodo buio, oscuro e inquietante dove si aprono le porte dell’Abisso, che rigurgita fuori, ridestatisi per l’occasione, tutti i peggiori autori e interpreti musicali.

Non si sa bene per quale motivo, ma l’Estate (e specularmente il Natale) ha il proprio genere musicale standardizzato, quello del tormentone estivo, agognato da tanti e raggiunto da pochi: se sei un cantante di successo commerciale, allora tra la fine di maggio e l’inizio di luglio devi tirare fuori il singolo estivo, e non deve essere un brano qualsiasi.

Infatti l’obiettivo è quello di scrivere un brano nella maniera più sciatta e insulsa possibile, sforzandosi pochissimo e solo per ottenere:
1) un hook melodico nel ritornello – ma uno solo bada bene – capace di essere immediatamente memorizzabile dal pubblico passivo e privo della minima identità musicale
2) il ritmo del momento, quello che viene da qualche parte esotica del mondo, a cui seguirà (quando va bene) coreografia di gruppo da fare sulla spiaggia o dentro una piscina mentre l’intrattenitore urla al megafono quanto ci si sta divertendo.

Insomma, l’estate è quel momento orribile in cui la musica diventa usa-e-getta, ascoltabile solo come sottofondo e della stessa longevità di un ghiacciolo al limone, subito da leccare e succhiare prima che si sciolga sotto il sole di Riccione.

Così, ecco liberata dal domopak Baby K con un brano confezionato a misura di bagnante: “Non mi basta più” è infatti il suo singolo estivo, uscito per Sony Music il 25 giugno, ed è fatto della stessa sostanza di cui sono fatti gli incubi di una notte di mezza estate.

“Non mi basta più” è una specie di pop reggaeton, dai contorni synth pop (di quelli mai suonati realmente, scritti direttamente al pc), dove la nostra Baby K ci tiene, come sempre, a ricordarci che è lei, col suo “BABY KEEY” iniziale e la voce compressa, sparata sopra tutti gli altri strumenti.

Il testo della canzone è la solita insulsa raccolta di immagini banali di estate, sole, onde, mare, notte, amore appassionato e vacanze da vivere al 100% come nelle pubblicità del gelato.

Ma fosse solo questo, ancora potremmo sopportarlo. Infatti la vera chicca del brano è la presenza del super-ospite Chiara Ferragni.

Su Chiara Ferragni si potrebbe commentare per ore, domandandoci come sia possibile che una persona apparentemente superflua alla Storia dell’Umanità sia riuscita a concentrare una tale attenzione su di sé.
Ma non voglio essere fatto a pezzi dalle fan agguerrite con coltello fra i denti e mi domando solo come sia possibile, con quale credibilità cioè, farla partecipare come “special guest” in una canzone (formula convenientemente utilizzata, visto che parlare di feat, sarebbe stato imbarazzante).

La Ferragni infatti si tuffa nel mondo conosciuto bene dal marito Fedez delle hit estive, ma senza cantare realmente. La sua presenza si limita a un paio di frasi dette in apertura qua e là e un paio di versi strizzati dentro l’autotune.
Quasi una sorta di sigillo di qualità, dove Chiara Ferragni serve solo a dire “hey, ci sto anche io in questa canzone, quindi dovreste ascoltarla”.

D’altronde “questo è il pezzo mio preferito” (cit. Chiara Ferragni, contenta te).

Certo che la presenza della Ferragni – completamente inutile ai fini della canzone, ma d’altronde come poteva essere diversamente – serve solo a rilanciare il prodotto, cioè la canzone, tra i fan della influencer nel tentativo di far parlare di sé, sdoganando la Ferragni come personaggio pop tout court, “capace” (?) di fare tutto e di poter essere ovunque.

A voler essere cattivi non ci si dovrebbe meravigliare: la nostra società premia e celebra la totale assenza del talento.

Non devi saper fare nulla per essere davvero amato dal grande pubblico, che non avendo talento, come le nuove star, si identifica subito con loro.
Solo così, vedendo personaggi senza alcun talento – quelli che “non sanno fare nulla” eppure lo fanno: la lista è lunga! – avere successo, diventare ricchi e fare la bella vita, possono pensare che anche per loro c’è o ci sarebbe la possibilità di farcela, di sollevarsi dalla pochezza delle proprie vite, fatte di lavori opprimenti e agognate vacanze estive, unico appiglio a quello scampolo di felicità promessa da televisione e social network.

Ma ovviamente c’è di più, perché chi crede che la Musica sia una forma d’Arte deve prima sbattere la faccia contro il muro del Mercato e dei soldi, da sempre motore immobile di questo mondo.

Infatti a leggere bene il testo, senza subirlo passivamente come distopica programmazione neurolinguistica, ecco spuntare fuori il vero motivo per cui c’è la Ferragni, e quale sia l’obiettivo del brano.

Infatti, proprio come nei film e nelle serie tv, anche in “Non mi passa più” c’è il cosiddetto product placement, cioè l’inserimento di un prodotto commerciale “nascosto” dentro la trama del film, e nel nostro caso nel testo della canzone.

Oltre a sorbirci infatti la scarsissima linea melodica di Baby K e i ritmi simil reggaeton fatti in automatico, da copia-e-incolla, ecco spuntare fuori i versi: “Tu fra queste bambole sembri Ken /Ti ho in testa come Pantene / Sei una ruota da lunedì fino al weekend”.

Oltre a essere di una pochezza sorprendente, il riferimento a Pantene farebbe sorridere, se solo proprio Chiara Ferragni non fosse testimonial dello shampoo, con tanto di spot pubblicitario che vede le due bellissime interpreti in macchina (perfino dotate di mascherina fashion) celebrare le qualità del suddetto shampoo sopra la canzone, per poi partire in macchina, si presume per qualche festa di VIP con i soldi a cui noi non andremo mai in quanto esseri inferiori e figli di un dio minore.

Per carità, nessuno si scandalizza: il mondo è in mano al Dio Denaro e bisogna fatturare, ci mancherebbe. Ma lasciatemi per un istante tremare di paura, nella penombra della mia stanzina, mentre scrivo queste parole, pensando a questa estate dove ovunque andremo ci sorbiremo la nenia latinoamericana di Baby K e Chiara Ferragni che cercano di venderci lo shampoo migliore che ci sia, così potremo essere tutt* bell*, brav* e biond* come le protagoniste di questo ennesimo, orribile tormentone estivo.

VOTO: 2/10

AGGETTIVO: INUTILE

ALBUM: NON MI BASTA PIÙ (SPECIAL GUEST CHIARA FERRAGNI)

ARTISTA: BABY K / CHIARA FERRAGNI

ANNO: 2020

ETICHETTA: SONY MUSIC

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