Tra i protagonisti de “L’Italia in una stanza”, l’evento in streamig di MEI e OA Plus per una nuva raccolta fondi a favore della Protezione Civile, anche il cantautore milanese Eugenio Finardi. La recensione del suo ultimo album di inediti: “Fibrillante”.

Può sembrare facile dirlo, ma non ci si può trattenere: i grandi artisti le cose le fanno sempre meglio degli altri.

Ed Eugenio Finardi grande artista lo è, benché magari non celebrato quanto meriterebbe e spesso sorvolato dal computo dei grandi cantautori.

Prendete per dire il suo ultimo album di inediti, “Fibrillante“, l’unico pubblicato nel decennio scorso e datato anno 2014. Eugenio poteva limitarsi e fare il compitino, una raccolta approssimativa e buttata via di canzoni a corolla di un unico singolo decente, magari trascinandosi nelle tematiche banali del “sole cuore amore”.

Invece “Fibrillante” è un disco graffiante, pieno di carisma, di voglia di raccontare. Come se covasse una rabbia interna che non vedeva l’ora di esplodere, Finardi tira fuori un lavoro dove la tensione non si perde mai nelle dieci tracce del disco.

Sicuramente parte del merito è del produttore Max Casacci, chitarrista dei Subsonica, che vira il sound sui ruvidi suoni elettrici ed elettronici che in più di un’occasione ci fanno vedere l’anima più rock di Finardi.

Ma il cantautore meneghino è il primo a crederci: la voce – immediatamente riconoscibile – ci porta, sfogliando come nelle pagine di un romanzo, attraverso tante storie di rabbia, ingiustizia, rivalsa sociale, voglia di lottare e di riscattarsi.

Simbolica la canzone-manifesto “Come Savonarola“, che riprende l’immagine dell’eretico urlante sul rogo. Ed è bella l’immagine dell'”eretico” che striscia tra i brani. L’opener “Aspettando” sembra anticipare le sonorità e le armonie storte di “Blackstar” di David Bowie (che sarebbe uscita 2 anni dopo), mentre “Cadere sognare” (con ai cori Manuel Agnelli degli Afterhours) riversa l’odio del protagonista della canzone sulla società occidentale che antepone il denaro alla felicità dell’uomo, con l’ultima, fortissima e shockante immagine, sorta di pacata violenza che prevede l’autodistruzione del Potere. Una sorta di “Masters of war” di dylaniana memoria ai tempi nostri.

Anche nelle ballad, a tema introspettivo, la tensione non cala: la splendida “Le donne piangono in macchina” Finardi affronta il tema del femminile senza scadere nella retorica facile e trattando un argomento difficile con la solita classe ed eleganza che ha contraddistinto la sua scrittura. Così come in “Fortefragile“, che si muove nei dintorni dell’ambito sociale-civile, illuminando l’aspetto umano dell’Uomo, in un brano dai sapori quasi world music e una certa dinamica alla Peter Gabriel.

Insomma, “Fibrillante” è un album politico, socialista, impegnato e che non ha alcuna intenzione di tacere: un quasi concept album, che vede nella conclusiva “Me ne vado” il j’accuse e l’unica soluzione di fronte alla frustrazione. Il brano si presenta infatti come un episodio di free jazz (a tratti) dove la voce di Finardi ci illustra il parossismo della società borghese e le assurdità dell’economia e della crisi del lavoro attuale.

C’è da ammirare il coraggio di un autore che non le manda a dire, ma ci mette la faccia e prova a fare qualcosa di più coraggioso rispetto ai tanti colleghi, ma anche ai tanti giovani autori impigriti dal conformismo borghese del pop, “senza neanche più l’intenzione del volo”. “Fibrillante” meriterebbe un seguito e ci auguriamo di sentire presto di nuovo Eugenio Finardi cantare su disco i suoi inediti.

VOTO: 8/10

AGGETTIVO: ARRABBIATO

TRACKLIST:

  1. Aspettando
  2. Come Savonarola
  3. Lei s’illumina
  4. Cadere sognare
  5. La storia di Franco
  6. Fibrillante
  7. Le donne piangono in macchina
  8. Fortefragile
  9. Moderato
  10. Me ne vado

ALBUM: FIBRILLANTE

ARTISTA: EUGENIO FINARDI

ANNO: 2014

ETICHETTA: UNIVERSAL

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