In foto: Chiara Civello, Petra Magoni, Patrizia Laquidara, Mina, Ornella Vanoni, Rossana Casale, Mietta, Simona Molinari.

La settimana scorsa abbiamo compiuto un viaggio nel mondo del jazz vocale al femminile, rimarcando come la voglia di sperimentazione e di fuoriuscire fuori dal genere abbia spinto, un po’ ovunque, le cantanti internazionali fuori dalla propria zona di comfort, abbracciando stili diversi sia nel cantato che nel sound.

In Italia le cose si sono mosse e si muovono tuttora in una direzione un po’ diversa, votata alla conservazione e al rispetto della tradizione. E le motivazioni sono molteplici: a differenza degli Stati Uniti infatti, nello stivale non c’è mai stata un’esponente propriamente jazz come Ella Fitzgerald, Etta James o Billie Holiday, bensì veri e propri monumenti che hanno trasportato il genere nel contenitore più ampio della musica leggera.

L’artista che più si è avvicinata fin da subito al mondo jazz è stata certamente Ornella Vanoni, la quale oltre a rispolverare nel corso della carriera i suoi brani abbracciando spesso un arrangiamento curato ad hoc ha fatto la storia con alcuni dischi culto, tra cui non si può non citare il capolavoro bossa novaLa voglia la pazzia l’incoscienza l’allegria” con Vinicius De Morales e il chitarrista Toquinho. Una vera e propria perla del secolo scorso che non ha bisogno di ulteriori presentazioni.

Flessioni, cadenze e sfumature jazzate si ritrovano copiose in praticamente tutto il repertorio discografico di Mina. Oltre ad alcuni celebri esempi, uno su tutti l’intramontabile “Brava“, la tigre di Cremona ha confezionato due album davvero interessanti in tal senso: il meraviglioso “Napoli” (1996), una rilettura delle più belle melodie partenopee in chiave jazz e “L’allieva” (2005), tributo alla musica di Frank Sinatra riassunta nell’incantevole versione di “Blue moon”. Mina si è inoltre spinta in tempi recenti in radio con il fortunato singolo “Rattarira, brano divertente e scanzonato impreziosito da un bellissimo solo di tastiera sul finale.

Tra le artiste che hanno custodito il cuore pulsante del jazz nel pop italiano non possono assolutamente mancare inoltre Rossana Casale, Mietta, che soprattutto a partire dal 2013 ha cominciato a lavorare prima con Dado Moroni e, successivamente con il duo Marea di Andrea Dessì e Massimo Tagliata, oltre che Simona Bencini con i suoi Dirotta su Cuba, autori di brani ben miscelati tra funky, acid jazz e pop.

Nei primi dieci anni del nuovo millennio non sono mancate personalità che hanno portato un auge la categoria, con alcuni esempi eccellenti. In questo senso è opportuno ricordare delle partecipazioni importanti al Festival di Sanremo, in cui il genere nato a New Orleans al femminile è stato ben rappresentato da artiste come Patrizia Laquidara, apprezzatissima dalla critica nel 2003 con “Lividi e fiori“, title track del suo esordio discografico, un trionfo di raffinatezza e sensualità che trova in “Per causa d’amore” in duetto con Mario Venuti l’episodio più riuscito o come Nicky Nicolai, vincitrice della sezione gruppi nel 2005 con il marito Stefano Di Battista grazie a “Che mistero è l’amore“. L’artista romana tornerà sul palco dell’Ariston sia l’anno successivo con “Lei ha la notte” che nel 2009 con “Più sole“, brano che porta la firma di Jovanotti.

Da menzionare inoltre l’intervento di Amalia Grè, la quale ha portato il suo mondo notturno e disturbante nel 2007 con “Amami per sempre” e, soprattutto, quello di Simona Molinari che nel 2009 ha convinto nella sezione delle nuove proposte con “Egocentrica, conquistando l’airplay radiofonico contribuendo a rendere storica la gara dei giovani, in cui debuttarono nello stesso anno anche Arisa, Malika Ayane, Karima e Irene Fornaciari. Alla cantante nativa di Napoli va dato il merito di aver inserito all’interno del mainstream anche l’elettroswing, genere portato magistralmente avanti in Italia da valenti musicisti come gli Swingrovers. Non ultimo non è passata inosservata la partecipazione di Chiara Civello nel 2012 con “Un posto nel mondo“, canzone che non ha ricevuto la giusta attenzione a causa del meccanismo ad eliminazione che vigeva nel regolamento di quell’edizione.

Seppur ristretto, il circuito Jazz italiano al femminile fuori dai grandi giri ha offerto e offre perle rare, basti pensare al progetto “Musica Nuda” di Petra Magoni e Ferruccio Spinetti, duo voce e contrabbasso che ha fatto innamorare negli ultimi quindici anni mezzo mondo grazie al loro suono unico. Il sound jazz etnico è invece il marchio di fabbrica di Maria Pia De Vito, artista che in carriera ha collaborato con mostri sacri come Norma Winstone, Steve Swallow, Enrico Rava, Giorgio Gaslini e Ivan Lins.

Doveroso citare infine gli esempi eccellenti di Giorgia, Jenny B, Daniela Pedali, Pilar, da poco fuori con l’album “Luna in ariete“, e poi Tosca, Dajana, Elisabetta Guido, Silvia Anglani e la bravissima Claudia Cantisani, cantante e autrice di qualità. Lunga vita al jazz femminile italiano, dimostrazione di quanto anche la classicità e la tradizione, se fatta bene, non può davvero mai annoiare.

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