Riscoprire il piacere della condivisione in un periodo dominato dall’egoismo. Questo il messaggio che Francesca Michielin ha voluto lanciare al momento di lanciare, all’incirca un mese fa, il suo nuovo progetto “Feat”. Undici canzoni e altrettanti duetti con i migliori nomi della musica attuale, per un viaggio in bilico fra sonorità più moderne e “urbane” e altre più tradizionali e legate a una dimensione dalla stessa artista definita bucolica.

Il disco ora finalmente è uscito, dopo gli “assaggi” di “Cheyenne” lo scorso dicembre e la tripletta di minilive con le anteprime di “Gange“, “Riserva naturale” e “Monolocale“. Un lavoro che completa il processo di evoluzione di Francesca Michielin, già intrapreso con il precedente 2640 e proietta definitivamente la vincitrice di X Factor 2011 in una nuova dimensione. La polistrumentista di Bassano del Grappa, moderna esploratrice, viaggia in lungo e in largo nelle varie sfumature della musica degli ultimi anni e tira fuori un disco che fin dal primo ascolto arriva come una botta di energia.

Anche perché l’avvio è subito all’insegna del rock sporco grazie alla presenza dei Maneskin a dare vita a “Stato di natura“. Quello che però colpisce, passando in rassegna le canzoni, è proprio la diversificazione dei suoni: lo urban à la Jay-Z di Gange, le atmosfere che ricordano tanto Manu Chao (e la melodia, “Le vent nous portera” dei Noir Desir) di “La vie ensemble” in duetto con Max Gazzè, il caro vecchio indie-pop di “Leoni” assieme a Giorgio Poi.

Una canzone che peraltro è paradigmatica di un’altra peculiarità che viene fuori dall’ascolto del disco: spesso e volentieri ad iniziare la canzone sono gli ospiti ospitati e non l’ospite ospitante, quasi come se la “voce titolare” nella canzone non fosse quella di Francesca. Un discorso estendibile ad esempio a “Yo no tengo nada” in duetto con l’onnipresente Elisa e Dardust, altro habitueè alla voce “featuring” che come al solito impreziosisce il brano con il suo inconfondibile tocco.

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Crediti foto: Francesca Michielin/Facebook