©CRISTIANO LARUFFA/LAPRESSE

In una sola settimana è stata registrata una perdita di 10,1 milioni di euro al botteghino e la cancellazione di 7.400 spettacoli.

Questi i numeri che, secondo una stima fatta sulla base di dati SIAE, raccontano l’impatto devastante dell’emergenza Covid-19 sul mondo del teatro forniti all’AGI (Agenzia Giornalistica Italia) da Filippo Fonsatti, direttore del Teatro Stabile di Torino e presidente di Federvivo, la federazione che all’interno dell’Agis (Associazione Generale Italiana dello Spettacolo) racchiude tutti i comparti dello spettacolo dal vivo.

“La situazione è abbastanza drammatica – dichiara Fonsatti -. Le regioni del Nord Italia interessate al contagio e quindi alle ordinanze co-firmate dal ministro della Salute e dai governatori da sole rappresentano ben più della metà del mercato dello spettacolo dal vivo. La ricaduta è quindi numericamente molto significativa”. Un impatto negativo, spiega il presidente di Federvivo, che non riguarda solo le aree interessate ai provvedimenti di chiusura delle strutture, perché l’emergenza “è molto più ampia rispetto ai confini geografici delle regioni del Nord”. 

I teatri delle regioni interessate, infatti, in questo periodo ospitano tantissime produzioni e compagnie provenienti dal Centro e dal Sud. In secondo luogo ha inciso non poco lo stop previsto dai decreti legislativi a gite scolastiche e visite didattiche. “Stiamo cercando di capire se fino all’8 o al 15 marzo, continua Fonsatti.

La perdita stimata di 10,1 milioni di euro al botteghino e la cancellazione di 7.400 spettacoli riguarda la settimana in corso, fino a domenica 1 marzo. Le ordinanze sono state emesse da tutte le grandi regioni del Nord, dal Piemonte al Friuli Venezia Giulia, dalla Liguria alla Lombardia e all’Emilia Romagna. L’impatto economico oggi sembra circoscritto, ma “ciò che preoccupa – dice Fonsatti – è la prospettiva”, la “proiezione nel medio e lungo periodo, fino alla fine della stagione”. Ci sarà comunque una ricaduta negativa sul settore “anche in assenza di una proroga”. A pagare le spese della crisi potrebbero essere soprattutto gli artisti e i tecnici. “La ricaduta – continua il presidente di Federvivo – è sicuramente grave sulle sulle imprese e sulle compagnie, sulle istituzioni grandi e piccole, ma è gravissima sui lavoratori. Non essendoci in questo comparto la cassa integrazione, rischiamo veramente che i costi più alti vengano pagati dagli artisti e dai tecnici impegnati nelle produzioni“.

Ieri, con una una lettera inviata al Ministro dei beni culturali Dario Franceschini, Agis e Federvivo hanno chiesto l’apertura di uno stato di crisi per il settore. “Auspichiamo – dice Fonsatti – che il ministro individui risorse integrative rispetto a quelle del Fus già stanziate nel 2020. Trattandosi di una situazione di crisi ci attendiamo che l’intero comparto non venga messo in ginocchio e che il governo faccia la sua parte”.

 

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Crediti Foto: LaPresse