Ilaria Porceddu
A Sanremo 2013. Crediti Foto: Fabio Ferrari

Il nuovo brano di Ilaria Porceddu Sa coia, uscito il 12 giugno scorso, con un emozionantissimo video live che vede la partecipazione del sassofonista Emanuele Contis (in parte artefice di questo piccolo capolavoro), ha un valore che va ben oltre la canzone, è la dimostrazione che la tradizione popolare, il legame con le proprie radici, l’uso dei tanto bistrattati dialetti, che sono vere e proprie lingue, possono ancora produrre opere di grande eleganza e che, anzi, l’essenzialità e la naturalezza hanno ancora la loro importanza se impreziositi da una qualità musicale raffinatissima e da una poesia dolceamara (scritta da una maestra elementare).

Ilaria racconta così la nascita della canzone: “Non era programmata, non era un singolo del mio nuovo disco che sarebbe dovuto uscire, ma è successo tutto per caso: è nato per il MedInArt Festival col direttore artistico Emanuele Contis sul testo di una poesia scritta da una maestra elementare. Questa canzone è diventata parte del mio repertorio live e a gennaio ho fatto un concerto a Cagliari per festeggiare il mio ritorno, l’abbiamo suonata e quando ho ascoltato la registrazione del concerto mi sono accorta che era venuta molto bene, per questo ho voluto farla uscire, ma senza nessuna aspettativa. Per me ha un valore molto importante perché questa canzone è un pezzo di cuore, l’emozione di questi giorni è legata al fatto che non sia più solo mia, e spero che gli altri abbiano cura di questa cosa molto intima.

Ci vuole coraggio e grande ostinazione nel proporre un brano in sardo di oltre 6 minuti con voce, pianoforte e sax, oltretutto in estate: una grande prova di maturità e di consapevolezza che fa un gran bene soprattutto alla musica e al panorama italiano. Non è cosa semplice anche perché i grandi riferimenti, gli artisti del passato, che hanno costruito una carriera e una ricerca personale su tali aspetti sono personaggi enormi che spesso spaventano per la loro maestosità, si pensi a Fabrizio De Andrè, Andrea Parodi (Tazenda) e Maria Carta (solo per rimanere in territorio sardo), ma Ilaria ha tutte le “carte in regola” per dare continuità a questa importante “scuola” musicale. “Sa coia” appare come un piccolo miracolo, un respiro di purezza che in questo periodo si fa immenso piacere per l’anima.

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