Foto Stefano Colarieti / LaPresse

La trasmissione ‘Chi l’ha visto?‘ continua a seguire il processo d’appello bis per la morte di Marco Vannini. Dopo anni di ipotesi, ricostruzioni e sentenze, si è ormai arrivati alle battute finali con l’importantissima testimonianza come persona informata sui fatti di Viola Giorgini, fidanzata di Federico Ciontoli che ha parlato in aula il 9 settembre. Cosa è successo la sera del 17 maggio 2015 a casa di Antonio Ciontoli a Ladispoli? Si è vicini alla verità?

Viola Giorgini, inizialmente indagata, ma poi prosciolta da ogni accusa, era presente all’interno della villa quando è stato sparato il colpo di pistola che poi ha portato alla morte Marco Vannini: “Abbiamo cercato tutti di convincere Antonio a chiamare i soccorsi, credevamo all’attacco di panico ma passavano i minuti e la situazione non migliorava. Marco un momento sembrava essersi ripreso, poi tornava a stare male. Federico quando ha trovato il bossolo ha iniziato a insistere ancora di più con il padre, io non sapevo neanche cosa fosse un bossolo, non so nulla di pistole per me era un attacco di panico. Nessuno avrebbe mai voluto fare male a nessuno. Sono certa che Antonio aveva pensato di poterla gestire lui e che tutto sarebbe andato bene“.

La testimonianza di Viola Giorgini è risultata poco chiara al giudice Garofalo, che le ha ricordato che ha l’obbligo di dire la verità: “Signorina, le ricordo che lei è testimone e ha l’obbligo di dirà la verità, altrimenti incorre nel reato di falsa testimonianza. La invito a essere più credibile“.

La sentenza del processo d’appello bis per la morte di Marco Vannini è stata rimandata al 30 settembre. Nel procedimento bis i giudici dovranno rivalutare le posizioni dei quattro imputati, Antonio Ciontoli, la moglie ed i due figli. Dopo la condanna a 14 anni per omicidio volontario del primo grado, Antonio Ciontoli era stato condannato in secondo grado a 5 anni di reclusione per omicidio colposo. Secondo la procura, tesi accolta dalla Corte suprema, si trattò di un omicidio volontario con dolo eventuale, dovuto alla condotta negligente della famiglia Ciontoli.

Una morte atroce quella di Marco Vannini, che si poteva certamente evitare. Ritardi, bugie, depistaggi, una macabra danza attorno ad un ragazzo giovane che stava male e che è stato lasciato morire.

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Crediti foto: LaPresse