Usa, incendi
Crediti foto: LaPresse

Nell’Ovest degli Usa, gli incendi che da settimane stanno portando la devastazione nelle foreste di Oregon, Washington e California non sono ancora stati domati. Migliaia di vigili del fuoco sono impegnati nella lotta alle fiamme, che finora hanno causato la morte di 35 persone e decine di dispersi. 40.000 gli sfollati nel solo Oregon, mentre mezzo milione di persone vive in zone con ordine di evacuazione. L’incendio è infatti arrivato alla periferia di Portland, dove però è stato rallentato considerevolmente dall’aumento del tasso di umidità.

In California sono 28 i roghi ancora attivi, che finora hanno bruciato 11.000 kilometri quadrati di terreno. Ieri il presidente americano Donald Trump ha visitato le zone colpite, sfruttando l’occasione di una riunione a Sacramento per destare ancora una volta scalpore. Il presidente americano ha assicurato che il cambiamento climatico comincerà a invertire la rotta, facendo diminuire le temperature. Gli ha risposto sarcastico WadeCrowfoot, capo della California Natural Resources Agency: “Vorrei che la scienza concordasse con lei”. La baruffa tra i due è poi continuata su Twitter. Anche l’avversario di Trump alle prossime presidenziali, il democratico Joe Biden, ha sfruttato il negazionismo di Trump sul cambiamento climatico per attaccarlo duramente: “L’America sarà in fiamme se il piromane del clima Trump verrà rieletto”.

Ma parallelamente al fuoco dell’incendio, a mettere ora a rischio la salute di milioni di americani è la fitta nube di fumo nero che grava sulle città e i paesi circostanti. Le immagini di San Francisco sono spettrali, e la sua aria, insieme a quella di Seattle e Portland, è stata registrata come una delle peggiori su scala mondiale, per l’elevata presenza di fumo (che si somma all’inquinamento abituale).

 

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