Viaggio alla scoperta delle Ball Jointed Dolls, bambole da collezione molto preziose e ricercate

 

Il camerino di oggi ha un’ospite d’onore veramente particolare: Octavia, la bambola da amare e da collezionare.

La “madre” di Octavia è Cecilia Fioravanti, che, innamoratasi delle Ball Jointed Dolls, sin dalla tenera età, dopo attente ed accurate ricerche è riuscita realizzarne una. Ma cosa sono le Ball Jointed Dolls? Si tratta di creature pensate e create da artisti e designer prevalentemente giapponesi che si rivolgono agli appassionati di bambole più sensibili ed esigenti. Vengono prodotte quasi sempre in numero limitato di 100, 50, o addirittura 10 esemplari.

Sono costruite per avere un’estrema posabilità di tutto il corpo, grazie ad un sistema di giunture realizzate con sfere ed elastici nascosti al loro interno spiega Cecilia che, nel 2008 ha comprato la sua prima bambola da collezione ed oggi ha realizzato il sogno di crearle lei stessa. Era una bambola di origine giapponese nelle cui forme e proporzioni rivedeva i tratti distintivi di quel pop surrealismo che lei tanto amava.da

Ho coltivato sin dall’infanzia la passione per i manga, l’animazione e la cultura giapponese racconta Cecilia “più avanti negli anni ho scoperto il pop surrealismo e me ne sono innamorata, con i suoi colori vivaci, i suoi contrasti tra le proporzioni mai canoniche ma sempre perfette”.

   

Le BJDs (Ball Jointed Dolls) si possono anche assemblare, infatti, quasi tutte la aziende produttrici permettono ai loro acquirenti di personalizzare la propria bambola scegliendo secondo i propri gusti il colore degli occhi, la tonalità della pelle, la posizione delle mani e dei piedi (che sono intercambiabili) il make-up, il colore dei capelli e l’acconciatura. Pur essendo ricco di soddisfazioni ed emozioni, quello delle BJDs è sicuramente un hobby molto costoso ed il prezzo cresce se si tratta di un prodotto realizzato e dipinto interamente a mano e curato scrupolosamente in ogni piccolo dettaglio. In genere partono da un minimo di 250 euro fino a cifre altissime per le versioni limitate e/o datate.

Abbastanza dispendiosi in genere anche i loro vestitini ed accessori, a volte creati da veri e propri stilisti. “Occhi e capelli li faccio tutti io, anche le scarpe e gli abiti. La bambola è prodotta in resina dalla mano di artigiani esperti pezzo per pezzo. E’ un lavoro molto lungo e richiede grandissima attenzione nei dettagli. Per questo non è un giocattolo, ma un vero e proprio oggetto per appassionati, conferma Cecilia.

“Ricordo ancora il momento in cui presi tra le mani la mia prima BJD: era eterea, bellissima, ma allo stesso tempo solida e ben realizzata. Ed è stato proprio in quel preciso istante che tutto è iniziato, la mia prima, bellissima BJD aveva fatto scattare in me qualcosa”, prosegue Cecilia che passo dopo passo ci permette di entrare in un mondo poco conosciuto e molto affascinante.

 

Ha da subito sognato di realizzarne una ed ha iniziato dapprima a studiare le proprie bambole, e quelle di amici e conoscenti personalizzandole, scolpendole, dipingendole e creando per loro abiti su misura. Poi si è dedicata alla ricerca di testi e pubblicazioni sulla materia. “Dovetti affrontare il primo reale problema: non esisteva nulla al riguardo e quel poco che toccava l’argomento era in lingua giapponese e difficilmente ottenibile qui in Italia. Scoprii così che esisteva l’ospedale delle bambole ma non un’università delle bambole, dove poter studiare bambologia applicata ed imparare come se ne crea una da zero!”. Ma Cecilia è una donna determinata e non si è certo scoraggiata davanti alle prime difficoltà incontrate. Quando la passione “va oltre”, ogni ostacolo diventa superabile e così si è rimboccata le maniche ed ha continuato sperimentando varie tecniche e sfruttando al massimo la sua manualità.

“Ho frequentato le doll’s convention italiane ed europee, dapprima come visitatrice, fino ad arrivare ad esporre i miei lavori e trasformare quella che era diventata la mia più grande passione in un vero e proprio lavoro. Queste occasioni mi hanno portato a conoscere e confrontarmi con molti artisti eccezionali, provenienti da tutto il mondo, che come me coltivavano la stessa passione: le bambole, l’arte ed i sogni. Che poi chiamarle bambole è riduttivo, sono vere e proprie opere d’arte, sono la visione ed il sogno di un artista reso tangibile”.

Ci fa sognare Cecilia, ci fa viaggiare attraverso i suoi sogni e ci fa intuire come nessun desiderio sia impossibile da realizzare quando la passione è autentica.

“Questo percorso mi ha portato qui, oggi, alla tanto agognata realizzazione della mia prima bambola originale, Octavia, una bambola dalle forme morbide che si discosta dai consueti canoni delle BJD”.

   

Il Camerino di oggi è un camerino veramente fashion e le vere dive sono loro, le bambole, che si susseguono l’un l’altra coi loro colori, i loro capelli morbidi, i loro occhi comunicativi. Un arrivederci al prossimo Camerino Parlante e chissà chi sarà la prossima diva che ci verrà a trovare…

Foto: Luca Lentini

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