Hong Kong continua a far parlare di sé. Dopo le proteste e la stretta cinese attraverso l’imposizione della legge sulla sicurezza nazionale, le elezioni per il rinnovo del parlamento locale sono state rinviate. E non di poco. Erano previste per il 6 settembre, ma sono state posticipate di un anno a causa di un incremento dei casi di Coronavirus. La terza ondata, com’è stata definita, dopo le prime due di gennaio e marzo.

La decisione è appoggiata dalla Cina che probabilmente vede nel rinvio la possibilità di stabilizzare una situazione ancora troppo turbolenta. La governatrice di Hong Kong, Carrie Lam, vicina a Pechino ha annunciato la decisione come “la più difficile degli ultimi sette mesi”. Dall’inizio di luglio, infatti, i casi di Covid-19 sono aumentati in maniera significativa. Sono stati registrati più di 100 nuovi casi al giorno e secondo il governo il sistema sanitario potrebbe non farcela.

Lo stesso aveva pensato di fare il presidente Usa, Donald Trump. Settembre, come novembre – infatti – è vicino. E prendere tempo sembra essere la strategia più gettonata tra chi ha paura di perdere terreno. Con un tweet Trump aveva avanzato l’ipotesi di un rinvio – mai avvenuto prima – delle elezioni americane, ma una tale decisione è al di fuori delle competenze del presidente.

La notizia del rinvio delle elezioni di Hong Kong è arrivata il giorno dopo la decisione di estromettere l’attivista pro-democrazia che si è contraddistinto durante le proteste, Joshua Wong. Con lui anche altri 11 candidati dell’opposizione sono stati esclusi nel tentativo di mettere fuori gioco il movimento che chiede democrazia e più indipendenza dalla Cina. Il rinvio di un anno, infatti, fa pensare che ci siano anche delle ragioni politiche dietro la decisione della governatrice Lam che ha richiesto i poteri di emergenza.

Per la prima volta il movimento pro-democrazia avrebbe potuto ottenere la maggioranza nel Consiglio legislativo della regione amministrativa non più così speciale. La motivazione dell’esclusione sarebbe da ricercare nella slealtà mostrata dai candidati verso la costituzione di Hong Kong e il governo di Pechino, battendosi per l’indipendenza. Anche la feroce opposizione all’introduzione della legge cinese sulla sicurezza nazionale con lo scopo di fermare le proteste sarebbe una delle ragioni che hanno portato all’estromissione dei 12 candidati.

Ma non è finita qui. Dopo l’esclusione dell’opposizione e il rinvio delle elezioni, la polizia di Hong Kong ha emesso alcuni mandati di arresto nei confronti di attivisti che si sono rifugiati all’estero dopo la deriva ai danni della parziale autonomia di Hong Kong. Tra gli altri esponenti del movimento per la democrazia sui quali pende il mandato di cattura c’è anche lo stesso Wong, accusato di aver violato la nuova legge sulla sicurezza nazionale. Se nel giro di qualche giorno le opposizioni sono state messe fuori gioco, le elezioni rinviate ed è stato emesso un mandato di arresto, cosa potrà succedere in un anno?

 

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Crediti foto: LaPresse