PATRIZIA CIRULLI
Patrizia Cirulli in un frame del video di Ottavio Tonti

Patrizia Cirulli dà nuova vita all’album “Mille Baci”, pubblicato da Egea Music nel 2016, in cui ha trasformato in canzoni poesie firmate, fra gli altri, da Federico García Lorca, Frida Kahlo, Catullo, Eduardo De Filippo, Oscar Wilde e Salvatore Quasimodo. Dal 21 aprile è infatti online sul canale YouTube a suo nome il video del nuovo estratto, il quinto, con il testo di Alda Merini.

Da poesia a canzone e ora a singolo ufficiale: “E più facile ancora” si fa melodia nei giorni cadaverici del Coronavirus, in cui l’incedere lento del tempo scandisce l’essenza di ognuno di noi. In isolamento sociale non siamo più offuscati da distrazioni e impegni quotidiani. Lo sguardo introspettivo e senza filtri, a cui siamo sottoposti, è colto appieno dall’incastro Cirulli-Merini e antepone all’amore carnale l’amore vero. Un vero guaio per tanti, ma non per tutti.

VIDEO

Il videoclip è online sul canale YouTube della cantautrice milanese dal 21 aprile per la regia di Ottavio Tonti. Il regista, nel segno di un’estetica e di un’etica della sottrazione, che scontorna e vivifica l’essenza, rimuovendo l’accidentale, l’accessorio, il meramente contingente, lo riduce ad un unico e lungo piano sequenza. Nessun lip-sync e con uno sguardo privilegiato sulla geografia emozionale del viso e della gestualità, volutamente privata di qualsiasi riferimento spaziale. Una scelta netta che spiega così:

«Patrizia mi ha mandato un video girato con pochi mezzi, poca luce, poche informazioni digitali: essenziale. Ma, proprio per questo, estremamente potente. Come la poesia della Merini, e come il periodo che stiamo affrontando, senza fronzoli, senza apparenze; una stazione che ci obbliga ad affrontarci, a stare con noi stessi. Le parole diventano superflue, se non raccontano uno stato, un’emozione. Così, per valorizzare il messaggio di Patrizia, voce cantante di Alda in questa canzone, ho cercato di allargare il concetto di essenziale e togliere ancora elementi. Ho tolto i colori, lo sfondo e la metà dei fotogrammi».

DICHIARAZIONI

Al centro della poesia in musica la vocalità solenne di Patrizia Cirulli, che con i suoi bassi profondi veste i versi senza tempo della poetessa dei Navigli.

«“E più facile ancora” vuole essere una storia di distanza, un racconto veritiero di come questa distanza viene percepita. Ho voluto che il video fosse un rimando emotivo al concetto di essenza; parafrasando Alda Merini, la pura essenza della sostanza e del suono. L’isolamento che stiamo sperimentando, proiettandoci al di fuori del paradigma dominante dell’apparire, ci sospinge verso il recupero di una dimensione più autentica, quella delle emozioni. Solo uno sfondo bianco e i colori delle emozioni per tornare all’essenza».

PATRIZIA CIRULLI | CHI È

Tre volte vincitrice del Premio Lunezia e tre volte finalista al Premio Tenco. Patrizia Cirulli è una cantautrice milanese dalla voce “insolita e straordinaria”, così la definì Lucio Dalla. Vanta una collaborazione anche con Mango. E poi Sergio Cammariere, Mario Venuti, Pacifico, Fausto Mesolella, Mario Lavezzi, Carlo Marrale, Giorgio Cordini, Paolo Bonfanti, Luigi Schiavone e Vince Tempera, tutti artisti che sono stati coinvolti nei suoi lavori. Tre gli album all’attivo: “Qualcosa che vale” (2012), “Mille baci” (Egea Music, 2016) e “Sanremo d’autore” (Egea Music, 2018).

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TESTO

E più facile ancora mi sarebbe

scendere a te per le più buie scale,

quelle del desiderio che mi assalta

come lupo infecondo nella notte.

So che tu coglieresti dei miei frutti

con le mani sapienti del perdono…

E so anche che mi ami di un amore

casto, infinito, regno di tristezza…

Ma io il pianto per te l’ho levigato

giorno per giorno come luce piena

e lo rimando tacita ai miei occhi

che, se ti guardo, vivono di stelle.

SIGNIFICATO

La poesia canta di un amore forse non pienamente ricambiato, ma possibile. Un amore puro, che non si concede alle scorciatoie del sesso. Tra le similitudini e metafore che abbondano nei 12 versi del componimento il parallelismo desiderio-lupo, che evidenzia quanto può essere animale l’uomo. Ma la poetessa si sottrae da tale possibilità, definendo tali condotte “buie” e quindi estranee all’amore vero, che può essere solo chiaro e sincero. La speranza di una corrispondenza affiora nel verso 7 con l’uso del verbo “sapere”, coniugato in prima persona: “So anche che mi ami di un amore casto”. Forse è solo un modo per autoconvincersi, ma a termini come “buio” e “tristezza” vengono contrapposti, nell’ultima strofa, “giorno”, “luce e “stelle”, che infondono speranza all’evolversi della relazione.


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