Rembrandt to Richter
Crediti Foto : LaPresse

Sembra che l’ultima scelta di Sotheby’s, casa d’aste leader nella vendita di opere d’arte, sia stata completamente – com’è comprensibile – dettata dall’emergenza Covid-19. Le opere d’arte proposte in catalogo, che vanno dal Rinascimento ad oggi, sembrano infatti avere in comune come aspetto solo quello di appartenere ad artisti molto noti sia al pubblico che ai collezionisti. L’asta, intitolata ‘Rembrandt to Richter’ e organizzata prevalentemente con partecipazione in remoto per venire incontro all’emergenza sanitaria, ha presentato 71 lotti di categorie molto differenti che coprono oltre mezzo millennio di storia dell’arte. Di questi tempi, raggiungere un fatturato di quasi 150 milioni di sterline nel mondo delle aste di opere d’arte è una grande impresa, nonostante l’introito sia di quasi la metà rispetto allo stesso periodo del 2019. Solo tre sono stati gli invenduti, una statuetta di Giacometti, nostro artista contemporaneo stimato a livello internazionale, un lavoro di Luoise Bourgeois e una tela di Polke che era garantita direttamente dalle case d’aste.

Poco spazio dato al classico, che si è tuttavia dimostrato un settore sempre forte. Infatti, nonostante fossero presenti solo nove dipinti classici in catalogo, mentre per quanto riguarda i Moderni (impressionisti e secondo Ottocento) e contemporanei c’erano 28 opere per ciascuna categoria, il comparto ha avuto molta fortuna: un ricavo complessivo di 28,5 milioni di sterline, con una media di tre milioni a lotto.

I numeri, che paiono da capogiro, sono in realtà modesti rispetto a quelli degli anni passati: il bilancio del primo semeste del 2020 segna infatti –49% di entrate rispetto ad anno scorso. Christie’s, Sotheby’s e Roberts, le tre principali case d’aste per quanto riguarda le opere d’arte hanno perso quasi metà del proprio fatturato. La colpa è, com’è fancilmente comprensibile, delle misure di distanziamento sociale che non permettono l’organizzazione di aste fisiche. Le case d’aste si sono allora rifugiate nelle aste online, che hanno registrato un incremento del 497% in tempo di Covid-19, generando 412 milioni di dollari. La casa d’arte Christie’s è la capofila della crisi, avendo registrato il 60% di entrate in meno rispetto ad anno scorso.

Il mondo dell’arte, legato alla presenza e all’aura dell’opera, si è dovuto forzatamente reinventare, prendendo più confidenza con il mondo del web e dell’interfaccia a distanza. Queste novità nell’ambito della vendita, potranno offrire spunti anche alla creazione artistica futura.

 

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