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Zverev numero 1 del mondo: ma quanto vale davvero questo primato? Dure critiche dalla Francia

Giandomenico Tiseo

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Alexander Zverev / IPA Sport

Una vetta conquistata con merito, ma attorno alla quale si addensano dubbi che il tennis fatica a scrollarsi di dosso. Alexander Zverev è da lunedì 2 novembre il nuovo numero 1 del mondo e al Masters 1000 di Parigi è stato premiato con il trofeo riservato al leader del ranking. Il sorpasso ai danni di Jannik Sinner, la cui stagione si è chiusa in anticipo, gli consentirà di mantenere la prima posizione fino al termine dell’anno. Eppure, accanto ai riconoscimenti, è esploso il dibattito: quanto pesa un primato costruito mentre i due migliori giocatori del circuito erano fermi ai box?

A dare voce allo scetticismo è stato Fred Verdier, volto noto di Eurosport Francia, il cui intervento in diretta tv non è passato inosservato. Il giornalista non mette in discussione la legittimità del risultato: “Si merita quella posizione in classifica“, ammette.

Ma subito dopo sposta il discorso sui numeri, che a suo giudizio raccontano un’anomalia: “E’ praticamente senza precedenti che un numero uno al mondo abbia vinto solo tre partite contro giocatori della top-10 in un’intera stagione“. E insiste: “Mai prima d’ora un numero uno al mondo aveva avuto bisogno di vincere così poche partite contro giocatori della top 10. È stata una stagione davvero atipica e sconcertante“.

Il dato, in effetti, colpisce. Contro i top-10 il tedesco ha raccolto appena tre successi in dodici incontri, e le sconfitte stagionali sono diciassette, con una percentuale di vittorie ferma al 79%: lontanissima dagli standard imposti prima dai Big-3 e poi dal duopolio Sinner-Alcaraz. Eppure, il rendimento negli Slam racconta tutt’altra storia. Il bilancio di 25 vittorie e 2 sconfitte comprende i titoli al Roland Garros e agli US Open, la finale a Wimbledon e la semifinale agli Australian Open: un ruolino che da solo basterebbe a legittimare qualunque scalata.

È su questo scarto, tra la solidità nei grandi appuntamenti e la fragilità nei confronti diretti con i migliori, che si innesta la lettura di Verdier. Il contesto, osserva, ha fatto la sua parte: “I due migliori giocatori, Sinner e Alcaraz, sono stati messi fuori gioco uno dopo l’altro dagli infortuni“. E dietro di loro resta un’ombra ingombrante: “Novak Djokovic rimane una sorta di figura gigantesca, quasi spettrale, e venerata, che è anche migliore di questo numero uno al mondo quando è in giornata, come ha dimostrato a Pechino contro Zverev“.

La critica, però, non si ferma alla classifica e investe anche l’impatto estetico ed emotivo del nuovo leader. “È curioso vedere come un giocatore possa essere incoronato numero 1 grazie alla sua costanza e alla sua stagione complessiva, ma in campo non abbia nulla da offrire al di là di questo, non susciti alcuna emozione e regali ben poco divertimento allo spettatore“, sostiene il giornalista francese.

Il giudizio sul gioco è severo: “Le sue partite sono solitamente piuttosto deludenti. Tranne quando si trova di fronte a un avversario davvero formidabile“. E qui l’affondo diventa il cuore dell’argomentazione: “E, sfortunatamente, quando ciò accade, che si tratti di giocatori nella top 10 o persino di giocatori come De Minaur a Vienna, le cose di solito vanno molto male per lui“.

In altre parole, Zverev ha fatto ciò che il ranking premia, cioè vincere con continuità e arrivare in fondo nei tornei che contano di più. Ma l’assenza forzata di Sinner e Alcaraz, e quel bilancio così povero contro i top-10, alimentano la domanda che accompagnerà la sua permanenza in vetta: è il numero 1 di una stagione, o il numero 1 di un’epoca in cerca di nuovi padroni? La risposta, probabilmente, arriverà solo quando l’azzurro e lo spagnolo saranno in piena salute e avranno modo di confrontarsi col teutonico. Il successo di Carlitos a Vienna, battendo nettamente in finale l’australiano Alex de Minaur, che nel penultimo atto aveva prevalso contro Sasha, alimenta ulteriormente la discussione.

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