GP Qatar

MotoGP, il caso Qatar diventa uno scontro totale: Yamaha si ritira, Dorna non arretra

Giandomenico Tiseo

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Fabio Quartararo / IPA Sport

C’è un Gran Premio che, prima ancora di cominciare, rischia già di lasciare un segno profondo nella storia recente della MotoGP. Non per quello che succederà in pista, ma per tutto ciò che sta accadendo fuori. Il GP del Qatar, in programma dal 6 all’8 novembre sul circuito di Lusail, si presenta con i contorni di una vicenda senza precedenti: una casa costruttrice che decide di non correre, una parte consistente della griglia contraria alla trasferta e i vertici del campionato intenzionati a non fare un passo indietro. In mezzo, una questione che non può essere liquidata come una semplice disputa sportiva: la sicurezza.

A rompere gli equilibri è stata Yamaha. La casa di Iwata ha deciso di non schierare le proprie quattro moto, recependo le indicazioni e le preoccupazioni espresse dal governo giapponese in merito alla sicurezza dei collegamenti e degli spostamenti nell’area mediorientale. Una decisione netta, che coinvolge tanto la squadra ufficiale quanto il team Prima Pramac e lascia fuori dal fine settimana Fabio Quartararo, Álex Rins, Jack Miller e Augusto Fernández.

La posizione del costruttore giapponese non lascia spazio a interpretazioni: la tutela del personale viene prima di qualsiasi impegno agonistico. Per Yamaha, dunque, il prossimo appuntamento sarà direttamente quello in Portogallo. Una scelta che va ben oltre la rinuncia a una singola gara e che apre un caso destinato ad avere conseguenze anche sul piano sportivo e contrattuale.

Dall’altra parte, però, non c’è alcuna intenzione di accettare il forfait senza reagire. I vertici di MotoGP Group, oggi nell’orbita di Dorna e Liberty Media, hanno confermato la volontà di disputare regolarmente il Gran Premio. Secondo gli organizzatori, le verifiche condotte con le autorità qatariote e gli analisti indipendenti non avrebbero fatto emergere elementi sufficienti per modificare il programma. La linea è quella della continuità: si corre, senza deroghe al calendario.

Il problema, a questo punto, non è soltanto organizzativo. La mancata partecipazione di Yamaha potrebbe configurare una violazione degli impegni contrattuali assunti con l’IRTA, aprendo un fronte regolamentare particolarmente delicato. Sarà la FIM a dover valutare le eventuali conseguenze, con sanzioni economiche e sportive tra le ipotesi sul tavolo. Si parla di multe pesanti, possibili penalizzazioni nella classifica costruttori e ulteriori provvedimenti. Ma prima ancora di stabilire chi abbia ragione sul piano formale, resta da capire quale peso verrà attribuito alle motivazioni legate alla sicurezza.

Ed è proprio qui che la vicenda assume dimensioni ancora più significative. Perché Yamaha non è l’unica ad aver manifestato perplessità sulla trasferta in Qatar. Diciannove piloti avrebbero sottoscritto una lettera indirizzata ai vertici del campionato per esprimere la propria contrarietà a correre a Lusail, alla luce della situazione geopolitica e della vicinanza dell’area al conflitto mediorientale.

Tra le voci più critiche c’è quella di Jack Miller, che si è ritrovato in una posizione paradossale: contrario alla trasferta e, contemporaneamente, escluso dal Gran Premio per la decisione del proprio costruttore. L’australiano ha denunciato le pressioni psicologiche, legali ed economiche che sarebbero state esercitate sui piloti, con il timore di conseguenze molto pesanti per chi avesse scelto di non presentarsi in Qatar. Un’accusa che aggiunge un ulteriore elemento di tensione a una situazione già estremamente complessa.

Il paddock, intanto, si è diviso. Ducati, Aprilia, KTM e Honda hanno scelto di non seguire la strada intrapresa da Yamaha e saranno regolarmente al via. Una frattura che mette in evidenza quanto sia difficile trovare una posizione comune quando entrano in gioco interessi industriali, obblighi contrattuali e valutazioni individuali sulla sicurezza.

Per Dorna e per gli investitori qatarioti, il Gran Premio rappresenta un appuntamento che non si vuole mettere in discussione. Il peso commerciale e politico dell’evento è evidente, così come la volontà di evitare che una rinuncia possa creare un precedente pericoloso nella gestione del calendario. Yamaha, invece, ha scelto di assumersi il rischio di una rottura con il sistema, facendo prevalere le proprie valutazioni sulla sicurezza rispetto agli obblighi sportivi.

A Lusail, dunque, si correrà. Almeno secondo il programma attuale. Ma sarà un Gran Premio inevitabilmente diverso dagli altri, con quattro Yamaha assenti, una parte dei piloti in aperto dissenso e una questione regolamentare ancora tutta da affrontare. Il semaforo verde potrà anche spegnersi regolarmente: la sensazione è che, questa volta, la vera gara si stia disputando lontano dalla pista.

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