Ciclismo
L’incertezza di Seixas: “Il nuovo contratto? Non so se resto. Ora sono in vacanza”
L’annata da poco conclusa lo ha rivelato come uno dei grandi protagonisti del ciclismo internazionale. Paul Seixas, in un’intervista rilasciata a L’Équipe, ha parlato della stagione appena conclusa e ha lasciato aperto il discorso relativo al rinnovo di quel contratto che scadrà alla fine della prossima annata.
Sulla scelta di non parlare del contratto per ora: “In questo momento sono in vacanza Se cominciassi a parlare di contratti adesso, credo che impazzirei. Ho approfittato di questo periodo per riposarmi e mi dico che, se non ci penso adesso, forse mi sarà tutto più chiaro quando tornerò a rifletterci. Vedremo cosa ne penserò in futuro. Ma per ora mi concedo un po’ di tempo. È normale che si parli del futuro, ed è positivo, perché significa che le persone si interessano a me e vogliono sapere dove andrò. D’altra parte, personalmente, a volte lo trovo un po’ inutile. Resterò? Non resterò? Per ora non c’è alcuna certezza. A volte mi capita di leggere certi articoli, cose sui social, e mi viene da ridere perché ci sono notizie che vengo a sapere proprio lì“.
Sui requisiti della squadra da scegliere: “Potrebbe offrirmi la luna (ride ,ndr). È una domanda molto difficile per me. Cerco un’emozione, un feeling. Voglio sentirmi davvero in sintonia con la squadra, con persone che apprezzo. Penso che sia la cosa più importante, in fin dei conti”.
Sul bilancio della propria annata: “Ne sono abbastanza soddisfatto, sia fisicamente che mentalmente. Questo mi dà fiducia per il futuro. Ed è proprio per questo che non ripenso alla mia stagione, perché sono fiducioso per il futuro”. Il momento più alto è stato ovviamente il successo ottenuto a Il Lombardia: “Penso che sia stato il momento in cui mi sono espresso al meglio nella mia carriera, perché era un insieme di fattori. Il fatto che fosse una Monumento e, soprattutto, che fosse la fine della stagione. Non c’era più bisogno di pensare a ciò che sarebbe successo dopo. Quindi, inevitabilmente, vivi appieno il momento. Non hai più lo stress di non bere la tua bevanda di recupero, di non recuperare bene, perché in realtà non c’è nessun obiettivo dopo”.
Lo sguardo è già puntato sui prossimi obiettivi: “Ho il tempo di godermela, ma in modo più discreto. Rimane più dentro di me. Se inizi subito a esaltarti un po’ dopo la Freccia, alla Liegi sarà complicato. È uno stato d’animo che mi impongo e che è necessario per la prestazione. D’altronde, non mi dispiace nemmeno tenerlo per me. So di essere felice, ma non ho necessariamente bisogno di comunicarlo a tutti. E la gente può anche capire che sono felice, ma che ho degli obiettivi da raggiungere in seguito. In realtà è una forma di protezione“.
Il giudizio severo nei confronti delle proprie sconfitte: “Mi aiuta a sfogare tutta la frustrazione che provo. E mi permette di voltare pagina. Se mi illudo, se comincio a dire ‘Sì, capita a tutti…’, in realtà è peggio, mi blocca. Non bisogna cercare scuse. Vedo sia il lato positivo che quello negativo. Questo non significa che mi giustifichi per quello che ho fatto. Ma significa che vado avanti e imparo dai miei errori. È un tratto caratteriale nella vita di tutti i giorni, ma è inevitabilmente amplificato quando si tratta di ciclismo”.