GP Malesia
La MotoGP può permettersi un Mondiale deciso dagli infortuni? Tutti i contendenti al titolo 2026 si sono “rotti”. È sostenibile?
Se si vuole effettuare un’analisi sul Mondiale di MotoGP che vada al di là delle banalità e dell’ovvio, ossia che Marc Marquez è un pilota di una forgia totalmente diversa e di qualità ben più pregiata rispetto a quella di tutti i suoi colleghi, bisogna guardare a un peculiare aspetto della classifica iridata. Tutti e tre i contendenti per il titolo hanno dovuto disertare (almeno) un Gran Premio a causa di infortuni.
Marquez ha dato forfait a Le Mans e al Mugello. Jorge Martin si è arreso al dolore proprio in Malesia, mentre Marco Bezzecchi ha dovuto alzare bandiera bianca in Germania. La domanda è semplice. Questa MotoGP può essere ancora considerata sostenibile? D’accordo, motorsport is dangerous, lo sappiamo tutti. Anzi, per fortuna esiste ancora una componente di rischio, altrimenti queste competizioni non avrebbero senso di esistere.
Cionondimeno, motorsport cannot be too dangerous! Il gioco vale la candela fino a quando il pericolo è accettabile. Viceversa il giocattolo si rompe, così come le ossa dei piloti. È un attimo perché un sistema collassi. La sensazione è che la MotoGP sia una sorta di gigante dai piedi di argilla, che voglia avere sempre più eventi e visibilità, ma così facendo mette a repentaglio i suoi stessi protagonisti.
Oramai si corrono 44 gare all’anno. Il fatto che 22 di esse siano dimezzate non riduce comunque il fatto di dover andare al limite. Se pensiamo, poi, che dal 2027 raddoppieranno anche le qualifiche, significa aumentare ulteriormente le sessioni in cui i centauri dovranno lambire il filo del rasoio, con la possibilità sempre più elevata di tagliarsi. Si moltiplicano gli appuntamenti in cui bisogna correre senza remore, con tutti gli annessi e connessi nefasti del caso. Le attuali MotoGP sono diventate dei proiettili su due ruote. Quelle del 2027, teoricamente, dovrebbero essere meno veloci. Però non saranno certo ferme!
Viene da chiedersi se è accettabile che un Campionato del Mondo possa vedere tutti i protagonisti dover passare almeno una volta dall’infermeria nell’arco della stagione. Come se fosse inevitabile dover subire degli infortuni. Al contempo, ci si domanda se abbia senso che un titolo iridato possa essere deciso dagli incidenti. Perché, parliamoci chiaro, anche il momento in cui ci si fa male può influire.
Prendiamo il caso di Bezzecchi, infortunatosi proprio a ridosso della pausa estiva. In questo modo, ha potuto “sfangarla”, evitando di dare forfait a più di una gara. Però, se lo stesso incidente fosse accaduto a Mandalika, quanti appuntamenti avrebbe dovuto saltare? Forse fare una domanda a Martin al riguardo potrebbe aiutare. Può essere anche la tempistica degli incidenti un fattore crucialee nell’assegnazione di un Mondiale?
Siamo prossimi alla fine della stagione 2026, ma certi quesiti stanno venendo sollevati solo ora. A chi di dovere il compito di valutare se determinate nefande dinamiche possano essere tollerabili anche in futuro e se la situazione non possa ulteriormente peggiorare, sino a diventare ingestibile.