Formula 1
Kimi Antonelli: “Correrò nel 2027 ancora col 12 per un motivo. Senna è un modello di ispirazione”
Il sogno è diventato realtà e Kimi Antonelli ha finalmente potuto lasciarsi andare alle emozioni. Il titolo mondiale di F1, conquistato al termine di una stagione straordinaria, ha consegnato all’Italia un nuovo campione e al giovane pilota Mercedes un traguardo destinato a segnare per sempre la sua carriera. Ai microfoni di Sky Sport, nell’intervista realizzata da Carlo Vanzini dopo la gara in Messico, il neo-iridato ha ripercorso i momenti più intensi della giornata, senza nascondere la commozione e guardando già ai prossimi obiettivi.
La tensione accumulata durante il campionato ha lasciato spazio a una gioia difficile da contenere, soprattutto negli ultimi chilometri della gara. Antonelli ha raccontato di aver cominciato soltanto dopo il traguardo a comprendere davvero la portata dell’impresa: “Sto iniziando a realizzare. L’ultimo giro è stato davvero emozionante, ho mollato completamente il passo perché avevo le lacrime agli occhi. Facevo fatica a vedere la pista. È stato davvero emozionante e lo è ancora adesso. Un momento incredibile, soprattutto poterlo condividere con la mia famiglia, con il mio team e con i miei amici“.
Una vittoria che assume un significato ancora più speciale per la fotografia che ha già fatto il giro del mondo: quella di Antonelli portato in trionfo da due autentiche leggende della Formula 1 come Lewis Hamilton e Max Verstappen. Un’immagine che il ventenne non ha alcuna intenzione di dimenticare, tanto da aver già deciso dove conservarla: “Farò il frame e me la metterò sul muro in casa. È stato incredibile. Sono quei momenti che rimarranno con te per tutta la vita“.
Dietro il successo, però, non c’è soltanto il talento di un predestinato. La conquista del campionato è il risultato di un percorso caratterizzato da continuità, maturità e capacità di mantenere un rendimento elevato anche nei momenti più delicati. Ripensando alla stagione, Antonelli ha individuato in Monza il passaggio decisivo, quello in cui la possibilità di conquistare il titolo ha cominciato ad assumere contorni concreti: “Dopo Monza. È stata una stagione incredibile, siamo stati molto consistenti. Ora cercheremo di finire bene: mancano ancora delle gare e sarebbe bello chiudere con dei bei risultati in vista del 2027“.
La soddisfazione per il traguardo raggiunto non modifica, tuttavia, l’approccio con cui il pilota italiano intende affrontare il futuro. Anche nella scelta del numero da utilizzare nella prossima stagione emerge la volontà di non lasciarsi condizionare dal successo. Antonelli ha infatti deciso di conservare il 12, diventato ormai parte della sua identità in pista, attribuendogli anche un significato particolare: “E rimarrò così. Resterò col 12: è un modo per me per rimanere con i piedi per terra. Mantenere il 12 per me è come un nuovo punto di inizio, in cui ricostruire e cercare di replicarsi. È un modo per restare concentrati per il prossimo anno“.
Una mentalità che richiama anche uno dei riferimenti più importanti della sua crescita sportiva. Alla vigilia dell’appuntamento brasiliano, inevitabilmente legato alla figura di Ayrton Senna, Antonelli ha parlato dell’influenza esercitata dal campione brasiliano durante il suo primo Mondiale. Non soltanto per le qualità al volante, ma soprattutto per l’approccio alle corse e alla vita: “Ayrton rimarrà sempre un modello di ispirazione, non solo come pilota ma anche come persona. Quest’anno, molte volte, mi sono riguardato un sacco di sue interviste per capire un po’ come approcciava le gare e l’anno. Sarà sempre, insieme alla mia famiglia, un punto di riferimento“.
La vittoria iridata rappresenta un’impresa che va ben oltre le difficoltà affrontate per raggiungerla. Nel confronto tra le tappe più importanti della sua giovane vita, dalla patente al diploma, Antonelli non ha dubbi su quale sia stata la prova più impegnativa. Il Mondiale si prende il primo posto senza possibilità di discussione: “Il Mondiale… senza dubbio, fuori discussione. Non è semplice, soprattutto questo weekend a livello di emozioni non è stato facile. Avevo molte farfalle nello stomaco, ma sono davvero contento che ce l’abbiamo fatta. Forza Italia, sempre“.
Il successo non sembra aver cambiato il modo in cui Kimi guarda a sé stesso e al proprio ruolo. Consapevole di poter diventare un punto di riferimento per tanti giovani che sognano di arrivare in Formula 1, il nuovo campione ha voluto sottolineare il valore dell’umiltà e degli insegnamenti ricevuti nel corso della sua crescita. Restare fedeli alla propria identità, indipendentemente dai risultati e dalla popolarità, è la lezione che intende portare con sé anche dopo aver raggiunto la vetta: “Una cosa che mi hanno insegnato è cercare di rimanere sé stessi. Non importa quanto successo hai, dove ti trovi e dove corri. La cosa importantissima è rimanere sempre con i piedi per terra e godersi anche questi momenti. Qui c’è anche un bellissimo gruppo di ragazzi che ha un ruolo importantissimo nel raggiungere questo obiettivo. Un ringraziamento speciale va anche a loro: la gente vede più noi in pista e non vede tutto quello che c’è dietro, ma vi garantisco che il lavoro che fanno questi ragazzi è incredibile“.