Pallavolo
Kate Antropova: “Da posto 4 in certi momenti non potevo essere determinante. Non sarei andata in un altro club italiano”
Kate Antropova non ha probabilmente bisogno neanche di presentazioni. Con la maglia azzurra ha vinto praticamente tutto, compreso quello storico oro olimpico a Parigi 2024. Il suo arrivo in Nazionale ha sicuramente dato una nuova dimensione all’Italia, rendendola una squadra ancora più forte. Nel nostro campionato ha vestito per molte stagioni la maglia di Scandicci, con cui è arrivata sul tetto del mondo, ed ora ha deciso di vivere una nuova avventura in Turchia all’Eczacıbaşı. Antropova è stata ospite dell’ultima puntata di Volley Night, il programma che va in onda sul canale YouTube di OA Sport, facendo un bilancio appunto tra Italia, Scandicci ed ora Eczacıbaşı.
Sulla scelta di andare in Turchia: “Questa scelta diciamo che è stata fatta perché avevo voglia di cambiare, avevo voglia di vedere qualcosa di nuovo. Questa è la cosa che ho cercato di sottolineare un po’ sempre, un po’ per tutti, perché assolutamente non è stata fatta perché mi trovavo male. Ho deciso che era arrivato il momento di cambiare, ma in Italia per il momento non mi sentivo di andare in nessun altro club, perché stavo talmente bene sia nella città che con la società (Scandicci, ndr). Ho avuto un po’ di proposte, ma ho anche sempre voluto giocare nei campionati esteri, in Turchia o forse in futuro anche in Giappone, perché mi incuriosisce. Il campionato turco abbiamo visto che è di altissimo livello e anche nelle manifestazioni internazionali abbiamo visto l’anno scorso che sono stati loro le squadre vincenti, quindi sicuramente il livello è molto alto. Poi è un’altra sfida, un’ennesima sfida personale, perché appunto avendo 23 anni sono anche curiosa di scoprire altro. L’Italia è bellissima, mi fa impazzire, però ecco qua sicuramente sono tornata a mettermi in prova molto bene con la lingua, con una cultura diversa, sono molto curiosa. Quindi cambiare proprio la prospettiva, vedere altro era molto importante per me, per non lasciarmi alla stagnazione in un posto solo, per quanto molto molto bello”.
Un bilancio di inizio stagione e la presenza in campionato di una corazzata come il Vakifbank: “Sicuramente la presenza del Vakif è uno stimolo in più, c’è la voglia di sconfiggere questa squadra. Ho detto: «Ah, ok, allora anche qua c’è questa squadra da battere». Ottobre non è stato uno dei mesi più semplici perché abbiamo avuto delle partite complicate, con anche le partite della Supercoppa, subito un inizio molto acceso dunque. Sicuramente la squadra è nuova rispetto alle altre due. Sia Vakif che Fener sono comunque squadre che stanno insieme da due anni e hanno cambiato poco. All’inizio questo penso possa essere per noi uno svantaggio, perché appunto dobbiamo ancora prendere il nostro ritmo e comunque trovarci bene in campo. Tutte queste cose sono più che normali per una squadra nuova all’inizio. Ma alla lunga penso che può diventare il nostro grande vantaggio se riusciamo a sfruttare bene sia le caratteristiche personali che anche quelle di squadra, perché abbiamo un margine di crescita secondo me molto alto. Quindi sono molto positiva, mi piace tantissimo come lavoriamo in palestra. E quindi sicuramente sia la partita con la rimonta che comunque anche la seconda in cui siamo andati due a zero sono tutte e due che ci danno esperienza, anche se poi è stata amara, ma comunque un’esperienza molto importante. Per quanto loro sono brave, l’abbiamo visto anche in finale della Champions, sono capaci di ribaltare qualsiasi risultato con qualsiasi squadra, ma sappiamo che per quanto tantissimo c’è di merito loro, da parte nostra ci sono stati errori ed è un qualcosa su cui possiamo lavorare. Quindi per il momento il bilancio è molto positivo, il livello non si fa mancare, quindi andiamo avanti, vediamo cosa ci aspetta”.
Un’estate in azzurro che ha visto Antropova cambiare ruolo e questo è stato sicuramente il tema caldissimo per l’Italia prima e durante gli Europei: “Per l’estate è stato assolutamente molto difficile, ma come lo è stato per me, lo è stato anche per tutta la squadra, penso, perché comunque si sono dovute adattare nel corso della stagione, ma soprattutto nella parte più importante dell’estate che è stato l’Europeo. Appunto io prima di iniziare l’Europeo non mi sono allenata per circa un mese, penso un mese e mezzo da posto quattro, quindi la forma non era proprio smagliante. La povera Fersino ha dovuto coprirmi tantissime ricezioni e poi anche Miryam (Sylla, ndr) si è presa una grandissima parte del campo. Il cambio di difesa non è stato semplice per nessuno credo. Se da una parte c’è il rammarico per la finale, dall’altra sono davvero contenta e fiera di quello che abbiamo fatto”.
Un cambio di ruolo che ha sicuramente portato a dei momenti di difficoltà e Antropova spiega come li ha superati: “Stavo ripensando da poco a questa cosa, perché ce ne sono state, sia da me come opposta, ma soprattutto da me come posto quattro. Perché ci sono dei momenti in cui da opposta probabilmente riesci un po’ ad aiutarti, a correggerti anche da sola, ma da posto quattro io facevo molta più fatica a fare questo, perché appunto non avendoci mai giocato, non avendo tra virgolette le basi di quel ruolo lì, a volte facevo tanta fatica. Una delle mie caratteristiche principali è il fatto di essere determinante, di mettere giù i palloni. Cioè io sono una che voglio i palloni sui 23 pari, voglio la palla. Quindi il fatto che in certi momenti non potevo essere determinante in attacco sicuramente mi è pesato, proprio per le mie caratteristiche personali, per quello che vorrei dare alla squadra e il contributo che voglio dare”.
Sul ritorno della Russia: “Insomma è un bel ritorno, è un ritorno importante. Secondo me le ragazze non ci credono ancora che riusciranno a partecipare, nel senso che finché non sono lì non ci credono. E capisco molto bene questa cosa. A me, ad esempio, è successo con le Olimpiadi. Sì, sì, no, faccio parte, sì, certo, sono nell’elenco, sì, partiamo… Io finché non metto il piede a Parigi, finché non atterra questo aereo, io non ci credo. E quindi sicuramente ha fatto anche tanto effetto a loro, ma capisco che sono un po’ ancora nel: «Ok, non penso e non mi faccio le idee perché sennò poi, se non succede…». Assolutamente un in bocca al lupo enorme a loro, perché per loro non sarà semplice riprendere le competizioni internazionali e poi sono una squadra giovane. La cosa che avevo già detto forse in un’intervista è che spero che, per quanto loro sono degli atleti incredibili e fondamentali per il loro club, spero che non avranno la pressione in nazionale del dover vincere tutto e subito, o del sentirsi dire perché nel club giocate in un modo e in nazionale in un altro. Bisogna dare del tempo, perché non è mai semplice riprendere dopo un lungo stop e comunque adesso il livello secondo me si è pareggiato molto tra diverse squadre. Secondo me tantissime possono mettere in difficoltà chiunque e quindi sarà un ritorno bellissimo, secondo me non semplice e vedremo cosa faranno”.
Sulla vittoria di Scandicci del Mondiale per Club: “Allora, la vittoria del Mondiale per Club è stata stupenda perché, a parte che batti Conegliano, quindi già per sé è stupendo. Poi l’ho fatto con il club in cui sono stata cinque anni e soprattutto che non aveva mai vinto questa coppa. Quindi portare proprio questo trofeo alla città di Scandicci è stato bellissimo, perché comunque si sa che c’è stata tantissima dedizione negli anni. Sì, abbiamo vinto delle coppe europee diverse dalla Champions, comunque siamo arrivati anche in finale della Champions League, quindi un po’ di cose le abbiamo fatte, ma proprio finalmente riuscire a portare una coppa diversa, nuova, battendo Conegliano, è stato speciale. Perché poi sappiamo che tutta la città ci ha seguito, ci ha guardato. Pensare che le persone si radunano per vedere le tue partite con la nazionale forse un pochino lo dai per scontato, tra virgolette. Pensare che Scandicci si è radunata e ha festeggiato, ha potuto festeggiare con noi il fatto di vincere questa coppa è stato speciale. Quindi probabilmente sì, anche quella, insieme alla vittoria olimpica, è una delle vittorie che mi ricorderò di più per il momento, per tutto il valore”.
La vittoria più bella: “Quella olimpica per il momento non ha eguali, è sempre lì. Davvero probabilmente nemmeno ora abbiamo ancora realizzato cosa abbiamo fatto. È sempre lì, inarrivabile per il momento”.
Sulla sua esperienza nelle giovanili e se si cerca subito la specializzazione: “Allora, le giovanili ho fatto una parte in Russia e una parte in Italia, quindi ho due visioni completamente diverse, perché appunto in Russia io ho fatto tutto. La mia storia preferita è che mi hanno messo pure a fare la palleggiatrice, ma non perché sapevo palleggiare, ma perché non c’era nessuna. Poi in Italia sono arrivata e hanno stabilito un po’ più il ruolo, ma ci stava, perché avevo già quattordici anni. E poi sono arrivata da centrale, cioè io in Italia sono arrivata che ero una centrale. Ho fatto veramente di tutto”.
La pressione del dover arrivare a realizzare qualcosa: “La pressione iniziale per me era anche il fatto di aver scommesso la mia scelta di vita su questo sport. Quindi la quantità di impegno era massima sempre, perché sapevo che ci siamo trasferiti solo per il fatto di giocare a pallavolo. Non era una scelta di vita dei miei genitori, era proprio: «Ok, lo facciamo per te, lo facciamo per…». Poi loro non mi hanno mai fatto pesare nulla, però comunque lo sapevo che insieme alla decisione di «Ok, mi trasferisco» era compreso anche il fatto di dire: «Allora provo a impegnarmi al massimo, perché provo a intraprendere questa strada, poi vediamo dove mi porta». Quindi sicuramente la pressione interna c’era. Poi da fuori, forse avendomene messa talmente tanta dall’interno, non ho sentito quella esterna. Quindi probabilmente il fatto di non sentire così tanto la pressione proprio all’interno del club di A1 è stato anche perché sono proprio cresciuta con diverse altezze di pressione, piano piano, ogni anno. E sicuramente non è come fare un passaggio da una squadra di, tra virgolette, media, metà classifica, a passare nelle prime due, nelle prime tre. Sicuramente non è lo stesso, quindi sono stata anche fortunata in quello”.