Formula 1
F1, la Ferrari deve riflettere sul suo futuro. Vasseur leader debole, i piloti fanno ciò che vogliono. Così, non si vincerà mai
Catastrofe Ferrari nel Gran Premio del Messico. Non dal punto di vista prestazionale, anzi. Bensì sul piano gestionale. Quanto accaduto ieri nell’autodromo intitolato ai fratelli Rodriguez è la fotografia di tutto ciò che non va all’interno del Cavallino Rampante. La squadra è allo sbando, non c’è un direttore d’orchestra in grado di produrre una sinfonia armoniosa e gli orchestrali pensano solo a far sentire il proprio strumento più di quello degli altri.
Il pasticcio tra Lewis Hamilton e Charles Leclerc alla curva quattro ha precluso alla Scuderia di Maranello la possibilità di tornare al successo. Pur disponendo della monoposto più competitiva nell’aria rarefatta messicana. Ha ringraziato Max Verstappen, che si è portato a casa l’ennesima affermazione a Ciudad de Mexico, dimostrando per l’ennesima volta di essere un fuoriclasse. Forse, però, neppure lui potrebbe sistemare la situazione ferrarista.
Frederic Vasseur si è lamentato apertamente dei confronti dei piloti ai microfoni francesi di Canal+. “Hanno mancato di rispetto verso il marchio e verso tutte le persone che lavorano nel team. Sprecare una vittoria in questo modo non si può accettare. Avrò tempo e modo di parlare con i piloti. La situazione sta sfuggendo di mano, i piloti non devono correre per loro stessi, corrono per un marchio, per degli sponsor e per duemila persone che lavorano alle loro spalle”.
Tutto vero, tutto giusto. Però chi dovrebbe essere preposto a evitare situazioni del genere? Proprio colui che ha pronunciato queste parole! È il manager transalpino a gestire il team, a lui spetta il compito di fare da capitano della nave. Un bastimento però evidentemente alla deriva, senza nessuno a tenere il timone. Alla luce di quanto si è visto in pista, l’impressione è che non si sia preparato alcun piano strategico per il Gran Premio.
Leclerc ha lanciato un deciso attacco a Hamilton, generando una battaglia fratricida. Verstappen avrà sicuramente sogghignato sotto il casco, approfittando al meglio dell’accaduto. Poi, la sua classe ha fatto il resto. Il nederlandese ha festeggiato per l’ennesima volta, lasciando al britannico e al monegasco solo musi lunghi e rancori. Chi comanda il team, invece, si trova in casa un paio di gatte da pelare.
Hamilton è uno che ha già combattuto battaglie intestine, con Fernando Alonso in McLaren e con Nico Rosberg in Mercedes. Però, in ambedue i casi, c’era in palio qualche titolo mondiale. Non un successo di giornata. Leclerc invece continua a essere un pilota irruente, ambizioso, il quale tuttavia non riesce a uscire dalla categoria dei wannabe.
Vasseur dice bene, per carità. Le sue parole sono condivisibili. Il problema, però, è che lui dovrebbe essere l’ultimo a pronunciarle! È lui che dovrebbe gestire i suoi uomini. Proprio per questo, com’è possibile sciupare un’occasione del genere, quando il massimo a cui si può ambire è qualche successo estemporaneo? Inutile parlare di potenziale, di sviluppi, di “dobbiamo capire”. Cosa c’è da capire?
Quanto accaduto ieri sera a Città del Messico è inquietante, poiché rivela come la Ferrari sia priva di una leadership forte. Se Vasseur non ha fatto discorsi ai suoi piloti, è un leader debole, perché manca di lungimiranza. Se Vasseur ha fatto discorsi ai suoi piloti, ma si sono comportati come si sono comportati, è un leader debole, perché manca di autorità; e un leader debole non è un leader. Può essere efficace solo se è un dealer, come si dice in America, uno in grado di mettere d’accordo tutti. Però, evidentemente, non è questo il caso.
Se a Maranello vogliono veramente tornare a vincere il Mondiale, devono innanzitutto essere uniti. Un esercito privo di generali, oppure che non segue i propri comandanti, è destinato a essere sbaragliato da chi è più organizzato e disciplinato, anche se quel qualcuno è meno forte. O si agisce subito, oppure “l’anno prossimo” non sarà il 2027, bensì il duemila mai.