Formula 1

F1 e MotoGP (quasi) in contemporanea: come calpestarsi i piedi rimettendoci entrambe

Francesco Paone Casati

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Kimi Antonelli / IPA Sport

Il Gran Premio del Qatar di MotoGP prenderà il via solamente un’ora prima rispetto al Gran Premio del Brasile di F1. Si tratta di una dinamica anomala e potenzialmente controproducente, soprattutto se dovesse verificarsi qualche imprevisto nel Motomondiale. Per fortuna si corre nel deserto, perché se la gara fosse stata in un contesto differente, la pioggia avrebbe potuto generare ritardi letali.

Il fatto che i due appuntamenti siano così vicini non è il massimo della logistica mediatica, soprattutto considerando come la testa organizzativa sia la medesima. Va anche sottolineato come la situazione si sia generata in seguito alle circostanze che hanno portato al rinvio dell’evento mediorientale. In realtà, nei piani originari, il Motomondiale avrebbe dovuto riposare questo weekend. Invece i cambiamenti del calendario hanno portato allo scenario di avere la partenza della MotoGP e quella della Formula 1 distanziate di soli 60 minuti.

Tuttavia, in un mondo dove si tende a “creare l’evento”, è evidente come entrambe le categorie vadano a perderci, calpestandosi i piedi a vicenda. La gara di MotoGP coincide con il “build-up” della Formula1, mentre il post del Gran Premio del Qatar sarà oscurato dal Gran Premio del Brasile. Insomma, si svaluta il contorno di ambedue gli appuntamenti.

In realtà, è evidente come la MotoGP perda molto più della F1. Le due entità non sono certo paragonabili in termini di seguito globale. La prepotenza mediatica, soprattutto nell’ambito dei social network, delle quattro ruote è decisamente più prorompente rispetto a quella della controparte su due ruote. Ubi maior, minor cessat insegnavano i latini. Al riguardo, in termini mondiali, il maior sarà sempre la F1 e il minor la MotoGP.

Si prende atto di quanto accaduto, consapevoli che sia scaturito da una serie di eventi non pianificati. La speranza, per il Motomondiale, è che non si verifichi più qualcosa del genere. In uno scontro diretto, non avrebbe speranze contro la Formula 1, troppo forte, troppo patinata e troppo abile a vendere sé stessa per essere contrastata da una categoria che, per quanto più bella e più genuina, è economicamente e mediaticamente figlia di un Dio minore.

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