Combinata nordica
Combinata nordica, segnali di sfaldamento anche dall’Austria. Ösv garantisce supporto fino al 2029, ma non oltre
Nelle scorse settimane, l’ex combinatista Eric Frenzel, ora diventato una figura prominente nello staff tecnico della Germania, aveva lanciato il grido d’allarme. “La combinata nordica può restare viva sino al 2028, poi non ci saranno più risorse economiche per sostenerla”. Ovviamente, quanto dichiarato, è figlio dell’esclusione della disciplina dal programma dei Giochi olimpici 2030.
I segnali di sfaldamento di questo sport sono molteplici, a cominciare dalla “fuga” di tanti atleti che preferiscono tentare la sorte nel salto con gli sci, specializzandosi sul trampolino, piuttosto di restare a competere in un ambito uscito dalla famiglia a Cinque cerchi. Inoltre, anche Nathalie Armbruster – la donna di punta del movimento teutonico – ha espresso grande preoccupazione per un futuro estremamente incerto.
A proposito di futuro, i nuvoloni cominciano ad addensarsi anche in terra austriaca. La Ösv, ossia la federazione nazionale d’Austria, ha garantito supporto economico sino al termine della stagione 2028-29 e non oltre. Certo, non è stata esclusa la possibilità di continuare a sostenere la combinata nordica anche dopo tale inverno, ma è evidente come negli uffici federali vogliano vederci chiaro. Se non varrà la pena investire in questo sport, le risorse saranno dirottate altrove.
Il problema, per la combinata nordica, è che se in Germania e in Austria si comincia a disinvestire, allora davvero siamo prossimi al fine vita. Tre sono le nazioni dove questo sport ha ancora una certa considerazione. Alle due appena citate, aggiungiamo la Norvegia. Se le potenze di quest’ambito iniziano a sbaraccare, non c’è alcun futuro. Il rinculo della decisione del Cio, però, lo si vedrà solo a cominciare dalla primavera 2027.
Sostanzialmente, tutte le federazioni nazionali avevano già stanziato il budget per il 2026-27 nel momento in cui si è concretizzata l’uscita dal programma olimpico. Però, già tra qualche mese, è possibile che vi siano Paesi di seconda e terza fascia che decidano di chiudere il proprio settore. D’altronde, perché dovrebbero portarlo avanti? Non sono competitivi e non hanno neppure la visibilità olimpica. Da lì, potrebbe cominciare l’effetto domino che rischia di portare al decesso della combinata nordica stessa.
Più che effetto domino, sembra uno sfaldamento dovuto all’esposizione a una forte fonte radioattiva. Sarà una metafora forte, ma l’esclusione dal programma olimpico 2030, per quanto annunciata (almeno per chi ha un occhio critico, mentre alcuni diretti interessati hanno avuto l’ardire di cascare dal pero), ha rappresentato un’autentica detonazione nucleare. Questo genere di catastrofe può non far sentire i propri effetti immediatamente, bensì dopo mesi e anni.
Insomma, la situazione si fa sempre più preoccupante. Hanno ragione gli atleti e i tecnici a essere spaventati. Se certe federazioni nazionali non si metteranno una mano sul cuore, allora non ci sarà alcun modo di superare questa crisi. Il guaio è che per “mettersi una mano sul cuore” si intende “mettere una mano nel portafogli”; e senza sponsor o visibilità, è comprensibile che nessuno voglia farlo.