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WTA Osaka 2026: Siniakova e Krueger di nuovo in finale una contro l’altra, ma stavolta da sole

Federico Rossini

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Katerina Siniakova / LaPresse

Ad Osaka arriva il paradosso dei paradossi: la finale è una riedizione a metà dell’ultimo atto del doppio agli US Open. La ceca Katerina Siniakova e l’americana Ashlyn Krueger, infatti, si giocheranno il trofeo in terra giapponese dopo esser state avversarie nel match conclusivo, ma in coppia con altre (Townsend da una parte, Montgomery dall’altra), in quel di New York. Incrocio davvero particolare, in sostanza, dopo le semifinali giocate nella mattina italiana.

Il primo confronto è il derby tutto americano tra Krueger e Ann Li, con la prima che riesce a vincere il parziale d’apertura per 6-4 dopo aver ceduto un lunghissimo primo game con tanto di break. Poi tantissimi giochi ai vantaggi, il controbreak per il 2-2 e, infine, anche il set. Meno game lottati nel secondo, con Li che prova a fuggire sul 3-2 salvo venir ripresa sul 4-4. Il naturale esito è il tie-break, in cui la numero 25 WTA ha sempre il pallino della situazione e chiude per 7-4. Molto più definite le cose nel terzo parziale: subito break di Krueger che poi gestisce abbastanza tranquillamente la situazione e, infine, strappa ancora la battuta all’avversaria per il 6-4 6-7(4) 6-3 finale.

Nell’altra semifinale tutto molto più semplice per Siniakova contro la britannica Katie Boulter, che finisce sotto un 6-1 6-4. Nel primo set non c’è fondamentalmente storia, con la ceca semplicemente superiore fino al 5-0. C’è anche una chance di 6-0, ma alla fine, alla quarta opportunità, giunge il 6-1. Meno lineare il secondo parziale, con quattro break consecutivi e due occasioni in cui Boulter non riesce a scappar via. Decisivo il nono gioco, molto lungo, da 20 punti e in cui, al settimo tentativo, Siniakova va sul 5-4 e poi chiude il match poco dopo.

Per la ceca è l’11a finale sul circuito WTA, mentre è la 3a per Krueger. 4-0 il bilancio dei precedenti a favore della prima, che in caso di vittoria può rientrare nelle prime 50, al 49° posto per la precisione. Dovesse farcela l’americana, invece, per lei scalata fino al numero 37.

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