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Stefano Mazzoli: “Ho uno staff tutto italiano di cui mi fido. Putt da rendere più stabile, nel 2027 PGA Tour”

Andrea Ziglio

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Stefano-Mazzoli / Credit-Raffaele Canepa-3MIND-FIG-scaled

Stefano Mazzoli ha visto cambiare la propria carriera nel mese di luglio, quando ha saputo trionfare al Corales Puntacana Championship in Repubblica Dominicana, un evento che vale sia per il DP World Tour che per il PGA Tour. Con questa vittoria il 29enne lombardo si è garantito la carta sul tour europeo fino al 2028, ma soprattutto quella per il PGA Tour l’anno prossimo. Emozioni forti che Mazzoli ha raccontato tra le molte cose nell’ultima puntata di OA Focus, il programma in onda sul canale YouTube di OA Sport.

Una carriera sportiva cominciata dallo sci: “Sciavo e facevo gare di sci, poi diventava più impegnativo, non vivendo in montagna, fare avanti e indietro anche per la mia famiglia. Avrei dovuto trasferirmi anche in montagna per poter competere. Poi mi sono fatto male un po’ di volte. Poi avevo un campo da golf a due minuti da casa, tanti miei compagni di classe giocavano. Ho tenuto entrambi per un po’ di tempo, poi, anche se ero meno bravo, ho deciso di continuare solo con il golf”.

Un inizio di carriera negli USA all’università: “Negli USA ti garantiscono tanto spazio per praticare il tuo sport, cosa che in Italia non c’è. Il golf poi è uno sport che richiede tempo ed è un ambiente che ti assicura di dedicarne il giusto allo sport. Gli studi poi vengono uniti al percorso sportivo. L’Università ha poi un occhio di riguardo per coloro che praticano sport, capiscono anche le esigenze, l’eventuale assenza per una competizione o anche il poter fare un esame più tardi. Poi soprattutto ci sono delle strutture straordinarie, che in Italia ed in Europa non si hanno, dalla palestra al campo di allenamento, tutto all’interno del campus”.

Il momento di svolta della carriera: “Un torneo chiave per me è stato l’International Series in Marocco nel 2024 quando ho finito in Top-5. Quello mi ha dato tanta spinta, oltre ad un assegno a cifre astronomiche per me. Ho capito di avere le capacità per competere, giocando bene ad Hong Kong, in Qatar, facendo anche un hole in one. Tutte queste cose mi hanno fatto prendere coscienza che potessi tenere mentalmente la pressione dei migliori giocatori al mondo”.

Cosa deve avere un buon golfista: “Un mix di cose, partendo anche dal fisico, che sta diventando sempre più importante. Sicuramente deve saper gestire le energie durante la gara e anche dopo la gara, nelle settimane di pausa. La parte mentale va alla pari con quella fisica comunque”.

L’emozione del successo di luglio dopo un anno complicato: “Mi sono emozionato perché è stato un anno difficile. A livello tecnico non ho giocato al mio meglio e ho lottato per tenere la carta del tour europeo. Quindi ero davvero con l’acqua alla gola e questa vittoria mi ha permesso di tenere la carta per il tour europeo fino al 2028 e quella per il PGA Tour per il 2027. Un’emozione liberatoria di tutta la pressione che avevo accumulato ed ora avrò anche la libertà di lavorare più tranquillamente”.

Un team di lavoro tutto italiano: “Come preparatore atletico ho Federico Colombo, come caddie adesso ho Federico Zucchetti, lo conosco da tantissimo tempo perché anche lui giocava e anche lui ha fatto l’università in America. Gli ho chiesto da farmi da caddie poco prima del torneo. Poi ho cambiato coach (Alain Vergari, n.d.r.) a maggio perchè non mi trovavo bene tecnicamente e ho fatto dei cambi grossi che hanno dato i frutti già dalle settimane dopo, partendo dal torneo in Spagna e poi arrivando alla vittoria. Un team tutto italiano, ma sono persone di cui mi fido, con cui comunico molto bene e che abbiamo un rapporto di amicizia“.

Il punto di forza e quello dove ci devono essere più miglioramenti: “Ho sicuramente molto margine sul putt, dove devo avere un rendimento molto più stabile. La mia parte del gioco sono invece i ferri medi. Poi ogni settimana vero che cambia e sono varie parti del gioco da mettere insieme”. 

Prossimi obiettivi: “A breve vorrei riuscire ad entrare alla finale di Dubai del DP WorldTour, poi vediamo come vanno le cose. L’anno prossimo mi concentrerò quasi al 100% sul circuito americano, con la stagione che partirà già a gennaio. L’obiettivo dell’anno prossimo è rimanere in America e mantenere una buona categoria”. 

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