Sci Alpino

Sofia Goggia racconta il periodo buio: “Dolori articolari inenarrabili. Mi sono spaventata: non mi venivano in mente le parole”

Giandomenico Tiseo

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Sofia Goggia / LaPresse

“Ho dovuto scandire le parole, non mi venivano in mente“. Sofia Goggia racconta così, con la lucidità di chi ha avuto paura davvero, le settimane in cui il suo corpo ha smesso di risponderle. Non è stato un infortunio, non è stato un ginocchio o una caviglia: è stato un virus. Anzi, due.

Al Teatro Armani di Milano, nel giorno del FISI Media-Day, la campionessa azzurra ha ripercorso quanto accaduto durante il ritiro di Ushuaia, in Argentina. Dopo una settimana di lavoro sugli sci, i primi sintomi: dolori articolari fortissimi, tremori alle gambe, brividi, spossatezza. I controlli in Italia, dopo il rientro anticipato, hanno chiarito il quadro: una doppia infezione, da Chikungunya (contratta in Sudamerica per la puntura di una zanzara) e da Parvovirus B19, un virus tipico dei bambini in età scolare e raro negli adulti. Non esistono cure specifiche: serve solo riposo. Goggia salterà il gigante d’apertura della Coppa del Mondo, il 24 ottobre a Sölden.

A spaventarla, all’inizio, è stato soprattutto il dolore. “Ho avuto tanti sintomi a livello neurologico, tanti tremori, difficoltà nella parola, mi sentivo molto rallentata nel camminare, come se fossi lenta, scoordinata, anche negli ultimi due giorni sugli sci“, ha spiegato. “E poi questi dolori a livello articolare inenarrabili che mi attanagliavano anche di notte“.

Eppure, ha ammesso, il pensiero è andato prima all’atleta che alla persona: “Mi sono spaventata più per i dolori che non per i tremori, o comunque per il fatto di non riuscire a scendere le scale, perché ho pensato più a questa cosa in ottica atleta che non in ottica persona“. Poi, una volta rientrata, i segnali più sottili: “Dovevo scandire molto di più le parole, non mi venivano in mente, avevo momenti di assenza e poi mi perdevo il filo del discorso“. Oggi la situazione è migliorata: “Sicuramente ora sto molto meglio, anche se mi rendo conto di essere ancora stanca“.

Goggia è abituata a rialzarsi. Ma stavolta il copione è un altro, e lo sa bene: “Grandi riprese, però sempre da infortuni o stop che avevano a che fare con il corpo, quindi infortuni meccanici sulle articolazioni, con tempi biologici che puoi forzare con la tua forza di volontà. Questo giro, con un virus che mi ha colpito soprattutto il sistema nervoso, è una cosa diversa“.

Il punto, per lei, è la lucidità, indispensabile in uno sport che non perdona: “Senza lucidità non si può andare da nessuna parte nel mio sport, perché dobbiamo gestire uno sci lungo 2,20 metri in discesa libera a 140 all’ora. Ora sto pensando a recuperare quell’aspetto“. Sui tempi, nessuna previsione: “Non ho una tempistica, perché potrebbe essere tra dieci giorni come tra un mese e mezzo. Poi penserò all’allenamento specifico sugli sci“.

Quanto inciderà tutto questo sull’annata? “Non lo so. Sicuramente la preparazione a Ushuaia, su cui contavo molto, è stata interrotta: ho fatto una settimana in cui ho anche sciato bene, quindi sono contenta di quei giorni, anche se li ho fatti con dolori invalidanti“. La partita, ora, si sposta altrove: “Devo puntare tutto sull’allenamento in America, che spero di riuscire a fare. Dovevo partire tra un mese esatto, come due anni fa“.

Obiettivi dichiarati? Per ora no. “Mi ero detta che me li sarei dati dopo il periodo a Ushuaia, ma ho dovuto interrompere dopo una settimana. C’è tutta una parte di preparazione che mi è mancata. L’obiettivo primario adesso è tornare a stare bene come persona, a livello nervoso soprattutto, e recuperare la lucidità di sempre per poter sciare“.

Poi, la fiducia nell’esperienza: “Sugli sci ho costruito una carriera mettendo le pezze, anche dopo gli infortuni che ho avuto, quindi è un percorso che conosco molto bene. Ma per farlo ho bisogno di essere lucida“.

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