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Rusedski attacca Alcaraz sul calendario: “Hai già abbastanza soldi, devi giocare meno esibizioni”

Giandomenico Tiseo

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Carlos Alcaraz / LaPresse

Il problema non è soltanto quante partite si giocano, ma anche quali impegni si scelgono di accettare. È da questa contraddizione che parte la critica di Greg Rusedski a Carlos Alcaraz, tornato più volte a denunciare gli effetti di un calendario sempre più fitto e difficile da sostenere. Le preoccupazioni dello spagnolo hanno un peso concreto: il problema al polso lo ha costretto a restare lontano dai campi per circa quattro mesi e mezzo, alimentando ulteriormente il dibattito sulla necessità di tutelare la salute fisica e mentale dei giocatori.

Per Rusedski, tuttavia, lamentarsi della saturazione del circuito non basta se, parallelamente agli impegni ufficiali, si continua a partecipare a eventi di esibizione particolarmente redditizi. Il britannico, intervenuto nel podcast Off Court, non mette in discussione la necessità di ripensare la programmazione, ma ritiene che i campioni abbiano margini di scelta più ampi di quanto spesso lascino intendere. La soluzione, secondo lui, passa dalla capacità di stabilire delle priorità e di accettare anche qualche rinuncia economica o sportiva.

La partecipazione alla Laver Cup e l’ingaggio per il torneo di Tokyo, seguiti dall’impegno a Shanghai, rappresentano per l’ex numero quattro del mondo un esempio concreto di come la ricerca di opportunità aggiuntive possa rendere ancora più impegnativa una stagione già carica di tornei.

“Ha la possibilità di scegliere se giocare o meno, ma in quel caso non riceve il bonus legato al montepremi. Non preoccuparti dei premi in denaro, Carlos. Hai già abbastanza soldi. Non è questo il problema. La questione riguarda soprattutto il ranking, ma anche la capacità di pianificare correttamente il calendario. Dopo gli US Open, ha giocato la Laver Cup, dove si guadagnano cifre importanti, e ha ricevuto un ingaggio altrettanto elevato per partecipare al torneo di Tokyo. Poi ha dovuto giocare a Shanghai. Bisogna quindi trovare il giusto equilibrio tra questi impegni“, ha dichiarato Rusedski.

La priorità, nell’ottica dell’ex giocatore, dovrebbe essere preservare le condizioni necessarie per competere al massimo livello nei tornei più importanti. “Puoi scegliere se partecipare a un torneo ATP 500, giocare la Laver Cup oppure prenderti quelle settimane di pausa per prepararti a Shanghai. Ancora una volta, tutto dipende dalla programmazione e da ciò che ritieni più importante nel calendario. Non devi sempre accettare i soldi garantiti per la partecipazione soprattutto alle esibizioni“.

A sostegno della propria posizione, Rusedski ha richiamato anche le cifre associate ai guadagni annuali dello spagnolo, sponsorizzazioni comprese. “L’anno scorso, se non ricordo male, ha guadagnato 60 milioni di dollari, sponsorizzazioni comprese. Sono abbastanza per vivere tutta la vita. Direi che può stare tranquillo. L’importante è trovare il giusto equilibrio“.

Per spiegare quale strada potrebbe seguire Alcaraz, l’ex tennista britannico ha chiamato in causa Roger Federer e Novak Djokovic, due campioni che nel corso delle rispettive carriere hanno saputo gestire la programmazione privilegiando, in determinati momenti, la qualità degli impegni rispetto alla quantità.

“Nel corso della sua carriera, Federer ha disputato circa 12 tornei all’anno. Ne ha vinti sette, è rimasto numero uno o due del mondo e ha conquistato titoli del Grande Slam. Per Carlos, quindi, la soluzione è giocare meno. È semplice. Non bisogna preoccuparsi troppo degli impegni obbligatori: a volte bisogna accettare le multe o la perdita di punti e trovare il giusto equilibrio. Ed è qui che entra in gioco l’esperienza di uno come Juan Carlos Ferrero. Si tratta di trovare il giusto equilibrio nella preparazione, soprattutto quando si è ai vertici assoluti del tennis. Anche Djokovic ha fatto lo stesso nel corso della sua carriera, riuscendo sempre a gestire bene il proprio calendario“, ha proseguito.

La posizione del britannico si fonda su un principio semplice: per un campione del livello dello spagnolo, la continuità dei risultati e il benessere fisico dovrebbero contare più di qualche posizione in classifica o di un’ulteriore opportunità di guadagno. “Carlos è un nome talmente importante che non cambia molto, per lui, essere più o meno in alto nel ranking, così come perdere denaro o qualche punto. Deve quindi trovare una programmazione che funzioni per lui e che lo faccia stare bene. Più ti senti bene, più giochi bene: un calendario migliore porta a risultati migliori. È più facile a dirsi che a farsi, quando ti vengono offerti milioni di dollari per giocare ogni settimana, ma Carlos deve trovare il giusto equilibrio. Se questo significa rinunciare alla Laver Cup o a un torneo ATP 500, allora deve saltare quegli appuntamenti“.

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