Tennis
Roger Federer non chiude alla possibilità di allenare in futuro: “Mai dire mai, anche Edberg all’inizio rifiutò”
Roger Federer sta vivendo ormai una vita lontana dai riflettori dopo il suo addio al tennis nel 2022. Lo svizzero si sta principalmente godendo il suo ritiro circondato dagli affetti ma non ha dimenticato l’amore per la racchetta e per lo sport a cui deve tutto. L’ex numero uno del mondo è infatti apparso diverse volte sul centrale di Wimbledon quest’anno in qualità di osservatore, dimostrando l’interesse per il nuovo circuito privo di figure come la sua e come quella di Rafael Nadal.
Per ora lo svizzero non sembra essere particolarmente intenzionato ad assumere un ruolo attivo nel tennis ma a Shangai non ha chiuso totalmente la porta alla possibilità di iniziare ad allenare. Queste le sue parole riportate da puntodebreak.com: “Allenare adesso no, semplicemente perché sono troppo occupato e i bambini hanno bisogno di tutta la mia attenzione. Inoltre, ho troppi progetti. Mi godo molto il mio tempo e la mia vita con mia moglie, quindi non voglio cambiare ciò per ora, ma non dire mai mai”.
Federer non ha escluso neanche la possibilità di fare il capitano nella Laver Cup, competizione con la quale chiuse la sua splendida carriera: “Suppongo che, con la Laver Cup all’orizzonte, il ruolo di capitano è qualcosa che potrei sicuramente considerare”. Il venti volte campione slam ha poi mandato un messaggio ad allenatori e genitori: “Un ragazzo di 10, 12 o 14 anni ha ancora molto tempo. In Svizzera, ho vinto i titoli nazionali nelle categorie under-12, under-14 e under-16, ma non ho progredito a livello internazionale fino a quando non ho avuto 16 o 17 anni. A volte la crescita arriva più tardi, e gli allenatori e i genitori devono essere pazienti”.
Declinando per ora un futuro come allenatore ma non chiudendo definitivamente la porta a questa idea, ha infine spiegato le ragioni di questa scelta ricordando Edberg: “Stefan Edberg non ha mai pensato di diventare allenatore, e all’improvviso si è trovato immerso nel mio mondo per due anni. Ci siamo divertiti molto. Ma dopo un anno mi ha detto: ‘Roger, mi resta ancora un anno’. Quindi credo che se torni nel circuito e vuoi avere un impatto su un giocatore, penso che probabilmente devi dedicargli almeno 20 o 25 settimane. All’improvviso, devi essere pronto nel caso in cui, sai, i Grand Slam o alcuni tornei non vadano come speravi, quindi vuoi aiutare il giocatore nel miglior modo possibile. Quindi sento che un ‘forse’ piuttosto grande, siamo onesti”.