Ciclismo
Pagelle Europei ciclismo 2026: Ciccone un grande nell’era dei mostri, Scaroni cresciuto per gradi, Pellizzari si interroghi
PAGELLE EUROPEI CICLISMO 2026
Giulio Ciccone, 9: sinceramente, cosa gli si può rimproverare? Nulla. Cosa ha sbagliato tatticamente? Nulla. Semplicemente il destino si è voltato dall’altra parte e gli ha riservato la beffa più amara della carriera per pochi millimetri. Era stato l’abruzzese ad incendiare la corsa attaccando sulla salita di Mozjanca al penultimo giro. In seguito ha saputo tenere la ruota di Evenepoel sull’ultima ascesa, non dando più cambi al belga nel momento in cui da dietro c’era Scaroni all’inseguimento. All’ultima curva, con grande destrezza, l’azzurro si era portato davanti, guadagnando anche 5 metri sull’avversario: sembrava fatta. Invece il colpo di reni si è rivelato pieno di fiele. Secondo all’Europeo, secondo alla Liegi, terzo al Lombardia. Ciccone si sta rivelando un corridore di grande caratura in questa era di mostri sacri. Meriterebbe una grande vittoria come suggello ad una carriera di rango. Oggi non era il giorno giusto. Speriamo che sappia reagire ad una mazzata che non sarà semplice da assorbire.
Remco Evenepoel, 9: completa la collezione di ori dopo Olimpiadi e Mondiali. Come la settimana scorsa a Montreal, ad ogni modo, ha dato la sensazione di essere sì in forma, ma non al 100%. Il miglior Evenepoel, probabilmente, sarebbe andato via da solo al terzultimo giro. Invece si è prodotto nell’azione buona in discesa ed ha avuto bisogno di un magistrale colpo di reni per agguantare l’ultima maglia mancante nel suo palmares.
Christian Scaroni, 8,5: dopo il quarto posto della passata edizione, conquista un sontuoso bronzo che dà un’impronta completamente diversa alla carriera. Sull’ultima salita è apparso il più brillante in assoluto. Il lombardo, classe 1997, testimonia come i corridori italiani spesso abbiano bisogno di tempo per crescere e maturare per gradi. Non tutti nascono fenomeni, ma questo è un concetto forse ormai antico in un’era dove si vuole tutto e subito. Chissà che il podio odierno non possa rivelarsi un prezioso incentivo per compiere un ulteriore salto di qualità.
Toms Skujins, 7: se ne sta a lungo coperto, poi è bravo a piazzare la zampata che vale il quarto posto. A 35 anni dimostra ancora di poter dire la sua.
Juan Ayuso, 3: si stacca praticamente subito. Lo spagnolo sta vivendo probabilmente una crisi di natura mentale: appare sempre più involuto.
Primoz Roglic, 5: l’età presenta il conto. E’ dalla Vuelta che gli manca sempre qualcosa in termini di condizione. Oggi aveva addosso il peso di un’intera nazione, considerata l’assenza dell’idolo Tadej Pogacar, tuttavia non è davvero mai stato protagonista, racimolando un’anonima decima piazza.
Giulio Pellizzari, 4: era la seconda punta dell’Italia, sulla carta dunque anche meglio di Scaroni. Eppure è uscito troppo presto dal giro, già sulla penultima salita. Questo ragazzo dovrà interrogarsi su quale strada prendere in futuro. In questa stagione, senza girarci attorno, ha sempre steccato gli appuntamenti più importanti: Giro d’Italia, Mondiali ed Europei.