Basket
Olbis Andrè: “Dobbiamo sistemare dei dettagli per arrivare a vincere. Il tiro di Pasa l’ho rivisto mille volte…”
Capitana della Nazionale agli ultimi Mondiali, ormai punto fermo del Famila Schio, figura tra quelle di riferimento del basket italiano. Olbis Andrè torna da Berlino con tanto da dire e da raccontare. E lo fa nella puntata di Basket Base, il contenitore cestistico della web tv di OA Sport, in cui racconta numerosi dettagli tra arancio e azzurro a Sofia Giulia Altavilla e Andrea Ziglio.
Si comincia col profilo del Famila: “Quest’anno abbiamo una squadra nuova, qualche giocatrice diversa rispetto all’anno scorso perciò stiamo cercando di inserirle nel nostro sistema. Quest’anno cercheremo di avere un’impronta più aggressiva rispetto al solito in difesa. Tutte le squadre non hanno nulla da perdere contro di noi perché siamo la squadra da battere, il nostro obiettivo è di presentarci pronte a giocare ogni partita e cercare di migliorare quegli aspetti utili quando arriveranno le partite più importante“.
Schio-Venezia o inserimenti? “Noi e la Reyer siamo sempre le squadre da battere, ma ci sono tante squadre interessanti e capaci di dare filo da torcere. San Martino sembrava perdere, poi ha rimontato. Livorno-Campobasso è stata punto a punto, ci saranno tante partite in cui ci saranno squadre pronti a darci fastidio“.
Nuovi arrivi (e non solo), si diceva, che a volte non sono ancora tali perché devono arrivare dalla WNBA, e per questo gli equilibri cambiano e poi ricambiano: “Non è facile, ti alleni, raggiungi un equilibrio, un certo livello, poi arrivano altre giocatrici e bisogna un po’ ricominciare. Adesso le ragazze che verranno nelle prossime settimane hanno già giocato, per cui è un pochino più facile rispetto a quando venivano giocatrici per la prima volta in quel sistema. E l’anno scorso abbiamo avuto anche un allenatore diverso, quindi era tutto un adattarsi. Bisogna farlo velocemente altrimenti non si riesce ad arrivare pronte agli eventi importanti, come il play-in dell’anno scorso per le Final Six. Stavolta è stato diverso perché anche noi eravamo in Nazionale per i Mondiali. Eravamo in tante a essere fuori. Noi siamo arrivate un pelo prima e questo ci ha dato più tempo per consolidare il lavoro fatto con le nuove. Ora il lavoro sarà di cercare l’equilibrio: la maturità di giocatrice e squadra sta nell’adattarsi più velocemente possibile. Lo stesso in Nazionale: eravamo una squadra, quest’anno c’era anche Matilde Villa e quindi bisogna riuscire a performare allo stesso modo anche con elementi diversi“.
In mezzo a questo equilibrio qual è il ruolo specifico di Andrè: “Ogni anno è sempre quello di migliorarsi. Voglio essere un po’ più solida. Sarà una stagione diversa rispetto all’anno scorso, quando Shepard prendeva più minutaggio e possessi. Quest’anno abbiamo lunghe diverse, cercherò di sfruttare questo fatto per dare più certezze alla squadra, in difesa e anche con più impatto in attacco“.
Il girone di Eurolega con il Galatasaray come prima partita: “Averci giocato già l’anno scorso permette di poter provare a recuperare errori fatti in passato. Hanno preso tante straniere brave. Noi arriveremo non ancora al completo, quelle arrivate dopo saranno appena arrivate: sarà una partita in cui servirà capire quanto siamo pronte ad adattarci, visto che non saremo pronte al 100%. Dall’altra parte anche loro hanno giocatrici arrivate dopo. Sarà una sfida a chi sarà più pronto. L’obiettivo quest’anno è fare meglio dell’anno scorso. Cerchiamo di imparare dagli errori passati per fare meglio quest’anno“.
L’importanza delle partite a un tale alto livello: “Ci ha portate tutte ad alzare il livello, l’asticella. Se guardiamo 3-4-5 anni fa molte di noi erano già a Schio o Venezia, ma non avevano tante responsabilità. Negli ultimi anni ne abbiamo avute molte di più: è stato bello vedere finali scudetto combattute e con italiane in campo che si prendevano responsabilità importanti. Questo ci ha portate ad avere più fiducia e responsabilità. Tutte giochiamo, tutte abbiamo la maturità di sapere cosa fare e non fare, e questa è una differenza rispetto alle partite passate dove tutta la pressione andava su Cecilia. Adesso lei è sì fortissima, si prende tiri importanti, è sì fortissima, ma vive le partite con meno pressione sapendo che il resto della squadra è pronta ad aiutarla“.
Favorite dell’Eurolega: “Il Galatasaray quest’anno è molto forte. Magari poi le giocatrici devi saperle far giocare in un certo modo. Il Fenerbahce non ha le stelle di una volta, ma hanno una certa esperienza e fa brillare il primo che passa in mezzo alla strada. Poi più o meno siamo lì per livello, poi bisogna vedere chi sarà più attento nei dettagli. L’America da un lato toglie tante giocatrici, ma dall’altro ne da molto a noi europee per prendersi più responsabilità“.
E un’altra lega che sta “togliendo” americane all’Europa è Unrivaled: “Adesso un’americana deve decidere perché in WNBA si sono alzati gli stipendi, anche in Unrivaled si dovrebbe guadagnare molto, adesso dovrebbe partire Project B. E adesso devono capire se possono partecipare a queste leghe. Un po’ toglie qualità, ma permette a noi europee di poter avere più minuti e spazi. E di crescere“.
Un giudizio sul Mondiale italiano: “Incredibile. Ho l’emozione contrastante tra l’intensità di quello che abbiamo vissuto e dimostrato nel competere con le squadre affrontate e il rammarico di esser state a tanto così dal fare determinate cose senza riuscirci. Esperienza incredibile. Non ci aspettavamo di avere così tanto seguito e tante persone, da quando entravo a quando uscivo e tutti urlavano per noi. Abbiamo dimostrato tecnicamente tante cose. Il rammarico è che spesso siamo partite male, un conto è giocare punto a punto dall’inizio e un altro stare a rincorrere. Però è anche vero che era la prima volta che eravamo alla tavolata delle grandi. Serve l’esperienza di giocare, competere, recuperare una partita iniziata male, dobbiamo sistemare dei dettagli che portano non solo a competere, ma anche a vincere“.
Distribuzione delle partite come svantaggio, e distanza da quel livello: “La cosa più pesante è giocare un giorno dopo l’altro, che però capita a tutte le squadre. Finisci alle 10:30, il tempo di fare tutto e il giorno dopo sei un po’ sballato. Girone tosto, ma è un Mondiale, magari passi facile, ma ti becchi un ottavo o un quarto tosto. Quasi ci era andata bene, per modo di dire, ma beccare subito le americane significava ritrovarle molto più avanti. Poi dopo te la puoi giocare con squadre più vicine. USA: la differenza è che capita che giochi con loro e sono tutte spaventate. Si gioca a perdere con meno scarto possibile. La cosa buona che abbiamo fatto è stata fare del nostro meglio: in Porto Rico a ogni errore ci punivano. A Berlino continui a giocare, a tamponare, ma a tante squadre così presto fa paura. Ma è come contro Schio, non hai nulla da perdere, prova a batterla. Abbiamo fatto un certo percorso, abbiamo capito quanto possiamo fare e cosa possiamo dare. Eravamo convinte di fare del nostro meglio in ogni partita. Ci ha fregato appunto l’inizio e un po’ d’esperienza. Sei punto a punti, giochi contro Chelsea Gray che sa dove passarla… però siamo sulla strada giusta. Continuare a giocare in Eurolega ed EuroCup ci fa giocare contro squadre di un certo livello e ci aiuterà ad essere più pronte“.
E ancora: “Rispetto agli USA di qualche anno fa alcune giovani hanno un’esperienza diversa. Hanno vinto per l’esperienza delle veterane. Le giovani sono forti, vero, ma nei momenti importanti le veterane facevano quelle 2-3 scelte che cambiavano la partita. E questa è una possibilità anche per noi, sul tema delle giovani“.
Dopo un’analisi sul discorso legato ai tempi di riposo (cui nel 2030, questo si sa già, verrà fatta molta più attenzione) tra una partita e l’altra, il tema inevitabile è quello di Andrea Capobianco e del clic mentale: “Ci ha aiutate tantissimo. C’è stato questo incrocio tra noi che abbiamo preso più responsabilità e lui che ci ha dato l’opportunità di dimostrarlo. Lui è molto bravo nel tirar fuori il meglio da ognuna di noi, e ha fatto la differenza. Siamo tutte più tranquille, tu entri in campo e sai che devi dare il 100%. Come vuoi, ma devi darlo. Ti da quella capacità di tirar fuori il meglio. Ci è capitato di perdere lo stimolo, per arrivare a tanto così. Con lui capita di avere un pomeriggio libero e il fatto di vivere il raduno in maniera meno pesante ci ha dato la leggerezza di vivere meglio allenamenti, Europeo, Mondiale. Ed è molto bravo nel come si pone con noi“.
Inevitabile passare su Italia-Australia: “Siamo partite malissimo, siamo andate negli spogliatoi e abbiamo preso il cazziatone meritato, ma ci siamo rese conto che era un dentro o fuori. Per quello che abbiamo dimostrato abbiamo sempre dato tutta la maglia, ed era un peccato buttare una partita così o uscire prendendo 30 punti, dopo la Cina. Secondo me è scattato qualcosa: uscire comunque a testa alta, dare il massimo. Non c’era domani. E poi anche un po’ di irrazionalità. A un certo punto guardo il punteggio, eravamo sotto di miliardi, lo riguardo, faccio un calcolo veloce, ed eravamo lì. Ho detto ‘non è possibile’. Siamo rimaste concentrate su quel che dovevamo fare, abbiamo iniziato a fare un sacco di casino in difesa per recuperare palloni e io non mi ero resa conto di quanto avevamo recuperato. Ci ha un po’ aiutato anche la fortuna, perché Cocca segna quel canestro del pareggio, Vittoria da quasi metà campo e sono rimasta sconvolta. Quell’ultimo tiro di Francesca Pasa l’ho rivisto mille volte per capire come sia stato possibile. Era perfetta. Era uno dei suoi tiri a sinistra. Doveva andare così. Siamo uscite a testa alta. Sarebbe stato un peccato uscire così, già con la Cina non avevamo giocato all’altezza. Abbiamo dimostrato di poter stare a quel livello. Abbiamo ancora dei dettagli su cui lavorare per essere più precise. Da un lato era la nostra prima volta, dobbiamo sicuramente imparare il più in fretta possibile per competere e per vincere queste partite“.