MotoGP

MotoGP, per gli italiani è l’ultima occasione di riconciliarsi con Phillip Island. Il tracciato è maledetto per i centauri tricolore!

Francesco Paone Casati

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Marco Bezzecchi / Valerio Origo

Domenica 25 ottobre assisteremo all’ultimo Gran Premio d’Australia di MotoGP a disputarsi nel magnifico contesto di Phillip Island. Dopodiché, dal 2027, la gara traslocherà ad Adelaide, abbandonando una pista meravigliosa per abbracciare un circuito cittadino. C’è chi la chiama modernità, altri la vedono come una perdita d’identità. Comunque la si consideri, domenica Phillip Island avrà il suo ultimo vincitore.

Al riguardo viene da chiedersi se, proprio in extremis, l’Italia riuscirà a riconciliarsi con un tracciato dove non vince da ben 12 anni. L’Inno di Mameli non risuona sul podio down under addirittura dal 2014, quando Valentino Rossi conseguì il suo sesto successo nell’affascinante autodromo del Paese di Oz. Grazie a quell’affermazione, il Dottore eguagliò l’idolo locale Casey Stoner, diventando in coabitazione con l’australiano il pilota più vincente a Phillip Island.

A ben guardare, Rossi interruppe un digiuno già lungo di per sé. Quella vittoria, servita su un piatto d’argento a Valentino dalla caduta di Marc Marquez, che era andato in fuga, è stata l’unica di un pilota italiano dal 2007 in poi. Tradotto, il nostro Paese ha trionfato in Australia solamente una volta nelle ultime diciassette edizioni del Gran Premio! Si tratta di una anomalia vera e propria, nonché di un autentico ribaltamento rispetto al pregresso.

Rossi è stato un fuoriclasse, un serial winner in tutto e per tutto. Ha portato in dote, da solo, 5 affermazioni consecutive dal 2001 al 2005. Tuttavia, quel pokerissimo è attorniato da una serie di trionfi altrui, non certo scontati. Per esempio, nel 2000 festeggiò Max Biaggi (peraltro precedendo Loris Capirossi e Rossi, in quello che fu il primo podio tutto italiano dopo 28 anni). Inoltre, nel 2006 si è imposto Marco Melandri.

L’Italia vinceva a raffica. Poi, all’improvviso, il vuoto. D’accordo, c’è stata l’egemonia di Casey Stoner (6 successi in sequenza, alla faccia del detto “nemo propheta in patria sua”). A seguire, hanno cominciato a spadroneggiare gli spagnoli, la cui supremazia è però stata intervallata da successi occasionali, quali quelli del britannico Cal Crutchlow o del francese Johann Zarco (che mai era passato per primo sotto la bandiera a scacchi in precedenza).

Più nulla a tinte tricolori, neppure per sbaglio. L’attuale golden generation, quella di nati fra il 1997 e il 1998, ha trionfato dovunque, tranne che a Phillip Island! La lacuna verrà colmata in extremis domenica 25 ottobre 2026, facendo risuonare l’Inno di Mameli come era abitudine? La risposta la avremo nel giro di pochi giorni.

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