GP Australia

MotoGP, GP Australia 2026. Ultimo ballo a Phillip Island. Marquez sfida da solo l’armata Aprilia

Francesco Paone Casati

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Marc Marquez / Valerio Origo

Il fine settimana del 23-25 ottobre coinciderà con quello del Gran Premio d’Australia di MotoGP, che si disputerà per l’ultima volta sul tracciato di Phillip Island. Non potrebbe esserci congedo migliore per la splendida pista edificata sull’isola di Ventnor, in quanto il Mondiale 2026 è privo di un padrone ed è ancora aperto a ogni soluzione. Diciamo pure che abbiamo tre possibili vincitori.

Jorge Martin e Marc Marquez sono vicinissimi in classifica generale, poiché sono separati da soli 2 punti. Un’inezia, una differenza trascurabile, considerando quante prove mancano alla bandiera a scacchi definitiva. Però anche Marco Bezzecchi non può essere ancora essere derubricato. Siamo tutti d’accordo nell’affermare che le sue possibilità sono (molto) ridotte. Tuttavia non sono nulle.

Il problema, per l’italiano, non è rappresentato solo dalle 46 lunghezze di ritardo dal compagno di team, bensì soprattutto dalle 44 dal ducatista. Difatti, il distacco in sé non è ancora insormontabile se fosse però da recuperare su un singolo avversario. Rimontare su due rivali contemporaneamente è invece difficilissimo. Comunque, per quanto al gancio e in pieno affanno, il riminese è ancora in corsa.

Teoricamente, le caratteristiche del circuito di Phillip Island dovrebbero avvantaggiare Aprilia. Asfalto mangia-gomme e pista dove la percorrenza in curva è il fattore decisivo, esseno caratterizzato da pieghe velocissime. Ducati non potrà far valere la sua forza in accelerazione. Esiste un lungo rettilineo, ma è all’inizio del giro, dinamica che lo vanifica, poiché qui spesso si arriva in volata.

Dunque, aspettiamoci una Casa di Noale pronta a fare la voce grossa. Come a Mandalika, dove ha addirittura realizzato un poker? Difficile. Marquez avrà dalla sua il senso di marcia. Phillip Island è antioraria, connotato che dovrebbe permettere allo spagnolo di essere più competitivo di quanto non lo sia stato in Indonesia, dove viceversa si girava seguendo l’orologio.

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