Ciclismo

Ludovico Crescioli: “Penso di poter diventare adatto alle corse a tappe. La FDJ mi seguiva già dalle giovanili”

Francesca Cazzaniga

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Ludovico Crescioli / IPA Agency

A soli 22 anni, Ludovico Crescioli si prepara a compiere il grande salto nel World Tour. Dopo due stagioni tra i professionisti con la Polti VisitMalta, il giovane corridore toscano è pronto ad aprire un nuovo capitolo della propria carriera con la Groupama-FDJ, formazione francese con la quale ha firmato un contratto triennale. Un passaggio importante, arrivato al termine di una stagione che lo ha visto crescere sotto diversi aspetti, conquistando risultati di prestigio e soprattutto una maggiore consapevolezza dei propri mezzi. Il ciclismo, per Crescioli, è prima di tutto una questione di famiglia. Figlio d’arte, ha ereditato la passione per le due ruote dal padre Adriano, arrivato fino alla categoria dilettanti, mentre il fratello maggiore Giosuè corre ancora oggi tra gli Under 23 con la Gallina Ecotek Lucchini. Una passione coltivata fin da bambino e diventata, passo dopo passo, una professione, senza mai perdere quella componente di divertimento che continua a rappresentare uno degli aspetti fondamentali del suo rapporto con la bicicletta. Dopo le esperienze tra i dilettanti con Mastromarco e Technipes, il passaggio nella formazione di Ivan Basso ha rappresentato un momento decisivo nel suo percorso di crescita. Già protagonista nel 2024 con la maglia azzurra Under23, grazie al successo nella terza tappa del Tour de l’Avenir, Crescioli ha trovato quest’anno la sua prima vittoria tra i professionisti al Giro dell’Appennino, accompagnata da una serie di piazzamenti significativi, tra cui il secondo posto al Trofeo Matteotti. Una continuità di rendimento che gli ha permesso di mettersi in evidenza e attirare l’attenzione delle formazioni della massima categoria. Nel 2026 è arrivato anche il debutto al Giro d’Italia, un’esperienza che gli ha consentito di misurarsi per la prima volta con le difficoltà di una corsa di tre settimane, scoprendo qualità importanti soprattutto in termini di recupero. A completare una stagione ricca di soddisfazioni, anche la convocazione in Nazionale per i Campionati Europei, accolta con sorpresa ed entusiasmo. Ora lo attende una nuova sfida, con la consapevolezza di avere ancora ampi margini di miglioramento e la volontà di costruire gradualmente il proprio futuro nel grande ciclismo. Senza dimenticare i sogni: vincere una tappa al Giro d’Italia e, un giorno, prendere parte al Tour de France.

Il biennio con la Polti VisitMalta si è rivelato fondamentale per la tua carriera: sei entrato in una nuova dimensione. Quanto ti ha aiutato questa esperienza nel tuo percorso di crescita?
“Il passaggio in una formazione Professional è stato molto importante per la mia crescita. Mi ha permesso di entrare in una nuova dimensione, confrontarmi con un livello più alto e, allo stesso tempo, trovare i miei spazi all’interno della squadra. Ho avuto la possibilità di mettermi in evidenza, correre le mie occasioni e ottenere anche qualche buon risultato. Sono stati due anni che mi hanno aiutato molto a maturare come corridore”. 

In questa stagione hai ottenuto tanti piazzamenti interessanti. Avresti voluto conquistare qualche vittoria in più oltre a quella del Giro dell’Appennino?
“Sicuramente qualche occasione in più per vincere c’è stata, penso per esempio al Giro di Norvegia. Allo stesso tempo, però, sono molto soddisfatto dei piazzamenti che ho ottenuto, come il secondo posto al Trofeo Matteotti. È chiaro che una vittoria in più avrebbe fatto piacere, ma quello che mi rende particolarmente contento è essere riuscito a trovare una buona costanza di rendimento e una continuità di risultati durante tutta la stagione. Credo sia un aspetto molto importante per la mia crescita”. 

Cosa ha rappresentato per te indossare la maglia azzurra agli Europei e come hai reagito quando il CT Roberto Amadio ti ha comunicato la convocazione?
“È stata davvero una bellissima emozione, anche perché sinceramente non me l’aspettavo. Quando ho saputo della convocazione sono rimasto piacevolmente sorpreso. Far parte della Nazionale è sempre motivo di grande orgoglio e ho cercato di vivere questa esperienza al massimo. Mi sono messo completamente a disposizione della squadra, cercando di dare il mio contributo e fare del mio meglio. È stata un’esperienza molto bella, che spero possa ripetersi anche in futuro”. 

Quest’anno hai disputato il tuo primo Grande Giro. Quali sensazioni ti ha lasciato l’esperienza al Giro d’Italia e cosa hai scoperto di te stesso nelle tre settimane di corsa?
“Durante il Giro d’Italia mi sono reso conto di avere una buona capacità di recupero nell’arco delle tre settimane e questo mi ha dato delle indicazioni importanti. Penso di poter diventare un corridore adatto alle corse a tappe, anche se ci sono ancora diversi aspetti sui quali devo lavorare. In particolare, devo migliorare sulle salite lunghe e soprattutto nelle prove a cronometro, una specialità alla quale dovrò dedicare maggiore attenzione. Durante il Giro ho cercato di correre all’attacco, mettermi in mostra e sfruttare ogni occasione per accumulare più esperienza possibile. Era il mio primo Grande Giro e volevo imparare il più possibile”. 

Ora ti attende il grande salto nel WorldTour con la Groupama-FDJ. Cosa ti ha convinto del progetto della formazione francese?
“Quello che mi ha colpito maggiormente è stata la concretezza con cui hanno dimostrato di volermi nella loro squadra. I primi contatti erano iniziati già prima del Giro d’Italia e, in realtà, mi seguivano fin dalle categorie giovanili. Questo è stato sicuramente un aspetto importante nella mia scelta. Ho avuto modo di osservare il lavoro che fanno con i giovani e credo che sia una squadra ideale per continuare a crescere e costruire delle basi solide per il mio futuro. Sono convinto che possa essere l’ambiente giusto per compiere un ulteriore passo avanti”. 

Lo spunto veloce negli sprint ristretti è una delle tue caratteristiche. Pensi sia un aspetto sul quale poter lavorare ulteriormente?
“È sempre stato uno dei miei punti di forza e sicuramente è una caratteristica che voglio continuare a migliorare. Credo che ci siano sempre margini per crescere, anche negli aspetti nei quali si è già abbastanza competitivi. Soprattutto, sarà importante cercare di non perdere questa qualità, perché avere un buono spunto veloce può fare la differenza negli arrivi a ranghi ristretti e rappresentare un’arma importante in determinate situazioni di corsa”.

Quando hai capito, nel corso di questa stagione, di aver compiuto un definitivo salto di qualità? E cosa è cambiato nello specifico?
“La stagione era iniziata già con buone sensazioni, ma credo che un momento importante sia arrivato dopo la Tirreno-Adriatico, quando sono stato per tre settimane in ritiro sul Teide in preparazione al Giro d’Italia. In quel periodo ho iniziato ad avvertire sensazioni molto positive, che poi ho ritrovato anche durante la Corsa Rosa. È stato un percorso graduale, nel quale ho acquisito sempre maggiore consapevolezza delle mie possibilità. Sicuramente la vittoria al Giro dell’Appennino ha rappresentato un’ulteriore conferma e mi ha dato ancora più fiducia nei miei mezzi”.

Chi è Ludovico Crescioli nella vita di tutti i giorni, lontano dalle corse e dalla bicicletta?
“Penso di essere un ragazzo molto tranquillo, abbastanza umile, al quale piace fare le cose nella maniera migliore possibile. Non mi piace perdermi d’animo e cerco sempre di dare il massimo in quello che faccio. Anche quando attacco il numero sulla schiena e magari so di non essere nella mia condizione migliore, provo comunque a ottenere il massimo risultato possibile. Mi piace molto lo sport in generale e seguo diverse discipline. D’altronde, vengo da una famiglia di sportivi: mio papà è stato un corridore, mio fratello corre ancora e mia mamma ha giocato a pallavolo fino alla Serie B. Lo sport ha sempre fatto parte della nostra quotidianità. Nel tempo libero mi piace anche leggere e, soprattutto, trascorrere del tempo con la mia famiglia e con gli amici”.

Cos’è per te il ciclismo?
“Per me il ciclismo è prima di tutto un amore di famiglia. È stato mio papà a trasmettermi questa passione e sicuramente anche vedere mio fratello, che ha due anni più di me, andare in bicicletta ha contribuito ad avvicinarmi a questo mondo. È una passione bellissima e ancora oggi, quando salgo in bicicletta, la cosa più importante per me è divertirmi. È diventato il mio lavoro, certo, ma credo che alla base debba esserci sempre la passione, perché senza quella non penso si possa fare molta strada. Personalmente non vivo il ciclismo come un sacrificio, anche se sono consapevole che sia uno sport che richiede tantissimo impegno, metodo e precisione in ogni dettaglio. Nel ciclismo di oggi questi aspetti sono diventati ancora più importanti, ma credo sia fondamentale non perdere mai il piacere di andare in bicicletta”.

Guardando al futuro, qual è la corsa che sogni di vincere e quale traguardo ti piacerebbe raggiungere nei prossimi anni?
“Uno dei miei grandi sogni sarebbe riuscire a vincere una tappa al Giro d’Italia. E poi, naturalmente, mi piacerebbe avere la possibilità di correre il Tour de France nei prossimi anni”.

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