Atletica

Konjoneh Maggi: “Ho capito di aver raggiunto un livello alto. Baldini fondamentale per la mia crescita mentale”

Fabrizio Testa

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Konjoneh Maggi Grana/FIDAL

La stagione della rivelazione, in tutti i sensi. Non può che essere soddisfatto Konjoneh Maggi al termine di un’annata sportiva di primissimo piano, conclusa con la vittoria nella 10 km su strada ai Campionati Italiani Assoluti di Grado e costellata da molteplici aventi di alto livello, compresi i Campionati Europei di Birmingham ed i Giochi del Mediterraneo di Taranto. L’azzurro ha svelato tutte le sue sensazioni nel corso di un’intervista concessa a Run2u, rubrica di approfondimento in onda sul canale YouTube di OA Sport a cura di Sabrina Sgalaberna e Danny Frisoni.

“E’ stata una stagione molto lunga, cominciata con la Coppa Europa su pista a La Spezia, eravamo a maggio. Poi sono riuscito, in modo inaspettato, ad andare agli Europei, ai Giochi del Mediterraneo e ai Mondiali su strada – ha detto Maggi – Birmingham? La parte più bella è stata vivere l’esperienza. La convocazione è stata il primo step, ma riuscire a vivere quel tipo di esperienza è stato qualcosa che, giorno dopo giorno, mi faceva venire i brividi. Ho capito di essere arrivato a un livello alto. Non è andata come avremmo voluto, ma non sono rammaricato. È successo che in gara sono anche caduto: sono situazioni che possono capitare, specie in competizioni come queste. Fa parte del bagaglio di esperienze e situazioni che mi porterò dietro per poter arrivare maggiormente pronto alle prossime competizioni».

L’atleta ha poi parlato della sua vecchia passione per la pallacanestro: “Prima di fare atletica giocavo a basket, ho praticato quello sport per una decina d’anni. È stata una scelta faticosa lasciarlo: nelle gare scolastiche abbiamo notato questa mia dote di resistenza nella corsa. Nella pallacanestro ero anche bravo, ma con il passare del tempo ho capito che non potevo raggiungere i risultati che volevo. Ho visto nell’atletica un obiettivo possibile. Ci ho impiegato qualche anno di troppo, ma poi mi sono convinto e si è rivelata la scelta giusta, perché ho raggiunto il livello che cercavo. La pallacanestro, però, rimane il mio sport del cuore. Tre contro tre con Gimbo? Potrebbe essere un’idea, lui però potrebbe darmi filo da torcere. Io giocavo da ala, ogni tanto ho provato a fare il playmaker, ma l’ala era il ruolo che più mi si addiceva“.

L’allievo di Stefano Baldini ha inoltre spiegato le sue origini: “Siamo tre fratelli biologici, adottati dagli stessi genitori. È stato il momento che ci ha svoltato la vita. Mia sorella è più piccola di un anno, mentre mio fratello è più grande. Non sappiamo molte informazioni. Forse c’erano altri fratelli, ma non ne abbiamo la certezza. Non sono mai riuscito a tornare in Etiopia, ma l’idea c’è e in futuro lo farò“.

Tra gli obiettivi futuri c’è ovviamente quello di entrare in un Gruppo Sportivo: “La risposta è scontata: qualsiasi atleta ha un obiettivo del genere, per diventare professionista a tutti gli effetti. Io devo ringraziare la mia società attuale, perché mi permette di andare avanti con la mia carriera in un modo vicino al professionismo. Devo ringraziarli parecchio, così come Stefano Baldini, che è l’artefice di tutti i risultati che ho ottenuto e che otterrò. Lui è una parte fondamentale della mia crescita, anche mentale. I risultati arrivano anche da lì. Fisicamente si può essere talentuosi, ma entra in gioco l’aspetto mentale, che è determinante in gara. Un’altra figura fondamentale per me è la mia fidanzata, Chiara Munaretto, anche lei atleta di alto livello. Coltivare la stessa passione ci permette di stimolarci e rafforzarci a vicenda: è un aspetto molto importante. Nell’ambiente noi atleti ci frequentiamo parecchio, ci può stare che possano nascere relazioni”. 

Successivamente Maggi ha ripercorso quanto successo nel corso della sua carriera, con un focus verso gli ultimi risultati: “A La Spezia ho cercato di godermi ogni momento, così come a Birmingham. A Grado stavo bene, ho quindi sfruttato l’occasione. Il mio primo titolo in Assoluto è arrivato con il cross, specialità che mi si addice parecchio. Prima pensavo di essere solo un crossista, poi mi sono ricreduto. Al momento è la specialità che mi ha fato più soddisfazione“.

Ma nonostante i grandi passi in avanti fatti, Los Angeles 2028 al momento non sembra essere un obiettivo: “Ancora non ci sto pensando, è un obiettivo ambizioso e al momento non mi sento di puntarci. Fa parte dell’obiettivo più grande che un atleta possa avere. Per ora non è in programma: i risultati che ho ottenuto sono interessanti, ma non sono da quel livello. Spero l’anno prossimo di avvicinarmi ancora di più al livello mondiale, per poi tornare ad ambire anche a quel traguardo. Copenaghen è stata una manifestazione bella: ho realizzato di aver raggiunto un livello mondiale che non pensavo di avere. Mi giravo e vedevo atleti forti, di livello, provenienti da ogni tipo di nazione”.

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