Ciclismo
Giardini: “Ciccone si è piantato negli ultimi 10 metri, ma la ruota gira. Pogacar sembrava il papa”
Ultima puntata di Bike Today, approfondimento dedicato al ciclismo sul canale Youtube di OA Sport, con al centro gli Europei in cui Giulio Ciccone ha sfiorato il titolo continentale, battuto sul traguardo da Remco Evenepoel dopo una gara di altissimo livello. Con il bronzo di Christian Scaroni e l’oro juniores di Azzurra Ballan, il bilancio azzurro resta comunque molto positivo. Spazio anche al resto del weekend e all’avvicinamento al Lombardia, con Enrico Spada a condurre e Gian Luca Giardini ad analizzare il tutto.
Il verdetto è arrivato dal fotofinish, ed è difficile da digerire. “Io non ho visto niente, ho visto una fotografia e mi sono fidato“, scherza Giardini. “Mettendomi gli occhiali c’è un po’ di luce tra la sua ruota e il fotogramma, ma mi fido dei giudici d’arrivo, che hanno apparecchiature molto sofisticate. Guardando bene è davvero una questione di un millimetro, non credo di più“.
Il bilancio, come detto, resta largamente in attivo. “Due medaglie nella prova più importante, quella in linea maschile, e non dimentichiamo che ci sono ancora la staffetta, dove siamo campioni in carica, e le cronometro individuali“.
Sul piano tecnico, Giardini non ha dubbi. “A onor del vero, Evenepoel è più forte di Ciccone, e il corridore italiano è stato molto più scaltro. Ha potuto respirare con la scusa, tra virgolette, di Scaroni dietro, che non avrebbe mai potuto rimontare perché aveva troppo distacco a pochi chilometri dal traguardo“.
Il discorso si allarga: “Quelli che non hanno fatto le categorie giovanili cadono spesso e sbagliano. Remco era caduto, e infatti Giulio lo ha infilato nell’ultima curva. Aveva guadagnato del margine, se non si fosse piantato negli ultimi dieci metri, avrebbe vinto con mezza ruota“.
Giardini ricostruisce poi i momenti chiave. “Nell’ultima salita del penultimo giro, quando è partito Ciccone, Remco è ripartito subito in contropiede a velocità doppia. Giulio è stato bravissimo a tenergli la ruota e ha scollinato con quei dieci metri provvidenziali. Nella curva a destra Evenepoel è scivolato: ha perso l’anteriore perché ha pedalato in curva invece di piegare. Ciccone si è salvato. Una volta rimasto da solo, Remco ha aspettato il gruppo, perché fare 25 chilometri in solitaria era un po’ troppo, e ha corso benissimo. Ma ha tirato come un pazzo fino a tre chilometri dall’arrivo, e non ce n’era tutto questo bisogno“.
Nel finale pesa la dinamica della volata. “Ciccone si è un po’ piantato negli ultimi metri perché lo sprint era lungo e lui era in testa da tanto. Evenepoel, venendo da dietro, ha sfruttato la scia: questi sprintano a 50-55 all’ora, e quel pelo di velocità in più lo ha preso proprio lì. Ciccone non ha sbagliato nulla, le ha indovinate tutte. Semmai avrebbe dovuto recriminare Remco, se avesse perso, per tutto quello che ha sbagliato, soprattutto nelle due curve chiave“.
Un pensiero va al lato umano della sconfitta. “Peccato, perché Ciccone non era il più forte, ma è stato il più bravo: nell’ultimo chilometro aveva fregato Remco alla grande, con tecnica e coraggio. Purtroppo l’altro è un fenomeno, con una forza incredibile. E poi due millimetri in più o in meno sono anche fortuna: se l’arrivo fosse stato un metro prima, Giulio avrebbe vinto di due tubolari. È andata comunque bene per l’Italia, non possiamo lamentarci“.
Giardini elogia Scaroni, terzo al traguardo: “Aveva già dimostrato di avere la gamba domenica scorsa. Ha disputato una gara da atleta di spessore: è stato un gregario perfetto per Ciccone, perché è andato a chiudere tutte le volte che se ne andava qualcuno. Pensiamo a un passista che, se guadagna dieci secondi, diventa imprendibile: lui lo ha stoppato ogni volta. Quando ha visto Rondel un po’ piantato, lo ha lasciato lì e ha lanciato l’attacco, permettendo a Giulio di respirare“.
Sul belga, il commento è estremamente pragmatico. “Speravo che si innervosisse, perché di solito lo fa. Ma deve capire che è il più forte e che gli corrono tutti contro“.
Non è mancata la battuta su Tadej Pogacar, presente alla corsa ma non in gara. “Sembrava il Papa, salutava dalla Pogacar-mobile. Benediva il pubblico. Speriamo di vederlo presto in bici e non in macchina, che è la cosa più importante“.
Sul tracciato, Giardini analizza. “Il percorso era molto bello: la salita era impegnativa, il resto filante, e a me è piaciuto. Da qualche anno, però, l’Europeo è una corsa short distance, 180 chilometri, un chilometraggio più dilettantistico che professionistico. Abbiamo comunque visto fior di vincitori, e ha vinto il migliore“.
Il giudizio sul movimento femminile è lusinghiero. “Azzurra Ballan è una garanzia nelle gare con la nazionale: in volata ristretta ha vinto benissimo, niente da dire. Con l’argento al mondiale e l’oro all’europeo, le donne junior dimostrano di esserci. Anche la vicecampionessa del mondo si è piazzata nelle prime quindici“.
C’è anche un tocco di ironia sulle figlie d’arte. “Dopo Rosola e Ballan ce ne sono altre, come Giorgia Pellizotti, che è molto più off-road che su strada ma è molto brava anche sull’asfalto. Speriamo che abbiano prodotto un bel campioncino: siamo messi bene, dai“.
Fuori dall’Europeo, gli italiani hanno raccolto buoni risultati. “Malucelli ha vinto l’ultima tappa del Tour de Langkawi, senza cambiamenti in classifica: il successo finale è andato a un corridore della Tudor, molto giovane ed emergente, di cui sentiremo ancora parlare. Alla Coppa Agostoni ha vinto Lapeira, l’ex campione francese, che ha battuto il campione del mondo in una volata a sei. Nel sestetto c’era anche Lorenzo Fortunato, già in luce al Giro dell’Emilia con un settimo posto“.
Quanto a Ciccone, il programma è chiaro. “Ha il Lombardia come obiettivo. Dopo la trasferta in Canada, il viaggio e il fuso orario, due o tre giorni di riposo non gli fanno male. Probabilmente eviterà di correre; al massimo farà una tra Bernocchi, Tre Valli e Milano-Torino, per onor di firma o per un allenamento produttivo, ma senza velleità di battagliare. Le energie è meglio che le tenga per sabato, dove parte da favorito. Remco, però, è un bruttissimo cliente“.
E conclude: “Stavolta Ciccone meritava di più, davvero. Ma queste cose tornano, la ruota gira. Alla fine, tutto è bene quel che finisce bene“.