Ciclismo
Gian Luca Giardini: “Ho fiducia che vedremo lottare Seixas e Finn. Conoscendo Pogacar, credo che…”
Gian Luca Giardini è intervenuto a Bike Today, appuntamento condotto da Enrico Spada sul canale YouTube di OA Sport TV, per analizzare quanto accaduto al Giro di Lombardia, vinto dal transalpino Paul Seixas, con l’azzurro Giulio Ciccone terzo.
La consacrazione di Seixas, che vincendo una Classica Monumento entra in un club elitario: “L’avevamo già ventilato, già a 19 anni era professionista nel World Tour, 19 anni come millesimo, perché compie gli anni, e ha fatto 20 anni da poco, quindi l’anno passato ha corso praticamente tutto l’anno come diciottenne tra i professionisti, ha compiuto 19 anni solo alla fine dell’anno, ha fatto un bellissimo terzo posto al Campionato Europeo al primo anno tra i professionisti, quest’anno ha vinto la Freccia Vallone, poi quarto al Tour de France, che sono risultati enormi per un ragazzo al secondo anno tra i professionisti e poco più che diciannovenne, però quando riesci a vincere una Classica Monumento a 20, o a 25, o a 30 anni, entri in un Olimpo, entri nella storia, e lui oggi lo ha fatto, e ha tolto ogni dubbio a quei pochi che ce li avevano. Questo sarà un degno avversario di Pogacar negli ultimi anni della carriera di Tadej. Questo è sicuro, ma l’avevamo già ventilato. Adesso ne abbiamo la certezza, perché oggi c’erano tutti, erano tutti molto motivati, e li ha battuti proprio pari pari, senza discussioni, in più al Mondiale aveva fallito, aveva fatto probabilmente un cattivo uso della squadra, o lo aveva fatto Voeckler, il suo commissario tecnico, mi vien da pensare più facilmente. Oggi che ha potuto contare sui suoi compagni e fare la corsa come voleva, è arrivato senza problemi. Qualcuno aveva già cominciato a dire ‘Le distanze di un Mondiale, di una Monumento, non sono nelle sue gambe’. Beh, ecco, oggi ha dimostrato che 240 km con quasi 5000 metri di dislivello sono alla sua portata, poi non so distanze superiori“.
Sgretolati, ad uno ad uno, tutti i suoi avversari: “Evenepoel su un percorso così è abbastanza in difficoltà, perché la salita di Civiglio, 4 km al 10% di media, insomma occorre oltre un quarto d’ora e lui non ha nelle sue corde quelle quelle sparate di quel genere. Anche sul San Fermo ha pagato qualcosina, ma essendo più corta e un po’ meno pendente è riuscito a rientrare, e poi comunque ha vinto alla grande la volata per il quarto posto. Pidcock ha dato l’anima come sempre, ha mollato, quando proprio non ce la faceva più, la ruota di Seixas e di Ciccone, perché anche Ciccone ha corso nella maniera giusta, era dove doveva essere, poi le sue gambe lo hanno portato lì, però diciamo che non ci sono scuse. Ecco, Del Toro probabilmente non è nella sua forma migliore, però anche lui, e lo abbiamo già detto più volte, con lui a ragione, dopo i 200 km non è il Del Toro di sotto i 200 km, è giovanissimo anche lui, potrà migliorare, però questa è la sua unica lacuna al momento attuale“.
Le difficoltà del percorso, molto selettivo: “Questo certifica anche che questo Lombardia, con questo percorso, è una gara per scalatori, perché al Mondiale erano salite da 3-4 minuti, infatti se Pedersen e Michael Matthews sono riusciti a fare la volata per le medaglie, vuol dire che non era un percorso per Seixas. Oggi si sarebbero ritirati a metà corsa, fossero stati partecipanti, ma Michael Matthews, che c’era, probabilmente ha fatto così, quindi la corsa era difficilissima, però nell’ultima salita a San Fermo Seixas ha impiegato a fare la scalata, da solo, 10 secondi in meno rispetto a Mas, quindi è andato più forte anche lì, e il più bravo in salita, dopo il francese, secondo me, è stato il nostro Ciccone, perché è stato l’ultimo a cedere sulla salita più difficile, affrontata dopo 220 km a Civiglio, e ha corso come doveva correre, ha dato tutto, probabilmente poi ha pagato questo super sforzo nel duello per il secondo posto con Mas, ma è meglio arrivare terzo dopo averci provato che fare secondo con rammarico“.
Il bilancio della stagione di Giulio Ciccone: “Per il suo portafoglio sicuramente è meglio una stagione come questa, perché i corridori così costanti, sempre presenti, sono molto molto ben pagati, piuttosto di quelli che ottengono due vittorie o tre e poi spariscono. Lui è sempre stato presente tutto l’anno ad altissimi livelli, quindi credo che per lui vada bene così. Onestamente non dico una vittoria in una Monumento, ma una vittoria in una media Classica, in una Semiclassica, ci poteva anche stare, però direi che il suo rendimento è stato ottimo, non si può rimproverare nulla, perché poi a volte, l’abbiamo visto domenica, tra vincere e perdere è questione di millimetri“.
Seixas è il più giovane vincitore nella storia del Giro di Lombardia: “Sono convinto che questo ragazzo farà un po’ la storia di questo sport perché è precoce, ma è maturo per la sua età. Lo vediamo, corre bene, usa la squadra, si muove. Oggi uno scatto, ma nemmeno uno scatto, una lunga progressione, perché si può scattare negli ultimi 400-500 metri, a un minuto e mezzo dalla vetta. Lui è partito a metà salita con una progressione inarrestabile, li ha demoliti tutti. Qualcuno ha capito subito che non era il caso, i più grintosi, come Pidcock, come Ciccone, ci hanno provato e hanno dovuto mollarlo. Corre bene, poi anche nelle dichiarazioni post gara mi impressiona, intanto era fresco, non è arrivato morto, e questa è già una cosa importante, e poi aveva parole a segno, era lucido, sembra un quarantenne nel corpo di un ragazzino“.
Il bilancio della gara degli italiani: “Intanto sono stati protagonisti lungo la corsa, protagonisti nel finale, in due nei primi 10, in quattro nei primi 19, sono stati sempre nel vivo della corsa. Per esempio Piganzoli è stato il primo della Visma Lease a Bike, quindi eh ha dimostrato di essere lui il più forte della sua squadra in questo tipo di corse. Su Pellizzari una curiosità: nella prima scalata al Colle di San Fermo ha impiegato qualche secondo in meno della seconda scalata di Seixas, il record era stato fatto da un atleta professionista in allenamento e lo hanno battuto in gara dopo 200 km abbondanti la prima volta che hanno fatto il San Fermo, tanto per dire come pedalano questi ragazzi. Pellizzari era comunque non in condizione, era chiaramente in appoggio dei suoi compagni. Roglic è sparito e si è dedicato ad Evenepoel, è stato molto bravo, chiaramente la sua condizione attuale è quella che è, però diciamo che in generale gli italiani sono andati molto bene, ed è l’ulteriore segnale, che abbiamo sottolineato, già più volte, che il nostro ciclismo non è che sia guarito, ma è sulla strada di una redenzione, diciamo così, anche per l’età dei ragazzi, perché abbiamo delle possibilità, e non ci dimentichiamo che Finn da junior lottava con Seixas. Ad onore del vero il francese lo batteva quasi sempre, però lottava, e se mantenesse questo andazzo, insomma, già lottare con lui vuol dire che lotti per il podio, quindi diciamo che siamo ben fiduciosi“.
Sulle possibilità di Finn in futuro al Lombardia: “Finn è abbastanza simile come caratteristiche a Seixas, forse è meno esplosivo, però anche lui è dotato di una progressione incredibile in salita, va forte a cronometro, quindi se guadagna 20 secondi non lo prendi più, ha doti di fondo, che dobbiamo vedere dopo 250 km, però fino a 180 ha già dimostrato di averle, e quindi sicuramente sarà un degno avversario, poi bisogna capire quali saranno i suoi margini di miglioramento, perché non dimentichiamoci che Seixas ha già corso 2 anni praticamente stabilmente nel World Tour, e sappiamo che il livello gara dopo gara si alza. Finn ha corso nella Development della Red Bull e ha fatto solo qualche apparizione nelle corse professionistiche di secondo piano, peraltro vincendole anche, come il Sibiu Tour in luglio, quindi è un corridore che ha qualche margine di miglioramento in più rispetto a Seixas, però per arrivare con lui al Lombardia, insomma, sarà meglio che migliori un altro po’, ma ho fiducia che nei prossimi anni riusciamo a vederli lottare. Poi c’è Tadej, che prima o poi ritornerà alle corse, ed a quel punto bisognerà vedere quanta voglia avrà ancora di misurarsi e di lottare come ha fatto fino a prima della caduta, ma conoscendolo non vorrà farsi sopravanzare da due giovani virgulti“.