Nuoto
Federico Poggio, la rinascita passa da Imola: “Anni difficili, ora sono rigenerato. La scuola italiana della rana è vista bene all’estero”
La voglia di ritrovarsi dopo un periodo difficile. L’esperienza in Irlanda ed il ritorno nuovamente ad Imola per Federico Poggio, che è stato ospite dell’ultima puntata di Swim Zone, il programma dedicato al nuoto sul canale YouTube di OA Sport. Dopo le medaglie europee, anni complicati, ma ora il ranista azzurro cerca di rilanciarsi, anche con un ruolo fuori dalla piscina.
Il suo momento di forma: “Al meglio purtroppo non lo sono da un po’ di tempo, però mentalmente sto bene. Sto cercando di andarci dietro e di fare sempre scelte che possano, diciamo, aiutarmi a riprendere la miglior condizione possibile. Sono abbastanza tranquillo e fiducioso e contento di comunque lavorare di nuovo con Cesare al massimo delle potenzialità che abbiamo. E poi vediamo cosa viene fuori”.
Sull’esperienza in Irlanda: “Dal 2018 ero a Imola, quindi tantissimi anni con Cesare e, ovviamente, come tutti sappiamo, gli ultimi anni non sono stati dei migliori per me. Insomma, ero in una situazione in cui non mi trovavo più bene in quello che facevo e, semplicemente ho avuto bisogno di provare a uscire, mettermi in gioco completamente, non solo a livello di atleta, ma anche a livello personale. Non volevo spostarmi per andare a Faenza, che poi ero uguale a quello che c’era a Imola, quindi ho cercato un po’ le mie vecchie conoscenze.Mi si era aperta poi questa possibilità di andare ad allenarmi nel centro federale di Dublino. Qui mi sono trovato comunque benissimo, ho conosciuto persone fantastiche, anche allenatori, devo dire, che mi hanno trasmesso molto. Insomma, mi sono anche un po’ resettato mentalmente. Perché comunque sono stato là, vivevo in foresteria nel centro federale, ero praticamente in mezzo a un bosco, con la piscina a cinquecento metri, la palestra a cinquecento metri. Cioè, io aprivo la finestra e vedevo i leprotti la mattina, prendevo la bicicletta e andavo in piscina”.
Il ritorno ad Imola, anche in ruolo diverso: “Verso la fine dell’anno, che comunque mentalmente ero tornato in me, mi sentivo a posto e ho iniziato a sentire anche un po’ di mancanza di casa, perché comunque io a Imola sono stato sempre veramente bene. E allora poi dopo io con Cesare comunque mi sono sempre trovato bene e abbiamo deciso comunque di ritrovarci.Supporterò Cesare come preparatore atletico, non di tutti i ragazzi. Devo dire che percepisco una bella responsabilità. Un modo di allenarmi pensando un po’ meno al nuoto e cercando comunque di fare le cose che devo fare, però essendo un po’ meno mentalmente preso da quello che faccio, perché comunque ho anche un altro incarico. Quindi ho un po’ meno tempo di pensare a me stesso, però lo percepisco come una cosa positiva, perché comunque gli ultimi anni sono stati abbastanza pesanti mentalmente”.
I cambiamenti negli ultimi anni: “Maturato sicuramente sì, anche perché in cinque anni ho vissuto tante cose, quindi sicuramente non ho la stessa testa di quando ne avevo ventidue, ventitré. Ho sicuramente imparato tantissime cose di me e non solo. E poi, non so, il fisico vorrei forse fosse lo stesso di quando avevo ventidue anni, perché comunque era bello fare tutto quello che volevo, fare tutti gli allenamenti che volevo e sentire poco la stanchezza. Articolazioni devo dire che sto abbastanza bene. Però no, è sicuramente una cosa che ho preso con grinta. Spero di far bene sia come atleta sia comunque come preparatore atletico”.
Sull’esperienza all’estero per un ranista: “Penso che sia interessante il gruppo di Corbeau e Schouten, che sono in Belgio. Quello è sicuramente un gruppo interessante. Comunque anche in Inghilterra, ovviamente, penso che moltissime realtà siano al passo con le migliori innovazioni del momento a livello di allenamenti. L’Italia è vista bene, anche perché i risultati sono quelli ottenuti. Quindi diciamo che, se un ranista italiano volesse andare all’estero, ci penserei due volte. Però, insomma, il gruppo più interessante sicuramente è quello lì di Corbeau”.
Un consiglio sui giovani nuotatori che magari ottengono subito un risultato e poi devono gestire la pressione: “Sicuramente la prima cosa è di non avere fretta, perché c’è chi magari, ovviamente, riesce subito a inserirsi in podi assoluti e nazionali assolute, però c’è anche chi magari ha bisogno di più tempo per crescere. E ovviamente il mio consiglio è di trovare una realtà che ti possa supportare a lungo termine, di seguire il percorso e di fidarsi, insomma, di quello che gli viene proposto, senza ovviamente la fretta di voler subito passare da una medaglia internazionale giovanile a una medaglia internazionale assoluta, perché c’è una bella differenza. Capisco che possa essere difficile magari sentirsi tra i più forti e l’anno dopo essere mediocre, ovviamente perché comunque sei ancora giovane, sono passati qualche mese”.