Formula 1

F1, Verstappen è tornato: Red Bull vola a Singapore e prepara l’assalto al 2027

Giandomenico Tiseo

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Max Verstappen / IPA Sport

Il segnale arrivato da Singapore va oltre il risultato. La vittoria di Max Verstappen racconta una trasformazione che, gara dopo gara, sta restituendo competitività alla Red Bull dopo una prima parte di campionato complicata. La RB22 sembra aver finalmente trovato una finestra di funzionamento più ampia e, soprattutto, una caratteristica fondamentale per consentire al suo pilota di esprimersi al massimo: la prevedibilità. Non è necessariamente la monoposto più veloce in ogni condizione, ma è diventata una macchina sulla quale Verstappen può costruire la propria prestazione senza dover continuamente compensare i limiti del pacchetto.

È qui che si trova la chiave della sua ascesa. Quando l’aerodinamica ha smesso di rappresentare un’incognita e il comportamento della vettura si è fatto più coerente, il quattro volte campione del mondo ha ritrovato quella continuità che gli permette di fare la differenza. Il cronometro registra i risultati, ma dietro quei numeri c’è un processo tecnico: una monoposto più leggibile, un bilanciamento più efficace e una gestione delle gomme che torna a essere un punto di forza anziché un esercizio di sopravvivenza.

La sequenza degli ultimi cinque appuntamenti è eloquente: terzo posto a Monza, secondo a Madrid, secondo a Baku e due successi consecutivi tra Sepang e Singapore. Un totale di 101 punti che certifica la crescita di Verstappen e, insieme, il recupero della Red Bull.

Il dato più significativo non è soltanto il bottino raccolto, ma il modo in cui è maturato. La RB22 sembra aver ritrovato un equilibrio efficace tra stabilità del retrotreno, efficienza aerodinamica e capacità di scaricare a terra la potenza. In Formula 1, questi elementi non possono essere considerati separatamente: il carico deve garantire aderenza, ma non può essere ottenuto al prezzo di una resistenza all’avanzamento eccessiva. Allo stesso modo, un retrotreno stabile consente al pilota di anticipare l’accelerazione, proteggere gli pneumatici e mantenere un ritmo costante sul long run.

La componente propulsiva RB-Ford, secondo le indicazioni emerse dal rendimento della vettura, sembra offrire una risposta particolarmente efficace ai bassi regimi. Se a questo si aggiunge una monoposto con un livello contenuto di resistenza aerodinamica, il risultato è un pacchetto capace di combinare trazione e velocità sui rettilinei. Un vantaggio che Verstappen riesce a sfruttare con una sensibilità fuori dal comune, soprattutto nella gestione della gomma posteriore e nella capacità di mantenere la prestazione quando gli pneumatici iniziano a perdere efficienza.

Il punto, tuttavia, non è attribuire tutto alla power unit o a una singola soluzione aerodinamica. La prestazione nasce dall’interazione tra le componenti e dalla possibilità di sfruttarle nella stessa finestra di funzionamento. È proprio questa coerenza che sembra essere mancata alla Red Bull nella prima fase del campionato e che ora sta emergendo con maggiore continuità.

Verstappen, naturalmente, completa il quadro. La sua capacità di leggere il comportamento della monoposto, adattare lo stile di guida e trovare il limite senza compromettere la durata degli pneumatici rappresenta un moltiplicatore di rendimento. Quando la macchina gli offre risposte prevedibili, l’olandese può tornare a fare ciò che gli riesce meglio: trasformare un buon pacchetto in una prestazione di riferimento.

Singapore ha offerto indicazioni interessanti anche sul fronte Ferrari. La SF-26 ha mostrato un passo competitivo, confermandosi la rivale più vicina a Verstappen nel fine settimana, ma non è riuscita a tradurre il rendimento in una vittoria. Charles Leclerc ha disputato una gara solida e, soprattutto allo spegnimento dei semafori, ha dato l’impressione di poter mettere seriamente sotto pressione il leader.

La partenza ha rappresentato uno dei momenti decisivi. Nel confronto con la Red Bull, Leclerc ha cercato lo spazio per affondare l’attacco, ma la traiettoria di Verstappen lo ha costretto a confrontarsi con il cordolo in uscita dalla pit lane. Il sobbalzo della Ferrari ha interrotto la progressione proprio quando sarebbe servita la massima pulizia per completare la manovra. Una questione di pochi metri, ma sufficiente a modificare le prospettive del primo giro.

Il quadro tecnico è più articolato. Singapore è una pista che sollecita in modo particolare il retrotreno: trazione in uscita dalle curve lente, gestione delle temperature e capacità di preservare gli pneumatici diventano determinanti. Sono proprio queste le condizioni nelle quali le debolezze della SF-26 sembrano emergere con maggiore evidenza. Il lavoro di Leclerc sul bilanciamento posteriore, già evidente nel fine settimana, testimonia il tentativo di trovare aderenza e stabilità, anche al prezzo di compromessi che possono diventare penalizzanti sulla distanza.

Si ripropone così un tema ricorrente nella stagione della Rossa: la competitività della vettura cambia sensibilmente in funzione delle caratteristiche del circuito. Sulle piste che privilegiano l’avantreno e la precisione d’inserimento, il telaio può esprimere le proprie qualità. Nei tracciati in cui diventano prioritari trazione, comportamento del retrotreno ed efficienza della power unit, il quadro si complica.

È una coperta corta che gli aggiornamenti attesi ad Austin dovranno contribuire ad allargare. Non basterà trovare prestazione sul giro secco: servirà soprattutto un miglioramento capace di rendere la SF-26 più versatile, riducendo la sensibilità alle caratteristiche del circuito e consentendo una gestione più efficace delle gomme. La Ferrari ha dimostrato di poter stare nel confronto, ma per trasformare la velocità in vittorie deve ancora risolvere alcuni nodi strutturali.

Il terzo posto di Kimi Antonelli rappresenta un risultato importante, soprattutto nella prospettiva della classifica iridata. Il giovane italiano ha sfruttato l’occasione con lucidità, mentre Lando Norris non è riuscito a difendere la posizione nella fase decisiva. Ma il podio non deve diventare un alibi per Mercedes, perché il rendimento della W17 continua a presentare interrogativi.

Su una pista come Singapore, dove trazione, stabilità del retrotreno e capacità di mettere a terra la potenza assumono un peso determinante, la squadra anglo-tedesca avrebbe potuto ambire a qualcosa di più. La power unit aggiornata e le caratteristiche del tracciato lasciavano immaginare un fine settimana particolarmente favorevole; invece, Mercedes ha dovuto accontentarsi di un risultato da terza forza, senza riuscire a imporre il proprio ritmo.

Il problema sembra riguardare soprattutto la capacità dell’avantreno di generare aderenza in maniera costante. La vettura appare maggiormente a proprio agio quando gli pneumatici offrono una finestra di funzionamento favorevole, ma fatica a mantenere lo stesso livello di efficacia quando le condizioni diventano meno permissive. È un limite che condiziona la fiducia del pilota e rende più difficile sfruttare il potenziale complessivo del pacchetto.

Antonelli, intanto, continua a capitalizzare il vantaggio costruito nella prima parte del campionato. Con 340 punti contro i 238 di George Russell, il margine in classifica gli consente di affrontare il finale con una posizione di forza. Il suo obiettivo immediato è trasformare questa continuità in un traguardo storico, ma per Mercedes Singapore rappresenta anche un richiamo alla necessità di comprendere meglio il comportamento della monoposto.

La classifica racconta una situazione ancora favorevole a Mercedes. Eppure, ridurre il momento Red Bull a una rincorsa ormai tardiva sarebbe un errore di prospettiva. Il valore di questa crescita va misurato anche in funzione della prossima stagione. Se il regolamento tecnico rimarrà invariato nel 2027, come previsto nello scenario descritto, la squadra potrà partire da una base di conoscenze molto più solida rispetto a quella con cui ha affrontato il campionato in corso.

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